Senza pensioni, un libro di successo!

Tutto quello che dovete sapere sul vostro futuro e che nessuno osa raccontarvi

Un libro di grande attualità che, inevitabilmente sta riscontrando un buon successo, quello edito da Chiarelettere – pp. 192, euro 13,90 – perchè  il problema pensioni forse è il tormentone che più sta preoccupando gli italiani in questo periodo di grandi stravolgimenti, dovuti alle manovre finanziare, specie l’ultima del Governo Monti, che nessuno è disposto a credere sia definitiva.

Ai lavoratori serve un reddito adeguato per garantirsi una previdenza che gli permetta di vivere dopo l’uscita dal mondo del lavoro”. Questo è quello che dice  Ignazio Marino, un giornalista di Italia Oggi, nel suo libro scritto insiene Walter Passerini, ex direttore di Corriere Lavoro. L’ipotesi che viene presentata è che “La riforma sulla previdenza prevista dal governo Monti non risolve tutti i problemi. Entro il 2016, probabilmente, ne servirà un’altra. Per pagare tutta la spesa pensionistica lo Stato dovrebbe crescere dell’1,5% ogni anno. Dal 2001 lo sviluppo dell’Italia oscilla tra lo 0,3% e lo 0,5%.

Il passaggio dalla pensione retributiva a quella contributiva per tutti tampona una falla. Questo sistema, sulla carta, garantisce un equilibrio nel lungo periodo e prevede che lo Stato restituisca al cittadino i contributi versati con una rivalutazione diluita negli anni della pensione”. Ma nel  libro si fanno anche delle proposte e si dice: “Per evitare un’altra riforma è necessario scardinare i tabù e ridiscutere i diritti acquisiti. È necessario toccare i vitalizi dei parlamentari e degli altri dirigenti pubblici.

Tante le restrizioni ma non si ha alcuna certezza che saranno capaci di farci  raggiungere il pareggio di bilancio e sicuramente non garantiranno alle generazioni future lo stesso benessere dei pensionati attuali. Infatti “Oggi chi inizia a lavorare avrà una pensione pari al 40-50% dell’ultimo reddito. La decurtazione della riforma Dini non superava il 20-30%. Per avere lo stesso tenore di vita raggiunto durante il periodo lavorativo i cittadini dovranno utilizzare la previdenza complementare, a cui  ricorrono solo per il 26% degli italiani”.

Ma se si fa già fatica ad arrivare a fine mese, se si ha un lavoro precario che non ti garantisce nulla, come sarà possibile fare ricorso alla previdenza complementare, che già sta vedendo un abbandono massiccio per mancanza di soldi?  Nel 2010 sono state 100mila le persone che hanno dovuto rinunciare a questa alternativa, perchè sale il  numero dei disoccupati, che lo scorso ottobre era pari a 2.134.000 unità, un 2,5 per cento in più rispetto a settembre, pari a 53mila persone, rimaste senza lavoro.

Anche l’Inps non è ottimista e non dice tutta la verità sull’argomento pensioni. Il presidente Inps, Antonio Mastropasqua ammette:”Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.  E aggiuge: “Se si vuole evitare il conflitto generazionale e uno sbilancio nelle casse Inps, è urgente che ci sia un piano strutturale per l’utilizzo  dei benefici e dei  risparmi ottenuti dall’aumento dell’età pensionabile, affinchè vengano utilizzati per favorire l’ingresso di giovani e donne nel mercato del lavoro”.

Di contro la notizia di questi giorni, secondo cui, come volevasi dimostare, sta fregando non solo gli italiani, ma anche Monti, perchè la commissione guidata dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, che avrebbe dovuto stabilire, entro il 31 dicembre 2011, come tagliare i trattamenti economici di deputati, senatori, politici degli enti locali, giudici, dirigenti etc.. ha gettato la spugna, con una motivazione sibillina: “Tenendo conto della estrema delicatezza del compito, nonché delle attese dell’opinione pubblica sui suoi risultati, la Commissione non è in condizione di effettuare il calcolo di nessuno delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta”.

Alla faccia dell’equità! Mentre tutti gli  gli italiani stanno versando lacrime e sangue per salvare il Paese, chi doveva dare l’esempio  sta invece  salvando i loro benefici a vantaggio dei loro portafogli. Come andrà a finire, questa sperequazione, per chi è ancora in attività e per quei 1813 deputati pensionati, e i rispettivi 484 familiari che godono della reversibilità, che percepiscono un vitalizio in media di 6350 euro al mese.?

Nel libro viene spezzata una lancia a favore degli stranieri, per i quali tanto si discute: “Il dato sorprendente è la quota versata dagli immigrati: nel 2008 ammontava a 7,5 miliardi (pari al 4 per cento del totale annuo di incassi dell’Inps). Le entrate contributive degli immigrati sono elevate, molto basse risultano le uscite … Gli stranieri diventano così dei benefattori del nostro sistema pensionistico.”

Tutto da rifare quindi, prima che scoppi uno scontro generazionale: bisogna investire sui giovani facendoli entrare molto prima nel mercato del lavoro. In appendice i calcoli sulle pensioni future categoria per categoria, a cura di Daniele Cirioli.

di Sebastiano Di Mauro

4 gennaio 2012

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