Arando il mare: il nuovo libro del filosofo, poeta Enrico Piccinini

Può un filosofo, persona abituata a dissezionare il pensiero, dedicarsi a quella porzione dell’essere che è in ognuno di noi e porta all’abbandono di qualsiasi muro concettuale?  Il discorso è ibrido, conduce  a riflessioni difficili,  sdrucciolevoli  per i non addetti ai lavori.  Probabilmente, parlando di poesia  e di filosofia insieme, sembra  che il “pensiero” non vada incasellato in “ categorie”,  quella della ragione e quella del sentimento. Nella mente umana  esiste un  fluido interscambio di informazioni  ed emozioni allo stesso tempo, un donarsi le une alle altre al fine di concederci  degli strumenti più o meno validi a poterci esprimere, in questo caso, nel linguaggio poetico.

 La poesia di Enrico Piccinini ne è un esempio. Il professore, sognatore e idealista, si è lasciato andare nelle pagine del suo “Arando il mare”, raccogliendo, come rare e preziose conchiglie, le emozioni della sua vita forse lasciate sotto le sovrastrutture dei suoi studi  scientifici. Simbolico  ci sembra il significato  del titolo, laddove  Piccinini  può intendere proprio il suo tentativo di disseminare con un aratro immaginario la sostanza fluida “acqua”, che è in definitiva il pensiero umano.

     Le sue poesie, pubblicate nel 2010 dalla Montedit,  riescono a far vibrare certe corde profonde, ritrovando in esse emozioni dimenticate e pur vive.  C’è  nei versi  un vago aggancio alla poetica contemporanea  di Ungaretti, Montale o Luzi, come nota d’altronde lo stesso autore ,  riconoscendosi  però nell’anima un profondo attaccamento a Leopardi. Nella modestia, propria delle persone di valore, Piccinini chiede quasi perdono al lettore di questa sua posizione “fuori moda”….. Cosa gli si deve perdonare? L’arte non passa mai di moda e le mode poetiche d’oggi sono degli arraffati e astrusi rincorrersi di concetti, dei bizantinismi del pensiero che  perdono completamente di vista il fine ultimo della poesia e quindi sterili.  Piccinini è riuscito a lasciare a casa tutto questo, ma servendosene  col contagocce per lasciare ampio spazio al semplice fluire delle sue emozioni.
 “Arando il mare/ non s’apre solco/….. senza che mai foglia/ o gemma esca/ dal taglio ottuso/ subito chiuso/ seppur con cupa/ tenacia/ inciso…… “ (da “Arando il mare”).
     “Nel cielo d’ardesia/ di fresco mondato/ dal gesso dei cirri/ calligrafico e vano/ trascorre lene un gabbiano/ e scrive col volo/ intinto nell’aria/ un geroglifico astruso/ bellissimo e vano/ d’ un narcisismo/ superumano. / Incider per sempre/ su stabile cielo/ un verso perenne/ non scritto invano/ con penna d’ala/ di gabbiano.” ( da “Il gabbiano”).
  “Bruciante s’accende/ per lampo nel cuore/ a volte/ una preclusa certezza,/ scocco improvviso di freccia/…… riaprendo allo sguardo stupito/ uno squarcio di cielo perduto/ da sempre ormai/…..speranze antiche nel vuoto attorte:/ forme già note e smarrite/ per male di vita, e magicamente risorte.”  (da “ Lampo nel cuore”).
     “M’hai reso il senso/ arcano della vita/ smarrito nei mille/ sentieri della cura/ col calor del tuo seno/ teneramente/ d’improvviso offerto/ come un’onda/ dolce di carne/ sensibile  e vibrante,/ come un’onda/ rotonda e tepida:/ sul tuo corpo/ sono approdato come un naufrago,/ m’hai accolto sulla sponda/ con musica di gemiti.” (da “Sul seno”).
 Stralci di versi da alcune poesie,  alle quali seguono  riproduzioni di carta-musica e testi in “romanesco” di  poche sue canzoni fra le tante scritte . Enrico Piccinini è infatti romano verace.  Per anni docente emerito di Storia della filosofia  morale presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Perugia, nonché psicanalista didatta dell’AIAM negli anni  ’70-’80,  si è occupato di vari problemi filosofici pubblicando libri come “Il problema delle ideologie” o “ L’abbaglio di Freud” per citarne alcuni. Il suo precedente volumetto di poesie in romanesco “Agra come er limone”, ed. Astra 1983, vinse il premio speciale della giuria del Centro Culturale del Lazio.
 Dunque un poeta-filosofo o un filosofo-poeta?  Entrambi.  Ci piace terminare con due versi , un po’ amari:  “….la musa ormai sterile vedova/ non genera prole di versi…..” .  Ma noi vogliamo sperare che sarà proprio la poesia, come gli uomini di cultura  dicono, credono e invocano, a salvare il mondo. 

 

di Angela Grazia Arcuri

19 novembre 2011

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