La libreria del buon romanzo

“Al Buon Romanzo” è la libreria che tutti i veri lettori sognano: accogliente, elegante, ma soprattutto garante di qualità, un’oasi protetta in cui ci si rifugia fiduciosi e certi di non trovare altro che buoni o ottimi libri, al riparo da orde di mediocri novità e best seller.

La libreria “Al buon romanzo” non è semplicemente un luogo in cui ambientare un intreccio ma assume un’importanza da protagonista nell’ultimo libro della francese Laurence Cossé (La libreria del buon romanzo, e/o, 18 euro). La scrittrice pone in effetti la libreria al centro della sua storia,  facendone il punto di intersezione dei personaggi e l’elemento da cui si diparte tutto l’universo del romanzo.

 

Ivan e Francesca, personaggi molto diversi ma accomunati da una pari passione per i libri, dopo essersi conosciuti per caso in una località di villeggiatura, decidono di mettere insieme l’esperienza di libraio dell’uno con il capitale economico dell’altra per fondare la loro libreria ideale a Parigi. L’aspetto più originale e interessante di “Al buon romanzo” sta nel criterio di selezione dell’assortimento: otto scrittori stimati e apprezzati da Francesca e Van si impegnano periodicamente a fornire delle liste dei romanzi più meritevoli, a loro avviso, della letteratura mondiale. Solo quelli che superano la durissima selezione del comitato, la cui composizione viene tenuta segreta al pubblico,  trovano posto sugli scaffali della libreria.

Dopo l’iniziale entusiasmo e l’ottima accoglienza da parte di pubblico e media, i due protagonisti cominciano a essere oggetto di attacchi più o meno diretti volti a screditare l’immagine della libreria e a infamare la vita privata delle persone che vi sono coinvolte. Dagli attacchi verbali si passa a poco a poco a veri e propri attentati finalizzati a intimorire e, nel peggiore dei casi a nuocere, ad alcuni degli scrittori facenti parte del comitato.

Il romanzo si propone fin dalle prime pagine nel migliore dei modi: strani incidenti, circostanze poco chiare e personaggi sospetti catturano l’attenzione del lettore proiettandolo immediatamente in un’atmosfera da romanzo giallo. Proseguendo nella lettura però la storia non riesce a tenere alta la tensione né viva l’attenzione del lettore, l’aura misteriosa e intrigante delle prime pagine si rivela un semplice espediente visto che il resto della storia va in tutt’altra direzione. Nonostante un esordio molto promettente la storia non decolla come dovrebbe e sembra non mantenere le iniziali promesse. Alcuni dei personaggi sono abbastanza interessanti, degli altri ci si dimentica facilmente. Affascinante Francesca con la sua eleganza e il suo fare misurato che nasconde in realtà un passato drammatico e irrisolto, curiosa la figura di Ivan che sembra vivere però solo in funzione della sua straordinaria socia. Poco incisiva Anis, fidanzata di Ivan e libraia del Buon romanzo, il suo essere così sfuggente risulta a tratti irritante così come noiosa appare la ricostruzione del suo graduale avvicinamento a Ivan, troppo tirato per le lunghe e poco verosimile. Neanche la figura dell’investigatore bibliofilo Heffner riesce a imprimersi nella mente del lettore né tantomeno a suscitare una grande partecipazione.

I dialoghi a volte mancano di spontaneità e la freddezza sembra caratterizzare i rapporti tra i personaggi, sensazione forse legata al fatto che alcuni di essi, come Ivan e Francesca, continuano a darsi del lei nonostante svariati anni di conoscenza e un notevole coinvolgimento emotivo. D’altra parte la scrittrice sceglie un registro volutamente ricercato nel raccontare la storia che, talvolta forzata e innaturale, non riesce a far presa sul lato emotivo del lettore.

Tuttavia, al di là delle pecche appena evidenziate, La libreria del buon romanzo risulta tutto sommato una storia piacevole e uno spunto per riflettere sul futuro delle librerie indipendenti, un argomento attualissimo alla luce della chiusura di molte di queste, tra cui la storica libreria romana Bibli, e dell’acceso dibattito sulla legge Levi sul prezzo del libro.

 Una riflessione sul’attuale mondo editoriale, sul significato della letteratura e del suo ruolo nella vita delle persone. Un omaggio appassionato ai libri, un invito a staccarsi dalla frenetica lettura-consumo dei nostri giorni in favore di un approccio più lento e consapevole. Il romanzo avrebbe potuto essere tutto questo ma il risultato è stato raggiunto solo in parte.

 

di Cristina Nicosia


15 settembre 2011

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