La parola e il silenzio

di Sebastiano Di Mauro

Pochi giorni fa monsignor Eros Monti, Vicario Episcopale Vita Sociale di Milano, citando un passo biblico, aveva detto: “Vi è un tempo per ogni cosa”. E  nello stesso passo del libro dell’Ecclesiaste si  può leggere “C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare”.

Questo per introdurre e dare un monito al clima rovente che si era creato prima del voto, ma io credo, che alla luce del risultato elettorale, in attesa della prossima tornata,  sia ancora il tempo  “per tacere”.

Dopo una campagna elettorale dai toni  particolarmente accesi, ora è quanto mai opportuno che le parti riflettano seriamente più che parlare e, se mai sarà necessario parlare, è meglio farlo con molta pacatezza senza spandere veleni, come si sta facendo.

Monsignor Monti aggiungeva: “Le elezioni sono un’occasione troppo importante per essere lasciate in balìa di emotività, di sensazioni immediate o di frasi ad effetto, siano state espresse in modo immediato o progettate a lungo. E’ in gioco la qualità della vita delle persone, del territorio, di interi quartieri, degli abitanti vecchi e nuovi che li abitano, di come e in qual modo potranno abitarli.”

Sono pienamente daccordo perchè anche se politicamente a Milano il centrodestra ha perso con la sconfitta della Moratti, sia pure  è ragionevolmente ipotizzabile possa avvenire un miracolo per il Pdl  il prossimo 29 giugno, rimane comunque il fatto storico che il voto del 15 e 16 di maggio non si potrà cancellare.

I cittadini milanesi hanno voluto esprimere il proprio sdegno o semplicemente manifestata la propria delusione verso il governo della città, che era stata presa in considerazione come campione per misurare il gradimento del premier Berlusconi. Ora i cittadini milanesi sono chiamati ad esprimersi definitivamente, quindi non devono perdere l’occasione per dare un giudizio serio e approfondito, che tenga conto di tutte le possibili variabili in gioco e comprenda la stima delle conseguenze e degli scenari futuri che da quel voto possono scaturire.

Il voto perciò non solo  come semplice espressione di un desiderio o di un sentire preferenziale, ma  atto di grande responsabilità verso tutti quelli che da quel voto sono e saranno condizionati, in bene o in male. Non solo per quella data, che potrà essere festosa o triste per l’uno o l’altro schieramento, ma anche per gli anni a venire, che spesso va anche ben oltre la durata del mandato, visto che gli effetti delle nostre scelte giuste o sbagliate, in politica, come in qualsiasi altro ambito, sono destinati a restare e a pesare a lungo.

A conclusione si auspica una pausa colma di riflessione e di silenzio per tutti, che possa essere un autentico atteggiamento di ascolto interiore che  è, indubbiamente, l’atteggiamento migliore da parte di chi voglia porsi  realmente a servizio dell’altro. Da chi si è presentato come candidato per il governo della città, i cittadini milanesi si aspettano che possano contribuire a creare le migliori condizioni per ascoltare i reali bisogni dell’elettorato, perchè è dall’ascolto che si può pervenire alla conoscenza profonda di sé come pure alla conoscenza più vera dell’altro, del mondo e della società che ci  circonda e di cui tutti, volenti o nolenti  facciamo parte.

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