Quando un amico ci lascia volando: in memoria di Alessandro Spedicato

Ci sono occasioni in cui esprimere le proprie emozioni diventa davvero difficile, così sono stato ore  a cercare di trovare le parole per salutare un amico, ma il mio pensiero corre ed i ricordi si accavallano vertiginosamente senza fermarsi e fanno aumentare il mio sgomento il mio senso di impotenza. Tutto è cominciato quando mi è giunta una notizia che mai avrei voluto ricevere, proprio io che sono avido di notizie, in questa circostanza avrei voluto chiudere gli occhi, turare  le orecchie e non sapere:

 “Due uomini sono morti precipitando al suolo intorno alle 19 di sabato 24 settembre, vicino al Campo Volo di Reggio Emilia, durante un lancio in cui ad entrambi non si è aperto il paracadute.
L’incidente è al vaglio dei Carabinieri del Comando provinciale. I due paracadutisti,  secondo le prime informazioni sono un poliziotto, 32 anni, di Milano e l’altro un alpino, comunque amici e appassionati di lanci. Le due vittime sono Mariano Del Medico, 35 anni, della provincia di Torino, residente a Bolzano, in forza al IV° Reggimento Alpino paracadutisti di Verona, e Alessandro Spedicato, 34 anni, di Lecce, assistente della Polizia di Stato in servizio alla Squadra Volanti di Milano”. Fin qui la cronaca che in queste ore ha riempito pagine e pagine, descrivendo, forse con troppa dovizia di particolari  raccapriccianti ed impietosi, l’incidente.

Ma non è di questo che voglio parlare, non è per fare ipotesi  di cosa non ha funzionato, in quel maledetto momento, tanto a quello ci penseranno gli inquirenti e la magistratura che segue l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Valentina Salvi. Certo  che qualcosa non ha funionato lassù, ma ancora più certo è che la ricerca di provare il brivido dell’altitudine, l’ebrezza della velocità,  di vedere dall’alto il mondo prima piccolo e poi sempre più grande è costata la vita a questi due giovani. Non conoscevo Mariano, ma ho avuto il piacere di conoscere bene Alessandro, per tutti gli amici Speedy, ed è di lui che voglio parlare, di un giovane idealista, che aveva scelto di fare il poliziotto e lo faceva con passione, la stessa passione che metteva in tutte le cose che faceva, come quella di librarsi nell’aria, dopo un lancio da un aereo per atterrare con il suo paracadute, cosa che ormai da anni faceva nel suo tempo libero,  accumulando a suo attivo parecchia esperienza con 250 lanci.

Esperienza che non è servita ad evitare l’irreparabile. A noi invece, quando ci lascia un amico, specie in circostanze così tragiche, ci capita di sentire un senso di impotenza  e cerchi subito un po’ di sicurezza chiamando altri amici, per sentirsi meno smarriti. Poi piano piano cominci  a realizzare e costruire un’immagine, come fosse un ologramma: Alessandro aveva una personalità forte, ma allo stesso tempo affabile, socievole e sempre disponibile, con un sorriso disarmante che esprimeva anche attraverso il brillare dei suoi occhi.  Amava la sua terra, la Puglia e ritornava nella sua Lecce, tutte le volete che poteva. É stato proprio in una di queste occasioni, che qualche settimana fa, con lui ed altri amici, attraverso la chat di face book ci eravamo intrattenuti a disquisire su una sua ricetta delle “frise e pomodori”, che aveva preparato e fotografato per noi. Speedy diceva: “solo qui si possono mangiare cose così…..”

Alessandro aveva delle buone capacità informatiche ed era uno dei fondatori del forum “Poliziotti.it”, che da poco aveva  festeggiato il decennale,  sulle cui pagine spesso scriveva le sue opinioni  e proposte sugli annosi problemi inerenti gli uomini della polizia. Le risorse di Alessandro con le sue capacità tecniche venivano riversate anche in un altra attività di volontariato che prestava al sindacato UGL –  Polizia di Stato –  facendo parte a pieno titolo  dell’organigramma della segreteria,  come consigliere provinciale.

Ora Alessandro continua a volteggiare nei cieli blu che tanto amava e ben comprendo che non basterà a colmare il vuoto che si è venuto a creare in tutti noi, specie per i suoi cari, nel momento che ci ha lasciato girando l’ultima pagina della sua vita terrena. Però parlare di lui senz’altro ci aiuterà a trovare conforto per farci continuare l’affanno del nostro vivere quotidiano. Tutti noi amavamo Speedy e posso testimoniare dell’infinità di messaggi che si sono accavallati in queste ore sulla sua pagina Face book. In uno di questi un’amica ci ricorda una frase scritta da Alesandro:”Una volta che avrete imparato a volare camminerete sulla terra guardando il cielo perché è là che siete stati ed è là che vorrete tornare”.

Alessandro sicuramente prima di lasciarci avrai avuto un pensiero veloce  per ognuno di noi e tutti te ne siamo grati per questo gesto d’amore, che ricambiamo rimanendo disorientati, abituati come siamo alla materialità della vita, ma ora tu sei passato all’altra vita, la vera vita: l’eternità, davanti a cui poca importanza ha questo corpo che solo per un tempo ospita la nostra anima sede dei nostri sentimenti, e ci avvicina in quel luogo  dove c’è la consolazione della Luce di Dio, per chi crede, e per chi non crede dove le nostre idee, i sentimenti proseguono il loro cammino  nei gesti e nei fatti così da non morire mai veramente. Di te  rimangono indelebili il tuo sorriso il  fragore delle tue risate, poi  le parole, gli sguardi, le cose dette e forse, anzi soprattutto, quelle non dette della quali ora ci coglie il rimpianto di non averlo fatto.

Cieli Blu Speedy!!

Sebastiano Di Mauro (26/09/2011)

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