Parte a Milano il “Progetto Cicogna”

di Sebastiano Di Mauro

Un iniziativa in favore delle donne straniere incinte in Italia. E per le donne italiane?

A Milano una piccola luce si è accesa per la tutela della gravidanza delle donne immigrate incinte senza regolare permesso di soggiorno. Si tratta del “Progetto Cicogna” che garantisce assistenza nei nove mesi di gravidanza e fino  ai sei mesi successivi alla nascita del bambino, periodo in cui sia le donne incinte che i loro compagni non possono essere espulsi.

Il progetto sarà operativo da lunedì 18 luglio e vede impegnati la Questura di Milano, le Asl delle Province di Milano e Monza e Brianza, coordinate dalla Direzione Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale della Regione Lombardia, come promotori del  programma. In proposito il dr. G. De Angelis,  Dirigente dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Milano, dice: “La non conoscenza di queste norme conduce spesso ad un esito tragico, come l’interruzione della gravidanza o l’abbandono del bambino”.

Maggiori notizie in proposito possono essere acquisite sulla pagina web www.progettocicogna.it, con link diretto al sito della Questura; un supporto multilingue; una consulenza sanitaria anche per le donne prive di permesso di soggiorno; informative e documenti relativi a leggi e diritti riservati alle gestanti nel nostro Paese.

 

Il progetto è senz’altro interessante e lodevole,  ma ci chiede quando nasceranno iniziative simili  anche in favore delle  donne italiane per le quali le mormative vigenti non assicurano poi tutte queste solide garanzie durante lo stato di gravidanza e nel periodo successivo, sia per loro stesse che  per i loro  figli, soprattutto per coloro che non hanno un lavoro stabile.

Se facciamo riferimento ai dati istat, in merito al problema riguardante la maternità in Italia in rapporto al lavoro, possiamo riscontare dei dati veramente drammatici, che non lasciano molte speranze, infatti le donne licenziate a motivo dello stato di gavidanza sarebbero 800 mila. Unica loro colpa quella di aver deciso  di diventare mamme. Quindi nella già dura realtà del mercato del lavoro, oltre agli sfruttamenti, disoccupazione e precariati, si aggiunge anche questo  aspetto che non è affatto motivante per lo sviluppo ed il sostegno della famiglia.

Infatti è proprio quando si decide di mettere al mondo un figlio che la famiglia ha bisogno di avere maggiori attenzione e certezze economiche per poter dare al nascituro un ambiente sereno, che gli permetta un equilibrato sviluppo psicofisico. La politica italiana non eccelle in norme che siano garantiste nei diritti alle donne lavoratrici  che decidono di mettere al mondo un figlio. Quindi ben vengano iniziative a tutela della madri straniere presenti nel nostro territorio, ma non dimentichiamoci di  quelle italiane per favore.

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