Troppa libertà può rovinare l’esperienza di gioco?

Troppa libertà può rovinare l’esperienza di gioco?

“E la regina delle celebrità, bella magnifica e senza un’età…” Era il lontano 1999 quando Max Pezzali con gli 883 cantavano queste note, forse sconosciute ai più giovani di voi lettori, ma non voglio nascondervi che giocando a Gravity Rush, ed avendo modo di comandare la Regina della Gravità, spesso ci siamo trovati a canticchiarla senza volere quando Kat, la protagonista, veniva chiamata a gran voce dagli abitanti di Hesenkville. Chissà che gli sviluppatori non si siano ispirati al grande successo del giovanissimo Max?

Gravity Rush è un titolo nato nel lontano 2012 sulla sfortunata console portatile della Sony, ovvero Playstation Vita, ma che noi di 2duerighe.com abbiamo avuto modo di giocare nella sua versione rimasterizzata uscita nel 2016 per PS4.

Un gioco dall’aspetto davvero singolare e che ci ha accompagnato in un piacevole viaggio mistico dove ogni cosa è relativa e dove anche la narrazione ha un aspetto singolare. Il nostro viaggio, parte con l’incontro tra Kat ed un gatto molto strano, Dusty, un felino dal colore nero come il cielo stellato, e come spesso capita in diversi incipit di storie, non avremo ricordi ne di chi siamo né di cosa facciamo, ma ci ricorderemo di essere caduti.
Da dove, come e perché sono domande alle quali la nostra Kat non sa rispondere, ma tuttavia una cosa è certa, il suo forte altruismo non verrà fermato nemmeno da queste incertezze. Dopo pochi minuti di gioco infatti verremo catapultati in una visione di gioco dove ogni cosa non ha più le regole alle quali siamo abituati.
Infatti per aiutare un bambino verremo spinti dalla folla ad utilizzare i nostri poteri, dato che noi siamo una Shifter anche se non ce lo ricordavamo, e quindi ci chiederanno di raggiungere il malcapitato che sta per essere assorbito da un minaccioso vortice nero in cielo.

Da questo momento in poi, la nostra visione di gioco sarà diversa da ogni altro gioco. Non avremo quasi più limiti, né freni, solo opportunità, e ci troveremo a volare ed aggrapparci in ogni dove per superare gli ostacoli che ci si porranno davanti.
Non esisterà più un “non posso”, solo delle limitazioni che verranno appiattite con il tempo, ovvero un indicatore di gravità che ci dirà quanto tempo ci rimane ancora per fluttuare nel cielo o restare appesi a testa in giù dal soffitto o su di una parete. Una trovata geniale che sa davvero stupire il videogiocatore per la sua semplicità e allo stesso tempo per la grandissima opportunità che ci da.

Ma tutta questa libertà è un bene o un male?

Gravity Rush verte tutto una semplice ed intuitiva formula, la libertà del giocatore. Libertà che però sa essere sia il punto forte del titolo, sia il suo massimo punto di sfavore. Perché diciamo questo?
Perchè superati i limiti degli spostamenti ai quali siamo abituati, superata la scuola di pensiero classica del “salto per superare gli ostacoli”, ci troveremo a semplificarci la vita fin troppo spesso, volando in continuazione, anche quando basterebbe solo scivolare o camminare semplicemente per raggiungere il nostro obiettivo.

Questo comporta una notevole velocità di movimento che però non è accompagnata dalla stessa velocità di reazione del gioco stesso, e spesso ci troveremo ad avere a che fare con movimenti imprecisi di Kat o con semplicemente l’effetto calamita che funziona in modo errato, ovvero quando indicheremo il suolo per rimetterci dritti dopo diversi spostamenti rapidi, spesso il gioco ci rivelerà come se fossimo appesi ad una parete, e questo comporta una notevole difficoltà soprattutto se la manovra era fatta per recuperare la barra di volo.
Stessa cosa quando indicheremo il suolo per tornare con i piedi per terra e Kat si attaccherà magneticamente a pali della luce o panchine, facendoci “cadere” verso altri edifici o facendoci perdere un obiettivo vicino.

Secondo noi, una libertà tale da permettere al videogiocatore tutto, o quasi, deve essere abbinata ad un comparto tecnico davvero eccellente e che non ne limiti le prestazioni. Seppur l’ambientazione di Gravity Rush sia azzeccata come territorio sperimentale di questo tipo di libertà, abbiamo trovato diversi punti davvero scomodi o difficilmente gestibili.

Vie strette e gallerie per le metropolitane sono davvero scomodi da gestire, anche in modalità scivolata, dato che arrivati ai livelli alti di Kat, con molti parametri potenziati ed una velocità di movimento molto elevata, rendono instabile ogni curva ed ogni derapata, trovandoci spesso, utilizzando una terminologia da skater, a “grindare” i muri delle palazzine per una curva troppo stretta, o ritrovandoci a volare/cadere, avendo superato un muretto per un leggero salto preso con troppa spinta.
Questo ovviamente non limita la bellezza di un titolo che sa rivelarsi davvero ben fatto, con una storia semplice ma narrata in maniera ottimale, con scelte stilistiche davvero azzeccate, come la narrazione della storia stessa che, a differenza della maggior parte dei titoli, sarà raccontata attraverso strisce di fumetto, dova la nostra protagonista e ogni personaggio incontrato si racconteranno in modo raffinato e molto spontaneo.

Tuttavia riteniamo che qualche limitazione in più allo stile di gioco, magari con qualche stratagemma narrativo, avrebbe reso l’avventura ancora più spettacolare e ci avrebbe fatto innamorare ancora di più di Kat e del suo mondo sospeso, facendoci sperare nel nuovo sequel di questa bellissima avventura che stravolge la visione del mondo dei videogiochi ai quali siamo abituati!

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