Salviamo il Playstation Plus – Anche questa volta? Aprile 2017

Salviamo il Playstation Plus – Anche questa volta? Aprile 2017

Questo mese il Playstation Plus ci ha riservato alcune perle di rara bruttezza, affiancate ad alcune possibilità mancate e a qualche titolo appena sufficiente. È andata male questa volta alla Sony! C’è stato sicuramente di peggio nei primissimi tempi del rilascio della console, ma crediamo purtroppo che con questi giochi il colosso nipponico abbia interrotto la scia positiva di questi ultimi mesi. Ecco perché speriamo di riuscire a strapparvi un sorriso con queste piccole e ironiche recensioni su un Plus tutto da dimenticare.

Lovers forever alone!

Recensione di “Lovers in a Dangerous Spacetime”

Siete una dolce coppietta sdolcinata che desidera coronare virtualmente il proprio amore giocando ad un videogames tutto colorato di rosa? Be’ Lovers in a Dangerous Spacetime è il titolo che fa per voi!

Ok siamo stati un po’ cattivi questa volta, ma il titolo che mamma Sony ha rilasciato su PS4 sarebbe stato meglio vederlo su un tablet invece di una console casalinga. Questo a causa di un gameplay estremamente semplicistico oltre che ripetitivo, e di un sistema di controllo poco intuitivo con il pad.

Lovers in a Dangerous Spacetime è uno sparatutto (?) a scorrimento laterale in 2D cooperativo, dove due giocatori dovranno collaborare per riuscire a governare una grande nave spaziale attraverso i livelli insediati da vari nemici. Un giocatore controllerà l’astronauta della nave, l’altro invece guiderà il peloso amico a quattro zampe che accompagnerà il protagonista nel lungo viaggio per riportare “l’amore nell’universo”. Si, decisamente strambo.

Dopo aver scelto l’estetica dei due protagonisti, il titolo ci mostrerà velocemente le basi del suo gameplay, dove la cooperazione fra giocatori sarà fondamentale per guidare e proteggere la nave, oltre che per eliminare gli intercettori nemici tramite quattro cannoni disposti sui quattro punti cardinali. Ogni singola azione, come il pilotare o il difendere la nave si attiva tramite dei terminali separati fra loro all’interno dello scafo ,e quindi sarà impossibile per un giocatore singolo eseguire due compiti diversi nello stesso momento. Visto l’elevato numero di azioni da eseguire contemporaneamente, una buona cooperazione si rivelerà fondamentale per raggiungere i livelli più avanzati.

In questo ambito Lovers in a Dangerous Spacetime si comporta decentemente regalando momenti di divertimento ai giocatori che vogliono condividere qualche minuto senza pensieri in compagnia della propria anima gemella. Peccato però che con il procedere dei livelli lo spauracchio della ripetitività si faccia sempre più presente, data la poca varietà delle azioni eseguibili e a causa di un level design a tratti veramente scadente.

Parlando della giocabilità vogliamo essere chiari, il gioco è “godibile” esclusivamente e solamente in cooperativa tanto che se giocato in singolo potrebbe risultare persino deprimente. In single player noi potremo ovviamente controllare solo uno dei personaggi, e l’altro sarà indirizzabile verso le posizioni desiderate tramite un sistema di comandi abbastanza basilare. In assenza di nostri ordini, il secondo personaggio rimarrà al suo posto eseguendo il suo compito guidato dall’intelligenza artificiale. L’IA che gestisce il secondo personaggio è abbastanza reattiva, ma tende spesso a commettere errori alquanto grossolani, tanto che spesso saremo costretti a lasciarlo in una postazione fissa, come quella difensiva, mentre noi dovremo farci in quattro per gestire tutte le altre funzioni della nave.

Proprio per questo motivo non riusciamo a comprendere l’inserimento di una modalità in singolo da parte degli sviluppatori, in un gioco poi, così tanto votato alla cooperazione fra players estremamente affiatati. Inserire una modalità per “Forever alone” per noi è un vero mistero.

Lovers in a Dangerous Spacetime è un titolo alquanto singolare e mediocre, appena divertente in coop, diventa drammaticamente tedioso e deprimente in singolo giocatore. Se non avete qualcuno con cui giocarlo, lasciatelo sullo store.

10 Second Ninja X

Il concetto alla base di questo platform è espresso proprio nel titolo del gioco: livelli da dover completare in dieci secondi e un ninja come protagonista. L’obiettivo dei numerosi stage verticali, sarà per l’appunto quello di eliminare tutti i nemici che vi risiedono in meno di dieci secondi cercando di essere il più abili e veloci possibili al fine di ottenere buoni punteggi.

Riuscire a completare un livello in un determinato tempo garantisce una valutazione fra l’oro, l’argento e il bronzo in base alla velocità di completamento, ognuna di queste valutazioni ci darà un numero predeterminato di stelle come premio e queste ci serviranno per accedere agli stage successivi.

La storia di 10 Second Ninja X ha delle premesse no sense e alquanto banali, e per quanto le vicende del ninja e del barbuto capitano pirata (l’antagonista) ci abbiano inizialmente strappato qualche sorriso, andando avanti nell’avventura il no sense diverrà solo il pretesto per delle battute infelici e mostreranno una “sceneggiatura” di bassa qualità.

Per quanto riguarda il gameplay il titolo si presenta in modo incredibilmente semplice quanto terribilmente frustrante. Il gioco è infatti un platform che come abbiamo detto prima richiede una grande rapidità e strategia nell’esecuzione di brevissimi livelli con grande rapidità, e l’idea di fondo non è a nostro modo di vedere così malvagia, ma piuttosto è l’esecuzione il problema.

I livelli sono infatti costruiti in modo discutibile mostrando già nei nei primissimi minuti situazioni cervellotiche assurde con picchi di difficoltà terrificanti al tal punto da diventare un trial and herror (sbaglia e riprova) più che un gioco di abilità.

Comprendiamo e anzi apprezziamo l’intenzione degli sviluppatori di creare un titolo complesso e che richieda una grande skill individuale, ma la difficoltà non deve mai arrivare al punto da creare frustrazione e noia nelle menti dei giocatori. Le meccaniche trial and error sono sempre esistite, lo sappiamo bene, e colossi della difficoltà ben più famosi come i Souls, fanno di questa componente una delle parti del gameplay.

Ma nei souls (soprattutto in quelli più recenti) è sempre possibile prevedere anticipatamente le proprie mosse e quelle avversarie, e reagire di conseguenza. In 10 Second Ninja X parte degli stage è quasi sempre fuori dal campo visivo, e la bassissima quantità di tempo disponibile esaspera al limite anche i giocatori più pazienti, creando un forte stato di frustrazione e rabbia.

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Ci è infatti capitato almeno una decina di volte di chiudere il gioco in preda alla collera per dei livelli strutturato in modo impreciso e per delle combinazioni di nemici particolarmente infami. L’unica componente appena accettabile del titolo è la componente tecnica, ma essendo un titolo appartenente al genere platform poco ci importa se la grafica è definita e i modelli guardabili, quello che importa è il gameplay e questa parte è assolutamente bocciata!

10 Second Ninja X è un pessimo titolo! Un gioco dal gameplay ripetitivo e frustrante, figlio di una difficoltà mal calcolata e sbilanciata. Un indie che vi sconsigliamo caldamente anche solo di prendere in considerazione.

Drawn to death, che occasione sprecata!

Quando vedemmo il trailer di annuncio del ps plus di Drawn to death rimanemmo molto colpiti dallo stile grafico del titolo, e a nostro parere, era l’unico platealmente degno di attenzione. Tuttavia, a prescindere dai trailer, pad alla mano, questa prima impressione si è confermata in tutta la sua triste realtà, infatti nonostante la qualità degli altri giochi plus sia mediocre, neanche Drawn to death riesce a svettare come titolo di qualità. Vediamo insieme il perché.

Un tutorial da leoni!

L’universo e la “storia” di Drawn to death prende forma da un quaderno per gli appunti di uno studente poco attento durante una lezione di scienze. Gli appunti diventeranno infatti disegni a penna che prenderanno vita nella mente del disegnatore e creeranno uno shooter in terza persona sulla carta estremamente divertente.

Il tutorial, che vi consigliamo caldamente di fare, è probabilmente la parte migliore del titolo. Guidati dal disegno di una rana dissezionata dovremo imparare le basi del titolo, ma è nella spiegazione di questi banali comandi che il gioco è riuscito a farci sbellicare dalle risate. La rana infatti è un concentrato di irriverenza e cattiveria di rara qualità, politicamente scorretta, volgare e irresistibilmente simpatica. Praticamente in tutto il tutorial verremo insultati, sbeffeggiati e “maltrattati” virtualmente dall’anfibio che nel suo stile decisamente fuori dalle righe, è riuscito a divertirci non poco. Non vogliamo anticiparvi nulla, quel tutorial, anche se breve, è semplicemente uno dei migliori mai creati in un videogames!

Multiplayer e server dimenticati in una qualche dimensione parallela

Se imparare le basi di questo titolo è un esperienza divertente il multiplayer non riesce a mantenere lo stesso livello, anche se gli scontri esagerati e violentissimi ci hanno tenuto impegnati per un buon quantitativo di ore, la noia è presto giunta alle nostre porte e non abbiamo potuto far altro che accoglierla, abbandonando a malincuore il titolo.

Per spiegare questo fenomeno possiamo cominciare dal numero e dalla varietà di modalità proposte, che si è rivelata alquanto scarsa. Si spazia dai deathmatch 2v2 ai duelli 1v1 oppure nei tutti contro tutti, decisamente poca roba e già vista in moltissimi altri giochi. Manca quindi l’originalità che contraddistingue sia la grafica che il tutorial e si adagia su modalità trite e ritrite in ogni shooter presente sul mercato.

Le partite online tendono quindi ad essere ripetitive alla lunga, frutto anche di un bilanciamento non ottimale nelle abilità dei personaggi giocabili e di molte delle armi disponibili che tendono di conseguenza a far preferire determinate combinazione di equipaggiamenti rispetto ad altri.

I lanciarazzi per esempio, sono decisamente troppo efficaci nel ferire i nemici e alcune abilità sono in grado di uccidere con un singolo colpo il nostro personaggio con troppa facilità rispetto ad altre, ma questo è un problema al quale gli sviluppatori sembra stiano lavorando con un quantitativo sempre crescente di patch.

I server invece sono stati, e sono ancora oggi un problema costante e insopportabile! La lentezza nel matchmaking è talvolta indecente e proprio per bilanciare questo fenomeno, ci è capitato spesso di giocare in partite 1vs2 con gli hp raddoppiati per compensare l’inferiorità numerica. Inutile dire che non è divertente giocare da soli contro due avversari preparati a prescindere dalla vita maggiorata del nostro personaggio.

Partite poi che partivano come deathmatch 2v2 ma che si trasformano magicamente in 1v1 per la troppa lentezza di connessione o per il crash improvviso di qualche player non hanno fatto altro che aumentare la nostra frustrazione e rabbia.

Uno stile grafico originale, anche se alla lunga monotono

La componente tecnica è una componente molto controversa in Drawn to death. Interamente disegnata a penna, ha uno stile sicuramente originale e gli sviluppatori vanno elogiati per la loro grande inventiva. Peccato però che con il tempo, la forte presenza bicromatica del nero e bianco e la quasi totale assenza di altri colori (tranne che per il sangue abbondantissimo), tendano a stancare gli occhi e la mente dei giocatori.

Drawn to death si presenta come un titolo dalle incredibili potenzialità, purtroppo rovinate da dei server indecenti e da una varietà limitata di modalità, oltre che da un bilanciamento armi abilità da rivedere. Un gioco che vi consigliamo di scaricare solo per giocare per quei quindici minuti al simpaticissimo tutorial e per farvi qualche partita online fra il sangue e gli insulti gratuiti che ci si scambia fra giocatori. Finita qualche partita però difficilmente tornerete sul titolo, un’occasione decisamente sprecata.

Se cercavate un po’ di divertimento gratuito con questo mese di plus non cascate male, ma malissimo! I titoli presentati sono di qualità mediocre e ci dispiace molto che Sony abbia commesso questo scivolone.

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