Nioh VS Darksouls – quanto hanno in comune?

Nioh VS Darksouls – quanto hanno in comune?

Quando le industrie del mercato videoludico decidono di presentare un titolo nuovo, spesso puntano su fattori di somiglianza, oltre che sul semplice stupire il videogiocatore con gameplay accattivanti o trailer molto emotivi e carichi di adrenalina, e quando Nioh venne annunciato infatti, venne presentato già come un Soulslike, ovvero come uno di quei titoli che, dopo il grande successo della saga di Dark Souls, ne copiano bonariamente la struttura di base sviluppando poi un’ambientazione ed una trama totalmente diversa. Ma è giusto definire Nioh un soulslike? Andiamo ad analizzare insieme questo titolo che ci ha accompagnati dalla sua uscita fino ad ora.

Medioevo e spiritualità

Il mondo di Nioh ci spinge indietro nel tempo in un Giappone medievale ben ricreato e con una grandissima influenza data dalle tradizioni mistiche e religiose di un paese da sempre in contrasto tra una forte voglia di innovazione ed un animo molto tradizionalista.

Una goduria per gli occhi di tutti gli appassionati delle terre del sol levante, che però non potranno ammirare appieno la bellezza dei paesaggi o i colori degli alberi in fiore in quanto, per motivi di trama, il nostro William si sposterà quasi sempre in orari serali o notturni, per dare la caccia agli spiriti maligni che infestano villaggi e paesi. Il nostro personaggio infatti, sarà un abile spadaccino inglese, che verrà assoldato per mettere la sua abilità con la spada e nella caccia agli yo-kai al servizio di un signore della guerra durante una delle più grandi battaglie del Giappone.

Ma tornando al titolo di questo articolo, questo è già il primo punto di separazione tra Nioh ed i vari Souls, infatti la scelta di narrare la storia ad episodi, ovvero strutturando il gioco in modo tale che ogni livello da affrontare abbia un suo prologo ed un suo epilogo, ed il fatto stesso di suddividere la nostra esperienza di gioco in livelli e di non lasciarci libertà esplorativa (se non all’interno degli stessi), fanno allontanare inevitabilmente il titolo dai Dark Souls, dove invece la storia viene solo accennata e dove non si hanno strade predefinite da seguire, ma è tutto in mano al videogiocatore ed alle sue scelte.

Troppi oggetti e troppe poche strade

Continuando la nostra avventura al fianco di Sir William, arriveremo senza nemmeno accorgercene al secondo punto di rottura tra Nioh ed il filone “Soulsiano” al quale i media lo avvicinano con tanta facilità, ovvero il gameplay. Sia chiaro, la formula di affrontare il nemico è la medesima: puntare il malcapitato di turno, schivare i suoi colpi e colpirlo a più non posso fino a stenderlo, stando attendi a non consumare l’energia o a non rimanere senza difesa e nella traiettoria dei suoi colpi. Tuttavia abbiamo trovato diversi dettagli, secondo noi fondamentali e che differenziano non poco Ni-oh da questa tipologia di giochi.

Se con Dark Souls ci eravamo abituati al cambio delle armi per movimentare o variare il ritmo del gioco, dovendo scegliere magari se utilizzare la nostra spada in modo rapido impugnandola ad una mano, oppure in modo più violento ma lento servendoci di entrambe le mani, in Nioh ci troveremo di fronte a ben tre tipi di impugnatura, alta media e bassa, ed ognuno dei tre indipendentemente dall’arma scelta, cambierà radicalmente il modo di colpire l’avversario, rendendoci più veloci ma meno potenti, oppure più lenti ma devastanti.

Davvero una scelta ben fatta e che ci ha stupito profondamente, facendoci provare diversi stili di gioco, e spingendoci spesso a cambiare arma per provare i diversi approcci al nemico per trovare la strategia più adatta al nostro modo di giocare.

Un altro punto discordante, si trova nei bottini lasciati dai nemici. Anche in questo caso, se Dark Souls ci aveva insegnato che ogni oggetto era unico e raro, Nioh ci insegna il contrario, regalandoci davvero un numero elevato di oggetti ad ogni uccisione, e portando i giocatori più ruolistici e pignoli a passare diverse ore nell’inventario a scegliere i pezzi dell’armatura migliori da indossare o a craftare e forgiare armi sempre più devastanti e potenti, portandoci spesso a cambiare abbigliamento ed ad impostare le nostre resistenze ed i nostri danni extra in base alle situazioni in cui ci troveremo.

Inoltre avremo a disposizione uno spirito guardiano che fungerà da arma segreta e che ci renderà per pochissimo tempo quasi immortali e letali, un ottimo modo di facilitare certi duelli e di aiutare il giocatore nei momenti di difficoltà. Cosa che ovviamente nei Dark Soul non si era mai vista.

Questo livello non l’ho già fatto?

Anche nell’esplorazione Nioh si differenzia in modo sostanziale dai diversi Dark Souls, limitando quest’ultima all’esplorazione dei singoli livelli da affrontare e segnandoci quelli che sono i collezionabili divisi per mappe, in modo da facilitarne il ritrovamento.

Una scelta che da una parte abbiamo apprezzato molto, perché non avendo troppe ore da spendere consecutivamente su un titolo, il fatto di poter scegliere un livello e portarlo a termine, ci ha permesso di giocare a Nioh in modo più frammentato ma allo stesso tempo godibile, minando però quello che è il senso vero e proprio della libera esplorazione e della sorpresa di questo filone di titoli.

Infatti, potendo scegliere i livelli da affrontare sapremo già in partenza che alla fine di ognuno ci sarà un boss o un oggetto da recuperare, e non vivremo le scene di esplorazione con la stessa ansia di non sapere cosa potrebbe saltar fuori da un momento all’altro, ma sapendo che arrivati vicino alla meta verremo assaliti da un boss o da qualche mostro forte della mappa.

In conclusione possiamo dire che Nioh sia un soulslike o no?

Secondo noi no. Nioh vuole presentare al videogiocatore un titolo nuovo ed al passo con i tempi, che prende spunto senza nasconderlo da una serie di titoli che ha, in qualche modo, influenzato e cambiato il mondo dei videogiochi moderni, facendo sue delle meccaniche che oramai vengono attribuite ad esso in modo automatico, come il morire spesso e dover ricominciare da capo ogni sessione, il livello di difficoltà medio alto o lo stile con cui affrontare i nemici e la presenza di boss titanici alla fine di ogni livello.

Tuttavia si impegna ad inserire tutti questi elementi in un contesto tutto suo, diverso e volutamente innovativo per il genere, offrendo ad un giocatore la comodità di affrontare il titolo in modo molto action e suddividendo ogni scena in livelli, castrando un po il senso di ansia e la libertà di esplorazione ma puntando però a rendere più accessibile Nioh anche a chi magari non ha mai messo mano su un gioco della From-software.

E per chi fosse più pignolo e cercasse un comparto da gioco di ruolo vecchio stampo, il trovare cosi tanti oggetti simili, ma diversi nelle statistiche, e la possibilità di modificare ogni parametro sia del personaggio che delle armi e delle armature, con l’aggiunta sempre tramite punti abilità di modificare le abilità passive e le percentuali di ritrovamento oggetti o armita (ovvero quelle che sono le anime nei Souls o gli echi in Bloodborn) renderà questo titolo davvero interessante e ben fatto.

Insomma, noi vi consigliamo di provare sulla vostra pelle Nioh, sia che amiate la saga di Dark Souls, sia che non apprezziate troppo lo stile di quest’ultimo anche se, in questo caso, con le dovute precauzioni, perché il titolo è diverso per certi aspetti, ma non è di sicuro un gioco facile e la meccanica di base per affrontare l’avventura di William richiederà pazienza e dedizione.

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