Blackwood Crossing: un walking simulator dal lato spiccatamente artistico

Blackwood Crossing: un walking simulator dal lato spiccatamente artistico

Blackwood Crossing, sviluppato da PaperSeven e disponibile per PC, Xbox One e Playstation 4, è un videogioco d’avventura in prima persona che fa della trama il perno attorno al quale muovere la leva dell’interesse nel pubblico. Una storia ben articolata, fatta di intrecci e di mistero che corrono lungo i binari di tematiche quali la vita, l’amore fraterno e la perdita, rendono questo titolo diverso da quella mole stereotipata di videogiochi moderni spesso troppo uguali, spesso troppo ambiziosi, spesso troppo vuoti. Blackwood Crossing è dotato di vera e distinta personalità. Certo, nessuno troverà in esso il divertimento puro riscontrabile nei più sofisticati e ingegnosi giochi di avventura moderni, quelli decantati in lungo e in largo mesi prima dell’uscita e sviluppati facendo fondo a budget a sei zeri. Blackwood Crossing, al confronto, forse, non potrebbe neanche essere classificabile come gioco.

 

Si tratta di un classico walking simulator, appartenente a quella serie di titoli in cui l’aspetto narrativo è posto in una posizione sovraordinata, dal risalto talmente accentuato da rendere del tutto indifferente per il videogiocatore la mancanza di sofisticate dinamiche di gioco.
Il gameplay, infatti, è praticamente inesistente, ridotto a poche e semplici mosse che hanno il solo scopo di permettere alla storia di proseguire, infittirsi e sciogliersi in un meraviglioso finale.

 

La trama

Scarlett, adolescente dai capelli rossi, si risveglia disorientata su di un treno, insieme al fratellino Finn, il cui rapporto, da affettuoso e amorevole, si trasforma ben presto in violento e conflittuale. Pochi passi e la storia si attorciglia attorno a mistero e figure evanescenti che, come sogni e ricordi lontani, concedono fugaci apparizioni per poi scomparire lungo il sentiero del paranormale. Gli affetti e la perdita degli stessi sono il filo conduttore della storia, che si snoda lungo la ricerca del perduto e il tentativo di ricostruire i lineamenti di una vita passata ormai ridotta ad una sommessa rappresentazione onirica.
Un dramma intenso, degno delle migliori sceneggiature, che coinvolge il giocatore a tal punto da fargli vivere una sensazione di affetto nei confronti dei protagonisti e a fargli sviluppare un’irrefrenabile desiderio di scoprire il finale. Ciò porta a snocciolare le trame fitte della storia senza sosta, come quel treno che conduce Scarlett verso la cruda verità della sua esistenza.

 

Penalizzanti limiti grafici

Dal punto di vista tecnico, però, Blackwood Crossing presenta un comparto grafico non certamente memorabile. Un livello di dettagli non entusiasmante e immagini non sempre nitidissime si affiancano ad frame rate che rende i movimenti della protagonista, già di per sé snervatamente lenti, ancor più difficoltosi. Un vero peccato, considerando lo spiccato lato artistico di cui gode questo titolo.

 

La soluzione di piccoli enigmi per capire la storia

L’avanzamento del gioco è legato alla ricerca della soluzione di un insieme di enigmi, metafora del rapporto tra Scarlett e Finn, che si concretano in riflessioni profonde dettate dai personaggi familiari che ruotano attorno alle figure dei due protagonisti. Risolvere gli interrogativi che il gioco presenta consente di snocciolare la storia e capire i risvolti più intimi della sua evoluzione. Si tratta, comunque, di rompicapi non propriamente tali, facilmente risolvibili con un’attenta perlustrazione degli ambienti circostanti. Nulla di cervellotico né, ovviamente, di risolvibile tramite espedienti quali la violenza, assolutamente assente in questo gioco, in coerenza con l’intento di attribuire alla soluzione degli stessi solamente il compito di creare una forte empatia tra il giocatore e i personaggi.

In definitiva, possiamo dire che, nonostante gli evidenti limiti tecnici, Balckwood Crossing può essere considerato una piacevole scoperta. Il videogiocatore, al termine delle circa tre ore di gioco che servono per il suo completamento, non avrà ovviamente la sensazione di essere una persona migliore, ma avrà imparato una lezione importante: finché possibile, bisogna provare a riparare agli errori del passato.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook