Cosa rende Epico un videogioco?

Cosa rende Epico un videogioco?

Il nostro viaggio su Final Fantasy XV si è concluso da un po’ e dopo aver completato la storia di Noctis e compagni, ed avendo ancora voglia di esplorare questo titolo, abbiamo deciso di portare a termine il tanto ambito Platino, ma accumulando chilometri sulla nostra Regalia, per arrivare ad avere tutti i trofei, ci è sorta spontanea una domanda: qual’è il vero significato di Epicità nei videogiochi? Cosa rende epico un videogioco?

Final Fantasy XV. Facciamo degli esempi

Attenzione, prima che voi procediate con la lettura di questo articolo vorremo fare una piccola precisazione, nelle righe successive infatti si farà riferimento in particolare ad un trofeo molto chiacchierato, ma pur sempre nascosto ed ad alcuni avvenimenti che potrebbero risultare SPOILER per chi sta ancora affrontando la main quest del titolo, quindi sta a voi decidere se continuare la lettura di questo articolo o fermarvi qui.

Dopo diverse ore di esplorazione e dopo aver portato a termine quasi tutti gli obiettivi legati ai diversi trofei del titolo, siamo arrivati di fronte a quella sfida di dimensioni mastodontiche che ci avrebbe permesso di sbloccare l’ambito trofeo d’oro “Se la montagna non va al Principe”, ovvero una delle battaglie dopo il finale del gioco più chiacchierate in fase di lancio del titolo.

Finita la storia principale infatti, sarà possibile tramite un piccolo stratagemma, tornare nel passato e muoversi di nuovo tra le lande a bordo della nostra Regalia, ma una volta tornati indietro nel tempo riceveremo praticamente subito una chiamata che ci allerta di un misterioso sciame sismico che sta spaventando la popolazione ed ovviamente noi grandi cacciatori accorreremo ad aiutare la popolazione.

Fin qui tutto nella norma direte voi, e ci troveremo di fatto a dover esplorare la zona incriminata per trovarci di fronte ad Adamanthart, letteralmente una tartaruga dalla dimensioni di una montagna che ovviamente ad ogni minimo movimento del suo corpo scatena terremoti nella zona, ma finita la presentazione della bestia ed accettata la taglia sulla sua testa ci apparirà a schermo un messaggio che specifica che la popolazione è stata evacuata per sicurezza e che ci consiglia di prepararci al meglio e di essere ben equipaggiati per uno scontro di dimensioni epiche.

Non è tutto oro quel che luccica

Di solito noi di 2duerighe.com prima di affrontare un titolo non siamo soliti guardare guide o video tutorial, piuttosto ci piace quel senso di scoperta che questi avvenimenti lasciano sulla pelle di un videogiocatore, e leggere quelle righe ci ha fatto sperare di essere di fronte ad una sfida pari alle boss fight di Dark Souls, con una musica epica e un gameplay accattivante ed altamente movimentato.

Nulla di più sbagliato invece. La sfida con il tartarugone gigante altro non è che una frustrante ripetizione di proiezioni offensive per poterlo colpire con Noctis nei suoi punti sensibili, fino a farlo cadere con la testa al suolo e farlo colpire anche dai compagni fino a quel momento pressoché inutili e non visibili a causa di una malfunzionante gestione della visuale data dalla disparità di dimensioni tra la nostra squadra e il nemico, il tutto per più di un’ora buona (ora reale, non virtuale) dovendo solo stare attenti di tanto in tanto a schivare i colpi lenti e prevedibili di un nemico troppo poco offensivo ma fin troppo resistente.

Ma può definirsi epica (come diceva il messaggio dal gioco) una battaglia di questo tipo? Secondo noi no. Se dovessimo basare sulle battaglie il nostro giudizio su Final Fantasy XV sicuramente non potremmo minimamente definirlo epico. Tuttavia, sempre secondo noi, il termine epicità può abbinarsi a diversi utilizzi e se guardato da un altro punto di vista, sicuramente anche l’ultima fatica di Square Enix può ritenersi un titolo epico.

Le cose non dette

Durante tutto il nostro viaggio avremo a che fare con altri tre personaggi non giocanti o letteralmente poco controllabili, ovvero Ignis, Gladio e Prompto, gli amici di Noctis e le guardie reali del principe. Una squadra che anche se a primo impatto ci ha ricordato una delle tante boy band, con lo sviluppo della storia ha saputo aprirsi e farci viveremo momenti unici e farci gridare a quel famoso miracolo che la storia principale non ha saputo fare.

Siamo partiti infatti con quattro adolescenti spensierati, ognuno con il suo carattere, amici per la pelle che vivono la vita senza preoccuparsi dei problemi che comporteranno le loro azioni, per poi vederli crescere, maturare, cambiare restando fedeli a quelli che sono i loro caratteri, dal burbero Gladio al timido e pacato Prompto. Li vedremo seguire Noctis in ogni sua scelta, discutendo quando quest’ultima non sarà di comune accordo, e li vedremo sfidare un impero convinti che il male non sarebbe mai giunto.

Soffriremo con loro quando Ignis diventerà cieco e ci troveremo costretti a rallentare il passo pur di non lasciarlo indietro dopo aver deciso di portarlo con noi in ogni caso, tra un aria triste e cupa di chi segue Noctis per dovere e non per piacere, in uno scenario con i colori del tramonto capace di far scendere una lacrima anche ai più duri.

Fino ad arrivare all’età adulta, dopo una serie di vicende e scelte che hanno portato al ricongiungimento del gruppo sciolto per cause di forze maggiori, e li troveremo sempre li, sempre pronti a tutto per proteggere il loro amico e Re, ognuno sempre con i suoi ideali, pronti come fratelli maggiori a difendersi l’un l’altro, fino a quella scena finale, dove sulla scala del palazzo reale, Noctis saluterà i suoi compagni dopo avergli aperto il suo cuore ed avergli confessato le sue paure e le sue colpe, e loro restano li, impassibili, pronti a morire per difendere il loro amico e pronti a morire per compiere il loro dovere di guardi reali.

Ma quindi, l’epicità in un video gioco, cos’è?

Per il sottoscritto l’epicità nei videogiochi non è solo un combattimento fatto di tanta ansia e dai ritmi serrati, non è solo una musica di sottofondo incalzante e un ritmo di gioco frenetico e serrato: l’epicità si trova in quei momenti non raccontati, nelle emozioni non scritte che un gioco sa trasmettere, e se la trama principale di Final Fantasy XV avesse anche solo per un istante preso spunto dal legame dei quattro amici, ci saremmo trovati di fronte un viaggio epico, senza mezzi termini.

Perché epici nei videogiochi sono quei momenti che ti fanno dire wow, che ti lasciano senza parole o che sono capaci di rubarti un sorriso o una lacrima, quei momenti che di solito non sai descrivere con le parole ma che vorresti gridare al mondo intero tanto sono intensi e forti e di conseguenza anche il gioco indie più sconosciuto può diventare epico, secondo noi, se fatto bene e, soprattutto, con il cuore.

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