Salviamo il Playstation Plus! Tearaway e Lumo

Salviamo il Playstation Plus! Tearaway e Lumo

Tearaway avventure di carta

Non giudicare mai un libro dalla copertina, l’abito non fa il monaco, l’apparenza inganna! Sono queste le parole che hanno cominciato vorticosamente a girare nelle nostre teste una volta concluso Tearaway avventure di carta.

Il titolo di cui vi parleremo oggi, con questo nostro speciale mensile sul ps plus, ha un’introduzione estremamente infantile a tal punto da farci dubitare che si potesse trattare di una versione video ludica di Dora l’Esploratrice 2.0, con tanto di domande dalle risposte ovvie poste ai potenziali bambini target di riferimento di questi programmi. Arrivati alla fine però ci siamo resi conto che quello che avevamo davanti era un platform molto più caratterizzato di come appariva e con le giuste premesse, pienamente godibile anche da un pubblico adulto.

Una fiaba per i più piccini, un buco della quarta parete per i più grandi.

La storia di Tearaway viene inizialmente narrata in modo alquanto semplice. Un piccolo bambino messaggero composto interamente di carta di nome Iota fa amicizia con noi giocatori sotto i commenti abbastanza infantili dei due narratori. All’improvviso avviene un evento misterioso che crea un buco nel cielo da dove si scatena un’orda di Cartacce che minaccia di distruggere il mondo di Iota chiamato Vellacarta, una terra composta interamente da origami e carte colorate. Toccherà quindi a noi guidare il piccolo messaggero presso le lande di Vellacarta e porre rimedio a quella che sembra una catastrofe.

Sembra una fiaba per piccoli e in effetti lo è, ma andando avanti per i livelli del meraviglioso mondo di gioco, ci si rende conto che quello che viene presentato è qualcosa che è in parte rivoluzionario per questo media, vale a dire il completo e totale sfondamento della quarta parete.

Per intenderci, lo sfondamento della quarta parete è un termine usato per identificare uno stile usato nelle rappresentazioni teatrali, dove il pubblico veniva coinvolto all’interno dell’opera stessa, varcando quella soglia che distaccava gli spettatori da quello che avveniva sul palcoscenico. In Italia è possibile ricordare Luigi Pirandello che applicò questa tecnica in “Sei personaggi in cerca d’autore”, dove addirittura gli attori recitavano fra il pubblico.

Qualcosa del genere in ambito videoludico possiamo ricordarlo in Metal gear solid, dove per sconfiggere uno dei boss più memorabili come Psyco Mantis, dovevamo cambiare posto alla memory card e al pad. Ecco che in Tearaway questo concetto viene elevato all’ennesima potenza, delineando la figura del giocatore non semplicemente come fruitore dell’opera, ma come parte imprescindibile degli eventi presenti in gioco. Eventi che partendo dalle premesse di un gioco per bambini arrivano a toccare tematiche più alte come la metanarrativa, universi paralleli e filosofia in un mix che sa essere leggero ma allo stesso tempo complesso.

Dal punto di vista narrativo quindi, se siete disposti a passare sopra a quella che potrebbe sembrare solo una banalissima fiaba per piccini, potreste scorgere un’originalissima esperienza interattiva.

Gameplay

Se è possibile trovare molti spunti interessanti sul lato narrativo, lo stesso non si può dire sul lato del gameplay. Siamo chiari, il titolo è stato creato come esclusiva Ps Vita e successivamente è stato riadattato anche su ps4, ma il porting non è completamente riuscito. Con questo non vogliamo dire che il titolo sia un disastro in questa sua versione, anzi! Ma nonostante il buon lavoro fatto dagli sviluppatori, le ottime idee di base si vanno poi a scontrare con l’imprecisione dei controlli ps4. Proprio perché Tearaway è un titolo metanarrativo, è presente su Vita un uso massiccio del touchscreen e di varie meccaniche di sensori giroscopici, telecamere integrate e molto altro.

Di contro il pad ps4 presenta un touchpad terribilmente impreciso e scomodo se confrontato al touchscreen e i sensori di movimento sono talvolta abbastanza macchinosi. Nulla di apocalittico intendiamoci, anche perché è possibile scaricare la companion app su tablet e smartphone per ovviare in parte al problema, però non ci sentiamo di promuovere a pieni voti questo aspetto del titolo.

È da premiare come gli sviluppatori abbiano rimodernato interi livelli proprio per cercare di ovviare a questi problemi, ma non sempre il risultato è comparabile alla versione precedente. Da un punto di vista della giocabilità, Tearaway si comporta come un platform con alcune meccaniche molto interessanti, ma in parte sminuite da un livello di difficoltà estremamente basso. Sono infatti presenti vite illimitate e la prosecuzione per i livelli non sarà troppo difficoltosa, tranne che per i livelli finali, nei quali l’imprecisione dei sensori del pad ps4 potrebbe tediare i giocatori meno pazienti.

Un mondo fatto di carta e fantasia

Il lato però in cui Tearaway brilla di più è il suo comparto artistico, disegnato e sagomato sulle basi degli origami di carta e interamente costruito da questo elemento. I livelli sono diversificati ed estremamente ispirati ad un tema specifico, dai boschi, alle neve, alle lugubri soffitte, fino a raggiunge “ambienti” da lasciarci senza parole. Un lavoro sopraffino che più che raccontato, andrebbe vissuto.

Tearaway è un platform di buona fattura, ispiratissimo e narrativamente originale, godibile anche da un pubblico più cresciuto rispetto al target al quale sembra fare assoluto riferimento, questo però a patto che si passi sopra le mancanze del gameplay presenti e si abbia la giusta pazienza per comprendere appieno il messaggio velato nascosto dagli sviluppatori. Consigliato per il ps plus di questo mese.

Lumo un platform old school

Lumo è un platform dalla doppia natura, capace di accontentare molti fan del genere offrendo livelli di sfida nettamente diversificati in base alla scelta iniziale. Non parliamo di una semplice differenza nella presenza di avversari più ostici, o di qualche limitazione di poca importanza, elemento che molti videogames ci hanno portato a credere nel corso degli ultimi anni quando si parla di diversificazione del livello di difficoltà, ma di due modi completamente diversi di giocare lo stesso titolo.

Nella modalità Avventura, Lumo si comporterà come un normalissimo platform moderno, complesso certamente, ma assolutamente godibile anche da un pubblico non hardcore. Vite infinite, salvataggi a inizio di ogni stanza, nessun tempo limite da rispettare(tranne in rare circostanze), mappa di ogni luogo visitato, indicazioni a schermo, in poche parole un titolo certamente impegnativo, ma sufficientemente rilassato.

Nella modalità old school invece si giocherà con vite risicatissime, pochissime indicazioni a schermo e nessunissima mappa, inoltre a causa dell’assenza di salvataggi ci toccherà completare il titolo in una sola sessione di gioco senza mai potervi uscire e con il tempo limite che ci ticcheterà sulle spalle. In poche parole un gioco del 1985, distantissimo dagli attuali modelli.

Da un punto di vista del gameplay Lumo è un platform 3D composto da un insieme di stanze graficamente separate l’una dalle altre riempite da pericoli ambientali, enigmi, nemici, oggetti collezzionabili e poco altro. Sono presenti un discreto numero di meccaniche che rendono il titolo abbastanza diversificato e relativamente poco monotono.

Tuttavia la grafica di molte stanze è semplicemente ricopiata in altre creando non poca confusione nelle nostre teste durante l’esplorazione. Non esattamente un level design ottimale. Ma come dicevamo prima, il titolo DEVE essere giocato in modo differente in base alle differenze di difficoltà. In modalità avventura infatti più che un platform ci è sembrato di giocare ad un trial and Error, dove morendo decine e centinaia di volte si comprende il giusto modo per affrontare certe stanze, oltre che a riuscire ad ottenere gli odiosissimi collezionabili situati nei punti più pericolosi e assurdi.

Inoltre la mappa aiuta molto il giocatore a capire come procedere e dove recarsi per completare il livello. Lo stesso non si può dire della modalità old school dove il tempo ridotto e le vite risicate ci costringeranno a muoverci con precisione chirurgica e a non rischiare assolutamente nulla per ottenere gli oggetti messi nei posti più infami, dando però un infinità soddisfazione a coloro che riusciranno a raggiungere il finale in questa modalità. Noi non ci siamo neanche lontanamente riusciti, ma vi auguriamo comunque buona fortuna. Lumo è un titolo consigliato principalmente agli amanti dei platform 3D per questo mese di plus

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