Everybody’s Gone To The Rapture L’ultima passeggiata

Everybody’s Gone To The Rapture L’ultima passeggiata

L’ultima passeggiata

Everybody’s Gone To The Rapture, progetto sviluppato da The Chines Room in collaborazione con Santa Monica Studios di Sony è un titolo che, durante la nostra prova, ci ha lasciati profondamente perplessi, mostrando una doppia natura: da un lato meravigliosa e indimenticabile, dall’altra veramente noiosa e mal calcolata. Quindi abbiamo deciso di analizzare queste due facce della stessa medaglia separatamente, in modo da permettervi di capire, in modo più agile e semplice, se questo è il gioco che fa per voi. Iniziamo.

Le stelle del passato, una storia stupenda

Everybody’s Gone To The Rapture è una avventura grafica espansiva in un’ambientazione post apocalittica incredibilmente suggestiva ed affascinante. Il luogo protagonista delle vicende è una piccola e tranquilla cittadina di campagna inglese dei primi anni 80. Un luogo che al nostro arrivo sarà inspiegabilmente deserto, ma intatto nella sua struttura, come se tutti gli abitanti si fossero volatilizzati nel nulla, lasciando all’improvviso tutte le loro attività. Noi ci muoveremo fra le grandi e spaziose strade alla ricerca di qualche anima viva e di risposte, guidati da un singolare globo di energia fluttuane che sembra volerci condurre sempre più a fondo in quello che, sin dai primissimi momenti, si delinea come un fittissimo mistero.

Come dicevamo prima, tutti i cittadini di Yaughton, questo è il nome di questa “paradisiaca” zona, sono inspiegabilmente scomparsi, nessun corpo, nessun indizio facilmente identificabile, rimangono solo dei fazzoletti di carta sporchi di sangue, e le tracce luminose dei loro ricordi bloccate nel tempo. Infatti il misterioso globo di luce di cui parlavamo prima, ci condurrà attraverso le strade, i campi e le case della città, sostando in determinati punti per farci ascoltare e vedere scene del passato rimaste impresse come dei filmati sulla pellicola del tempo.

Queste ci saranno rese visibili non appena ci avvicineremo alla zona, materializzando figure luminose che parleranno fra di loro, come se fossero i rimasugli di quello che resta nei ricordi di questa misteriosa città. Il gioco è diviso in sezioni, intitolate con i nomi dei protagonisti di Youghton e delle vicende che hanno portato al disastro di quella che sembra un paradiso in terra.

È forse questa dicotomia fra il pacifico e l’inquietante dell’atmosfera della cittadina che riesce a turbare la mente anche del giocatore più insensibile, rapendolo per numerose ore alla ricerca spasmodica di risposte, che forse non troverà mai. La storia e la sceneggiatura scritte in modo superbo, non si limiteranno però a spiegarci i motivi del disastro, poco a poco come in un complicatissimo puzzle, ma ci faranno interessare alle vicende dei protagonisti creando un groviglio di fili luminosi difficile da sciogliere e da risolvere.

Ma quello che fa Everybody’s Gone To The Rapture è qualcosa di più. Questo è un titolo che, al di là della sua linea narrativa, attraversa con disinvoltura tematiche filosofiche estremamente complesse, passando dall’una all’altra con una disinvoltura quasi inconcepibile. Pensieri come l’origine della vita, il senso di essa, la nostra traccia lasciata nel tempo, il nostro compito nell’universo, l’amore e come questo ci porti ad agire, la solitudine, la tristezza, la depressione, la ricerca della propria “anima gemella”, non sono che la punta dell’iceberg di un videogioco che trascende questa definizione per diventare qualcosa di più ambizioso: arte.

Un cammino magnifico ma troppo estenuante, figlio di un gameplay noioso

Se di fatto la storia di Everybody’s Gone To The Rapture è qualcosa di raramente visto in un videogioco, questa incredibile bellezza va a scontrarsi purtroppo con un gameplay a tratti atrocemente lento e noioso. Il nostro personaggio si sposterà fra le strade di Youghton con un passo da lumaca, lentissimo e poco reattivo e nonostante sia possibile accelerare leggermente il passo, tenendo premuto il grilletto R2, saremo comunque molto lenti suscitando in noi molto in fretta la noia, e questo è un terribile peccato.

Gli spazi da percorrere sono infatti estremamente vasti per la nostra andatura, e per quanto in certe occasioni ci sia così tanto da vedere da restare pietrificati per ore davanti ad un paesaggio, lo stesso non si può dire delle esplorazioni in giro per le vie secondarie. Queste sono poco belle da vedere e le camminate per percorrerle possono diventare troppo tediose, spingendoci a perdere volontariamente pezzi più o meno importanti della storia, per evitare di rifare lo stesso percorso più volte. Sia chiaro, questa è una valutazione puramente soggettiva di chi vi scrive, e con la giusta (infinita) pazienza è possibile scoprire tutti i segreti, tutte le testimonianze e tutti i ricordi presenti nel mondo di gioco, ma obiettivamente il processo è troppo lento per essere definito divertente.

Rapture

A questo aggiungete un sistema di controllo incredibilmente scomodo: premere infatti il grilletto R2 per molto tempo è abbastanza stancante, quindi crediamo che il tutto poteva essere fatto diversamente e meglio.

Occhi e orecchie che camminano felici

Il comparto tecnico del titolo è complessivamente buono, con una grafica decente, a tratti molto piacevole e definita, per quel che ci si aspetta in un titolo minore. Tuttavia il motore grafico si è rivelato instabile in certi frangenti, con un frame rate che a volte cala sensibilmente e in modo abbastanza vistoso e con frequenti caricamenti parziali degli oggetti in lontananza. Spezzando una lancia a favore del titolo, possiamo dire che nonostante i problemi, il gioco riesce a difendersi decentemente e a regalarci scorci e paesaggi di inestimabile bellezza e stile.

Ma è il comparto sonoro che innalza enormemente il livello di questa piccola produzione, con una delle soundtrack più belle sentite fino ad ora in un videogame moderno. I temi presentati spaziano dal classico, alla musica lirica e d’orchestra, e creano sinfonie meravigliosamente mixate con i suoni ambientali come la pioggia e il vento, creando così emozioni incredibili nel cuore del giocatore. A tratti il titolo creerà atmosfere inquietanti, quasi da horror, in altri tremendamente deprimenti e tristi, in altre ancora lascerà il giocatore in un profondo stato di solitudine, accompagnandolo ad un senso di stupore incredibile. Tutto ciò è possibile proprio grazie al mix sublime fra musica e comparto artistico del titolo, che creano spettacoli di rara bellezza.

Everybody’s Gone To The Rapture è un titolo dalla controversa natura. Ad una storia scritta magnificamente affianca un gameplay inesorabilmente lento e noioso guastando in parte quella che poteva essere una piccola gemma nell’affollato mercato indie. Noi siamo rimasti stregati dalla profondità delle tematiche trattate, tanto da farci desiderare ardentemente una seconda lunga camminata per le strade di Youghton, ma siamo stati fermati dal ricordo delle ore passate a vagare lentamente per nulla.

Il titolo infatti, ha effettivamente spaccato la critica e la community a metà fra chi preferisce una storia stupenda ed è disposto ad accettare un gameplay approssimativo e tedioso pur di assaporarla, e chi invece crede che la definizione di videogioco sia quella di un gameplay ben concepito sopra ogni altro elemento. Per noi la verità sta nel mezzo.

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