No Man’s Sky un salto nel vuoto cosmico

No Man’s Sky un salto nel vuoto cosmico

L’hype, un’arma a doppio taglio

Capita, a volte, che titoli di grande qualità passino in sordina a causa di campagne marketing indecenti e spesso questo si tramuta in un disastro economico per la casa sviluppatrice ed il publisher. Certe volte invece si verifica il caso diametralmente opposto, con pomposissime campagne marketing, piene di così tante false promesse e bugie da far impallidire anche Pinocchio e che poi, una volta sugli scaffali, si scontrano con la dura realtà. Quest’ultimo, è il caso di No man’s sky, un titolo dalle grandissime aspettative e con un potenziale enorme, ma che purtroppo è rimasto schiacciato da quel gigantesco mostro chiamato hype che gli stessi sviluppatori vi avevano costruito attorno. Noi di 2duerighe cercheremo tuttavia di analizzarlo a fondo a prescindere dalla campagna marketing.

Non è magia! E’ matematica!

Nonostante la premessa decisamente negativa che abbiamo fatto in apertura, il titolo sviluppato da Hello Games e prodotto da Sony, è seriamente riuscito ad impressionarci come pochi altri titoli per le prime 15 ore di gioco. No man’s sky è un action/survival in prima persona basato quasi interamente sull’esplorazione. Il concept è quello spaziale Sci-Fi e l’ambientazione comprende un universo di dimensioni quasi reali. No, non stiamo scherzando, ne vi stiamo prendendo in giro. No man’sky ci lancia infatti in un universo praticamente quasi indefinito e di dimensioni inimmaginabili, fatto di innumerevoli galassie, sistemi stellari, di pianeti tutti diversi, tutti di dimensioni “reali” (all’incirca quanto la terra) e tutti visitabili interamente!

Un progetto che ha appunto delle premesse assolutamente fuori di testa. Sembra magia, ma in realtà è semplice matematica, perché si basa su un sistema di calcolo procedurale. Non vogliamo annoiarvi con virtuosismi: la chiave di questo sistema sta nel caricare a poco a poco (appunto proceduralmente) tutto quello che circonda il nostro personaggio attraverso un complicatissimo calcolo matematico che prende tante tipologie di determinate caratteristiche dei pianeti da delle pool (degli enormi gruppi: monti, oceani, piante, animali, condizioni atmosferiche, temperatura, densità, e tantissimo altro) e li combinano tutti insieme in modo “casuale”. Il gioco quindi riesce a creare matematicamente interi sistemi stellari e a salvarli tramiti codici per risparmiare spazio nella memoria delle nostre macchine da gioco senza per questo intasarle minimamente.

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Inoltre tutti i sistemi, pianeti, animali e piante scoperte da noi potranno essere catalogati, rinominati e caricati in un glossario online condiviso fra tutti i giocatori. Sarà possibile anche per altri giocatori atterrare sul nostro pianeta e ammirare le nostre scoperte, anche se data l’enormità dell’universo è una possibilità alquanto rara. Non esiste tuttavia alcun multiplayer di sorta e non sarà possibile incontrare altri player per visitare l’universo insieme.

Il lavoro fatto per creare questo universo così immenso è sicuramente spettacolare ed è quindi evidente come anche solo per l’incredibile sforzo di programmazione, questi sviluppatori vadano premiati, o almeno un po’ giustificati… si, perché nonostante le incredibili premesse la pool delle caratteristiche planetarie non è poi così estesa e questo significa che dopo le prime 10 ore di gioco, nei pianeti che visiteremo cominceranno a riproporsi le medesime caratteristiche, togliendo un po’ di quella che è la forza del titolo.

Le quattro colonne portanti dell’universo

Il concetto base che ha spinto Sean Murray, capo di Hello Games, a programmare questo gioco è stato il fanciullesco desiderio insito in tutti gli uomini dell’esplorazione dell’ignoto. Vagare in solitudine in un universo immenso e variegato, senza quasi una meta, sfrecciando fra le stelle a bordo delle proprie navicelle spaziali, sospinti dalla forza più grande dell’universo: la curiosità umana. Qualcosa di veramente stupendo, ma che purtroppo non dura quanto dovrebbe. In realtà un obiettivo finale, una meta, esiste. Dovremo infatti raggiungere il centro della galassia, dove risiede un grande segreto, che non staremo qui a rivelarvi, ma sappiate che in No man’s sky non è importante raggiungere la meta, ma il viaggiare per raggiungerla, o almeno così dovrebbe essere.

Per descrivevi come funziona No man’s sky utilizzeremo le stesse parole di Murray che ha descritto le quattro colonne portanti del gameplay del titolo in: Esplora, combatti, commercia, sopravvivi. Il lato esplorativo del titolo è probabilmente l’elemento cardine su cui si dovrebbe basare il gioco, lasciando al giocatore un universo immenso alla propria portata. La vaglia d’esplorare, come abbiamo detto prima, va però scemando di pianeta in pianeta nel corso dell’avventura proprio a causa della ripetizione degli elementi di gioco. Sia chiaro, ci sono delle meravigliose eccezioni, con pianeti così belli e celestiali da lasciarci correre delle lacrime sul viso alla vista di cotanta bellezza. Ma come detto prima sono delle fugaci e oniriche eccezioni a fronte della maggioranza di pianeti composti da deserti, spogli e noiosi. Il lato del combattimento è forse il tallone d’Achille della produzione, con scontri abbastanza ripetitivi a terra contro dei robot sentinella e, per quanto a volte alcuni avversari siano veramente molto ostici e divertenti da abbattere, sono solo una minoranza. Nello spazio a bordo della propria navicella la situazione non cambia molto e a parte qualche durissimo scontro in sporadiche e adrenaliniche battaglie con corazzate e fregate, gli scontri si limitano a dogs fight poco vari e tediosi.

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Sul lato del commercio il gioco riesce a difendersi abbastanza bene, con un sistema di domanda e offerta che varia per ogni sistema visitato, con materiali magari preziosissimi in alcuni sistemi e assolutamente inutili in altri. Esiste anche un abbozzatissimo sistema di fazioni, ma purtroppo sembra quasi stappato a forza dal gioco, per un qualche motivo. La sopravvivenza è invece uno dei punti più emozionanti del titolo, visto che spesso ci ritroveremo su pianeti estremamente ostili, non solo per i numerosi avversari che potrebbero attaccarci a vista, ma sopratutto per le condizioni atmosferiche, fra cui temperature estreme e tempeste violentissime. La sopravvivenza è un elemento strettamente collegato con la meccanica di gioco e che ci terrà impegnati per tutta la durata del titolo, vale a dire il farming. No man’s sky possiede un intuitivo sistema di farming basato sugli elementi della Tavola periodica di Mendeleev che ci permetterà di giocare al “piccolo chimico” al fine di costruire oggetti, potenziamenti per la nostra tuta spaziale e per la nostra navetta, armi, oltre che al nostro fabbisogno per cavarcela nei luoghi più impervi. Il sistema ha basi semplici, ma dopo diverse ore di gioco si dimostra anche abbastanza profondo e complesso.

Un piccolo passo per Sean Murray, un grande balzo nel vuoto per il mondo del gaming

No man’s sky è un titolo originariamente di nicchia, un action/ survival basato quasi esclusivamente sull’esplorazione dell’universo, con un gameplay lento e metodico, fatto di intense fasi di farming e con pochissimi obiettivi o scopi da raggiungere. È insomma un universo immenso, affascinante e potenzialmente stupendo, ma con poco da fare. Questo concetto lo relegherebbe già ad un pubblico fortemente di nicchia, ma se aggiungiamo a questo il fatto che moltissima della pubblicità e degli annunci fatti dallo stesso Murray, prima del lancio del gioco, si sono dimostrati ingannevoli con contenuti mozzati, non ci sorprende il fatto che molti giocatori abbiano abbandonato quello che poteva essere uno dei più spettacolari videogames di sempre. Un vero peccato.

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