Rainbow Six Siege migliora invecchiando

Rainbow Six Siege migliora invecchiando
Distruggiamo un po' di cose

Sono passati circa 10 mesi dall’uscita di Rainbow Six Siege, FPS tattico sviluppato e rilasciato da Ubisoft e di strada dal day one ne ha fatta tanta. Dopo un lancio alquanto discutibile, pieno di problemi, con troppi bug, un sistema di match making poco efficiente e con una quantità di contenuti, purtroppo, molto scarna, i ragazzi di Ubisoft si sono rimboccati le maniche e sono riusciti, patch dopo patch, a creare una corposa e affezionata community di player che è addirittura cresciuta notevolmente rispetto al primo giorno di vita del prodotto. Le ragioni di questo crescente e inaspettato successo, risiedono anche nel grande lavoro in merito ai contenuti post-lancio fatto dagli sviluppatori, con il rilascio di cinque DLC (l’ultimo in arrivo a breve) completamente gratuiti per chiunque possieda il gioco. Questa volta Ubisoft è andata contro la tendenza comunissima a moltissimi publisher, di rilasciare giochi mutilati e poi successivamente “arricchiti” da contenuti venduti prezzi folli.

Gameplay tattico e adrenalinico

Rainbow Six Siege quindi combina a questa politica molto coraggiosa sui DLC, un gameplay in parte innovativo e fresco. Il gioco ci vede prendere il controllo di piccoli gruppi di forze speciali, 5vs5, in azioni di assedio presso una serie di mappe dalle dimensioni molto contenute, ma dalla grande complessità. Il gameplay si articola in un sistema di combattimento asimmetrico, mettendo i giocatori in attacco e difesa a fasi alternate. Come attaccanti dovremo prendere il controllo di obiettivi inseriti all’interno degli edifici bersaglio o in alternativa eliminare i difensori, il tutto entro uno stringente tempo limite, mentre come difensori dovremo impedire agli attaccanti di raggiungere gli obiettivi in tempo o eliminare, come per gli attaccanti, il team avversario.

Il sistema è basato su concetti abbastanza semplici e intuitivi ma presenta una complessità notevole una volta entrati nel cuore del gioco. I giocatori potranno infatti prendere il controllo di uno dei 26 operatori, divisi egualmente fra attaccanti e difensori e ognuno dotato di un’abilità unica capace di cambiare il corso della partita. Organizzarsi in team e prendere la giusta combinazione di operatori per creare sinergie sempre nuove è il focus stesso del titolo. Ogni operatore, inoltre, ha un counter più o meno specifico e prevedere in anticipo la composizione della squadra avversaria può portare a grandi vittorie e soddisfazioni.

Go! Go! Go!
Go! Go! Go!

Le partite sono quindi divise in round, ognuno composto da due fasi distinte, una che è la fase preparatoria e l’altra d’azione. Nella fase preparatoria i difensori hanno meno di un minuto per preparare l’edificio all’assedio, rinforzando pareti, piazzando trappole, disturbando l’attività di intelligence degli attaccanti, e in generale creando barriere fra gli avversarti e gli obiettivi, mentre gli attaccanti dovranno individuare l’obiettivo e comprendere la strategia dei difensori utilizzando dei piccoli droni radiocomandati prima della seconda fase. La fase d’azione è invece più lunga, poco meno di 4 minuti, e in sostanza è la concitata fase di scontro fra i due team. Vince la partita chi vince più round.

La comunicazione è quindi assolutamente fondamentale per la sopravvivenza della propria squadra e un team composto da elementi non particolarmente talentuosi singolarmente, se in comunicazione, può letteralmente annientare una squadra di giocatori singolarmente molto più efficienti. Altro elemento che aumenta la varietà di situazioni in Rainbow Six Siege è la grande “distruttibilità” delle mappe, soprattutto quelle dei DLC, dove, di fatto, è possibile polverizzare più della metà dei muri interni, inclusi pavimenti e soffitti, con determinate limitazioni. Non siamo purtroppo ai livelli di Battlefield Bad Company 2, ma il risultato è comunque estremamente spettacolare e giocare in difesa con muri, soffitti e pavimenti che implodono sotto i nostri occhi crea una tensione incredibile. Anche giocare in attacco può diventare pericoloso, perché ogni angolo potrebbe nascondere una trappola o un’imboscata letale.

Distruggiamo un po' di cose
Distruggiamo un po’ di cose

Gli scontri sono quindi veloci e rapidissimi con un time to kill abbastanza variabile ma in generale molto basso. Sarà infatti necessario un solo proiettile in testa per vedere il proprio personaggio capitolare a terra senza vita e quindi sarà fondamentale lo studio del proprio posizionamento sulla mappa e le giuste tattiche di aggiramento per vincere gli scontri a fuoco. Nonostante ciò, non crediate che questo sia un gioco dove camperare (piazzarsi in un angolino ad aspettare l’avversario, strategia molto odiata dai player in generale, ndr) sia una tattica sempre fruttuosa. Infatti la grande “distruttibilità” della mappa porta ogni singola stanza presente negli edifici di gioco, ad avere almeno due entrate in posizioni diverse e innumerevoli linee di tiro da molteplici punti cardinali. Inoltre sia gli attaccanti che i difensori possiedono telecamere, mobili per i primi e fisse per i secondi, che permettono al proprio team di individuare con largo anticipo i giocatori più passivi. L’intelligence e la comunicazione la fanno quindi ancora da padrone visto che non esiste alcuna mini mappa che può aiutare i giocatori ad individuare gli avversari e sarà tutto lasciato in mano ai giocatori.

Le modalità di gioco sono sostanzialmente poche, solo tre per adesso, sia player vs player che player vs IA, ma grazie alla grande varietà offerta dalle numerose abilità dei 26 operatori, combinata alla “distruttibilità” ambientale si ottiene comunque una grandissima diversità di situazioni e di strategie possibili. Come dicevamo è presente anche una modalità player vs IA, dove gli operatori daranno battaglia ad un’associazione terroristica chiamata White Mask, in singolo o con l’aiuto di altri giocatori. Non ci saranno purtroppo compagni guidati dall’IA. Questa modalità non è ai livelli dalle classiche partite in PVP, complice soprattutto un IA poco sveglia anche se tremendamente aggressiva. In generale non più di un bel passatempo.

Un lato tecnico non superlativo ma estremamente funzionale

Rainbow Six Siege fu presentato all’E3 2014, con un comparto tecnico pazzesco e una cura per il dettaglio assolutamente fuori di testa. Peccato però che i downgrade in casa Ubisoft siano delle costanti matematiche ed ecco che la grafica attuale è estremamente lontana da quel ben di Dio presentato in quell’evento. Tuttavia il lavoro di Ubisoft non è poi così vergognoso come tanti hanno fatto credere nei primissimi mesi dall’uscita, infatti da un punto di vista meramente estetico il gioco è bello da vedere, non superlativo ma comunque godibile. Da un punto di vista tecnico, il motore grafico è abbastanza stabile e persino su console è possibile sbloccare i frame per secondo a scapito di alcuni filtri. Ma è probabilmente il sonoro che ha reso celebre e apprezzato il comparto tecnico di Siege. Non abbiamo paura di dirvelo, Rainbow Six Siege ha uno dei sistemi audio migliori visti da un decennio a questa parte in un fps. Con un buon paio di cuffie è infatti possibile avvertire spostamenti minimi degli avversari anche a metri di distanza, rendendo l’esperienza estremamente immersiva ed adrenalinica. Spettacolari anche le esplosioni, sia da vedere che da sentire e ottimo anche il campionamento delle armi con un suono specifico e preciso per ogni bocca da fuoco.

Rainbow Six Siege si sta facendo pian piano strada nel mondo degli fps competitivi online, dominati attualmente da Counter strike, con grande coraggio e una forte communuity. Con il prossimo ed ultimo DLC dedicato alle forze speciali giapponesi il roster degli operatori è destinato ad aumentare così come la qualità generale del titolo. Se siete appassionati di fps tattici questa potrebbe essere la vostra rivelazione dell’anno, visto il prezzo molto ridotto e la finalmente dignitosa quantità di contenuti di qualità, questa potrebbe essere una buona occasione per provarlo.

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