Che fine ha fatto Sea of Solitude?

Che fine ha fatto Sea of Solitude?
Fonte immagine: IGDB

Si avvicina l’estate, si avvicina la stagione balneare, ma c’è chi in mezzo al mare si ritrova sperduto in ogni periodo dell’anno. Si tratta del mare della solitudine, che viene raccontato, appunto, in Sea of Solitude

Un videogioco adventure sviluppato da Jo-Mei Games e pubblicato da EA, svelato al pubblico all’E3 2018 da una Cornelia Geppert (director del gioco) timidissima sul palco, e rilasciato negli store digitali un anno dopo. 

Purtroppo, questo mare di solitudine è andato a perdersi nell’oceano dell’anonimato; vuoi perché non è esattamente il tipico prodotto di Electronic Arts, la quale è anche piuttosto esigente con le sue produzioni (tant’è che l’edizione per Nintendo Switch, rilasciata in seguito, è stata pubblicata da Quantic Dream), vuoi perché il gioco stesso non è esattamente qualcosa di imperdibile.

Eppure io rimasi colpito dallo stile artistico del gioco, con quella ambientazione metropolitana sommersa dal mare e quel contrasto di luce e oscurità. Inoltre, le opere chiaramente metaforiche mi incuriosiscono a prescindere, e la recente pubblicazione dell’articolo di Martina Simonelli mi sembra un’ottima occasione per citare un titolo che quasi rientra nella categoria dei “videogames senza parole”.

Sperduti in una solitudine collettiva 

Sea of Solitude mette il giocatore nei panni di Kay, una ragazza di 20 anni alla quale apparentemente non manca nulla, ma che continua a ritrovarsi su una barca in mezzo a un mare oscuro e popolato da mostri. Lei stessa in questo mondo ha gli occhi rossi e il corpo completamente nero, ritrovandosi costretta a nascondere il suo vero aspetto.

In un viaggio alla ricerca della cura per il suo stato d’animo, Kay incontrerà entità luminose che intendono aiutarla, e mostri pericolosi, ma anche creature bisognose di aiuto direttamente collegate a lei. Non si è mai davvero soli nella solitudine.

sea of solitude
Fonte immagine: 2duegirhe

Sea of Solitude è un platform breve e abbastanza semplice (nel quale si può comunque morire), con sfide quasi lineari, e che offre anche una leggera possibilità di esplorazione.

Il problema principale di Kay è trovare la strada giusta da seguire, per la quale può aiutarsi lanciando una scia luminosa che spesso si dirige automaticamente verso l’obiettivo da raggiungere. 

I pericoli provengono soprattutto da un gigantesco mostro marino, rapido nell’attaccare la protagonista ogni qual volta deve attraversare a nuoto un tratto di strada per raggiungere la terraferma, ma non è il solo nemico presente nel gioco (sebbene non siano poi molti). Spesso, i nemici e gli altri ostacoli sono affrontabili interagendo con diverse fonti luminose.

Tuttavia non è certamente il gameplay a spiccare in questo titolo, bensì la direzione artistica e, soprattutto, la componente metaforica

La già citata marea che sommerge gli edifici, sia nell’oscurità che nella luce fa sempre la sua figura, così come il mare che si apre e permette a Kay di muoversi sulla terraferma. Ma è con la componente metaforica che Sea of Solitude da il suo meglio: stati d’animo quali resa, paura, isolamento, stress, frustrazione, depressione, egoismo, simboleggiati da creature marine mostruose, camaleonti sputafuoco, splendidi lupi solitari, spiriti persecutori, e molte altre raffigurazioni ben pensate. 

L’aspetto più interessante è il fatto che la solitudine viene raffigurata in questo gioco come un problema collettivo. Per i risolvere i suoi problemi, Kay deve guardare anche nei drammi delle persone che fanno parte della sua vita, alcuni dei quali sono direttamente collegati a lei. 

Ad arricchire questo aspetto ci pensa l’esplorazione libera, grazie alla quale è possibile recuperare collezionabili, consistenti in messaggi in bottiglia scritti da altre persone che hanno vissuto esperienze simili in questo mare della solitudine. 

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Fonte immagine: 2duegirhe

Sea of Solitude è la storia di Kay

Sea of Solitude è un progetto personale riguardante la solitudine, ispirato alla mia storia personale e a storie reali.

Cornelia Geppert

Se si dovesse puntare il dito contro un elemento di Sea of Solitude, riguardo i demeriti personali per il mancato successo, andrebbe fatto nei confronti della storia raccontata. 

La citazione di Cornelia Geppert è un estratto dell’introduzione del gioco, e può portare a una riflessione sul fatto che la storia di Sea of Solitude è basata su esperienze troppo personali

A differenza di Celeste, ad esempio, che vede la depressione della protagonista Madeline dovuta a situazioni generiche (oltre al fatto che propone un gameplay in grado di comunicare determinati messaggi), la situazione di Kay è ben definita, ma non tutti potrebbero rivedersi in questo tipo di solitudine, e la narrazione offerta non è poi così potente da riuscire a colpire qualsiasi giocatore, anzi ha persino dei momenti poco credibili nella stesura di alcuni ricordi della protagonista.   

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Fonte immagine: 2duegirhe

Jo-Mei Games si è forse affidata al peggior publisher possibile per Sea of Solitude, considerando la politica (molto criticata) di EA negli ultimi anni, che ha visto quest’ultima andare a chiudere diversi suoi studi di sviluppo, anche importanti (Visceral Games, ad esempio), al punto da portare i fans ad avere paura per altre grosse software house sotto la stessa gestione (BioWare su tutte).

Sea of Solitude, durante la conferenza EA dell’E3 2018, sembrava un po’ un imbucato in mezzo alla festa di produzioni Tripla A, cosa che, quasi inevitabilmente, lo ha fatto finire nel dimenticatoio.   

Tuttavia rimane un videogame apprezzabile, non particolarmente longevo né impegnativo, e che si potrebbe provare nel caso ci fosse l’occasione, la migliore delle quali è sicuramente quella di scaricarlo dal catalogo del servizio di EA Play che, ricordiamo, è incluso anche nell’abbonamento a Xbox Game Pass.

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