Objection! VIllage è il Resident Evil che ci voleva

Objection! VIllage è il Resident Evil che ci voleva
Fonte immagine: 2duerighe

Resident Evil, storica serie videoludica ormai venticinquenne, si è rinnovata diverse volte nel corso degli anni, proponendo cambiamenti a volte riuscitissimi, finanche rivoluzionari, a volte meno.

Il nuovo corso che Capcom ha intrapreso a partire da Resident Evil VII è stato molto apprezzato, sebbene molti non ritengono più che si tratti del concept di Resident Evil, e alcuni sono rimasti delusi proprio da questo. 

In questo nuovo numero della rubrica “Objection!” spiegheremo non solo il motivo per il quale il nuovo corso, in realtà, ripropone molto del concept storico di Resident Evil, ma anche perché le novità introdotte nei capitoli con protagonista Ethan Winters avrebbero fatto bene alla saga fin dall’inizio.

Premessa: in Resident Evil NON si spara agli zombie

Resident Evil è stato usato come esempio in un altro numero di “Objection!” come vittima delle “etichette videoludiche”, in quanto si sente spesso dire: “Resident Evil è un gioco dove si spara gli zombie“. 

In realtà, i nemici in Resident Evil, spesso, sono un ostacolo in più, ma l’obiettivo principale è sopravvivere fino alla fine del gioco. Non a caso Capcom fu la prima a definire il suo videogioco come survival horror, nonostante ne esistessero già altri raggruppabili in questo genere. 

La storia di Resident Evil inizia nel 1998, quando la squadra Alpha della S.T.A.R.S. viene inviata in una foresta nei pressi di Raccoon City, alla ricerca della perduta squadra Bravo, inviata a sua volta per indagare su misteriosi omicidi avvenuti nell’area. Qui la squadra Alpha viene aggredita da un branco di feroci cani dall’aspetto grottesco, che li costringono a rifugiarsi in una misteriosa villa presente nel luogo.

Il primo Resident Evil si svolge in questa enorme magione, nei panni di Chris Redfield o Jill Valentine, dove gli S.T.A.R.S. scoprono che il posto è utilizzato segretamente dalla Umbrella Corporation per esperimenti con armi biologiche. Di questi, il più comune è un virus in grado di trasformare gli umani in creature simili a zombie, il quale sembrerebbe essere sfuggito ai laboratori della villa.

L’obiettivo del gioco è, appunto, sopravvivere alla villa, cercando di sbloccare le numerose strade superando trappole ed enigmi, e combattendo contro zombie e creature ancor peggiori, il tutto con munizioni e risorse sempre limitate. 

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Fonte immagine: IGDB

Sono proprio le risorse limitate, e la buona resistenza dei nemici, a far sì che sparare non è sempre la soluzione migliore in Resident Evil. Questo vale ancor più in Resident Evil 2, dove i nuovi protagonisti, Leon S. Kennedy e Claire Redfield, devono affrontare fin da subito un maggior numero di nemici con lo stesso limite delle risorse; così come Jill Valentine in Resident Evil 3, perennemente in fuga dal temibile e ormai celebre Nemesis.

La struttura di gioco della saga è divenuta più action a partire dallo stimatissimo Resident Evil 4, che pur non rinnegando affatto la componente survival, favorisce chiaramente le sparatorie, con più di una sessione in cui è obbligatorio uccidere tutti gli avversari, con nemici che non vengono più bloccati sempre dalle porte (anzi, potrebbero anche distruggere le finestre pur di raggiungere Leon), e con questi che, pur essendo numerosi, una volta abbattuti rilasciano spesso diversi tipi di munizioni.

Tuttavia, la base di Resident Evil resta quella del survival horror, tant’è che i fan rimasero delusi quando la saga si spinse troppo verso l’action (Resident Evil 6). Inoltre, per spezzare un’altra lancia a favore del nuovo corso della saga, neanche in Resident Evil 4, in realtà, si spara agli zombie, semplicemente perché già a partire dal quarto capitolo della saga, i nemici più comuni non sono più zombie, bensì creature che ricordano un po’ “La Cosa” di John Carpenter o il manga “Kiseiju – L’ospite indesiderato” (noto anche come “Parasyte”).

Quest’ultima osservazione è volta a criticare chi giudica i nuovi capitoli come “falsi Resident Evil” semplicemente perché non si affrontano gli zombie classici dei primi tre capitoli. Ricordiamo, infine, oltre al fatto che gli zombie in Resident Evil hanno sì l’estetica, ma non il concept tipico della cultura popolare (morti che tornano in vita), che fin dal primo capitolo della saga ci sono sempre stati diversi tipi di nemici mutanti, oltre agli zombie.

resident evil 4
Fonte immagine: IGDB

Resident Evil VII e VIllage – Ethan Winters e tutto ciò che serviva alla saga

Giocando il primo Resident Evil, ho avuto l’impressione che avesse l’ambientazione giusta per il gioco giusto, ma con i protagonisti sbagliati. Cosa c’azzecca il poliziotto stereotipato degli anni ‘90 con l’ambientazione evocativa di Villa Spencer? E perché, con tutte le possibilità offerte dalla lore del gioco (soprattutto nel remake del 2002 per GameCube, con la storia della famiglia Trevor), rivelare subito che i problemi sono dovuti a un virus? 

Una scelta, questa, che per storia e ambientazione funziona meglio nei sequel, ma che non toglie quell’amaro in bocca dovuto al non aver visto un protagonista diverso. A colmare questo desiderio ci ha pensato Ethan Winters, protagonista di Resident Evil VII e Resident Evil VIllage.

Chi è Ethan Winters? Non si sa, dato che Capcom non vuole svelarne nemmeno l’estetica (viene mostrato soltanto che ha i capelli biondi), sicuramente per cercare di immedesimare il giocatore in questo nuovo protagonista, grazie anche alla nuova visuale in prima persona che supporta anche il VR. 

Certamente Ethan non è un poliziotto. Di lui sappiamo soltanto che è sposato con Mia, che credeva morta dopo la scomparsa di una nave sulla quale viaggiava, ma tre anni dopo riceve un’informazione secondo la quale Mia è ancora viva e si trova in Louisiana, alla fattoria dei Baker. Raggiunto il luogo, apparentemente abbandonato da anni, Ethan decide di intrufolarsi per cercare sua moglie, scoprendo un orrore inimmaginabile riguardante la famiglia Baker. 

resident evil VII
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Ethan Winters è il protagonista che è sempre mancato a Resident Evil: una persona qualunque, che si ritrova in una situazione terribilmente imprevedibile per lui. 

Ethan non ne sa niente di armi biologiche e di chi le sperimenta, e non è assolutamente preparato ad affrontare situazioni del genere, ma sia in Resident Evil VII che in Resident Evil VIllage, Capcom è stata brava nel raccontare un nuovo tipo di rischio biologico che riesca a tenere in bilico tra il soprannaturale e l’errore di laboratorio anche un giocatore veterano della saga. 

Resident Evil VII lancia subito Ethan e il giocatore nell’orrore di quello che, probabilmente, è di gran lunga il capitolo più spaventoso della saga, con un terrore crescente e poche informazioni riguardanti l’accaduto, fino ad arrivare a chiedersi quanto possa essere credibile questo nuovo incubo nella saga di Resident Evil. Una volta ricevuta la spiegazione, ci si rende conto che non solo è credibile, ma è possibile anche che ci si ritrovi a chiedersi come sia stato possibile non aver nemmeno pensato a un’ipotesi del genere.  

Per il resto, quasi a voler sembrare un reboot, Resident Evil VII strizza l’occhio al primo capitolo della saga, e ai primi tre capitoli in generale. Ambientato nuovamente in una casa, con altri luoghi esterni che ricordano molto alcuni visti nel primo Resident Evil, così come le porte che necessitano chiavi particolari per essere aperte. Non mancano le risorse limitate, nemici duri a morire, ostacoli che richiedono determinati oggetti per essere superati, boss fight, e persino una sessione con il “Tyrant” (ovvero, il nemico imbattibile che insegue il giocatore).

resident evil VII
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Resident Evil VIllage, invece, è un videogioco diverso dal settimo capitolo: ne mantiene lo stile, ma è molto di più. 

Ethan Winters stavolta ha fatto tesoro dell’esperienza di Casa Baker e di quattro anni in contatto con Chris Redfield, eppure Capcom riesce nuovamente a lanciarlo assieme al giocatore in un incubo dove è all’oscuro di tutto, ambientato in un villaggio dall’aspetto folkloristico che porta nuovamente a domandarsi se si tratti davvero di virus ed esperimenti, per poi dare sempre la conferma con spiegazioni plausibili.  

Il mondo di gioco è molto più grande rispetto a Resident Evil VII, con il giocatore che dovrà passare più volte nel villaggio ottenendo sempre la possibilità di aprire nuove strade precedentemente bloccate, sia obbligatorie che opzionali. Ma il vero punto di forza sono i luoghi esterni al villaggio, dall’estetica differente e allo stesso tempo amalgamata benissimo con l’ambientazione del gioco, i quali offrono, soprattutto, tipologie di gameplay completamente differenti l’una dall’altra. 

In Resident Evil VIllage troviamo action, survival, sessioni con il “Tyrant”, esplorazione, raccolta di oggetti utili, sessioni spaventose alla Resident Evil VII, e il ritorno degli enigmi vecchio stile assenti nel capitolo precedente, seppur non troppo complessi (questo è dovuto sicuramente al voler rendere più fruibile l’esperienza di gioco, volta anche a raccontare una storia).  

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Cosa manca a Resident Evil VIllage?

L’idea di una persona qualunque come protagonista di Resident Evil, potrebbe non piacere ai fan affezionati a personaggi come Chris, Jill, Leon, e compagnia, ma è innegabile che funzioni; così come potrebbe non piacere la visuale in prima persona, la quale funziona al punto tale da rendere fruibili situazioni impensabili con questa telecamera (molto più della primissima telecamera “over the shoulder” mostrata al mondo da Resident Evil 4).

Dopotutto, Resident Evil ha sempre mantenuto negli anni alcune caratteristiche comunque apprezzabili, ma con difetti evidenti, come il fatto di non aver mai avuto una gran trama né una narrazione degna di nota. Un difetto, questo, al quale non fanno eccezione gli ultimi due capitoli della saga.

Ad esempio, nonostante il terrore trasmesso, Resident Evil VII è così pieno di cliché, almeno nella parte iniziale, da far tornare in mente un noto monologo di Giorgio Panariello sui film dell’orrore. Qualcosa di simile, seppur in maniera minore, la si trova anche all’inizio di Resident Evil VIllage. 

L’elemento narrativo prevalentemente colpito da questi difetti narrativi, è proprio Ethan. Abbiamo parlato di quanto sia buona l’idea di una persona qualunque come protagonista di queste vicende, eppure Ethan, paradossalmente, non riesce a staccarsi completamente dallo stile del protagonista hollywoodiano, risultando poco credibile in diverse situazioni. Un uomo comune, che vede segnali di un grosso pericolo ma decide con nonchalance di rischiare, senza pensare minimamente di aspettare un attimo e provare prima a chiamare aiuto. 

Un’altra caratteristica poco credibile del personaggio di Ethan sono le sue reazioni agli eventi, a partire dalla reazione a ferite importanti, nonostante la sua capacità rigenerativa (che poteva comunque essere raccontata meglio) dovuta a ragioni di trama, per finire con affermazioni e dialoghi imbarazzanti per quanto improbabili, soprattutto in Resident Evil VIllage. 

Si tratta di una serie di piccoli errori che diventano particolarmente fastidiosi quando, come in questo caso formano un insieme, e basterebbe qualche piccola accortezza in più per andare finalmente a risolvere un problema storico di questa saga.

Con quest’ultima speranza per il futuro di Resident Evil vi saluto, e vi do appuntamento al prossimo numero di “Objection!” Cliccate qui per raggiungere tutti i numeri precedenti

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