Mutropolis: Indiana Jones è un Weasley e viene da Marte

Mutropolis: Indiana Jones è un Weasley e viene da Marte
fonte: 2duerighe.com

Due anni fa Pirita Studio annunciava la sua prima avventura grafica punta-e-clicca con un trailer che, in poco meno di un minuto, sembrava essere una semplice accozzaglia di idee. Un mese fa, invece, quello di annuncio era stato molto più chiaro: si parte, bisogna cercare la mitica città di Mutropolis! 

Trama e Gameplay: tra mummie, peperoncini marziani e città perdute

Mutropolis è ambientato in un futuro lontano lontano- anche se nella nostra stessa galassia. 

Gli esseri umani, in seguito a un “cataclisma”, si sono visti costretti a lasciare il pianeta Terra per approdare su Marte, sul quale hanno costruito una colonia che, con il tempo, ha di fatto occupato tutto il pianeta rosso. Il nostro adorabile protagonista, Henry Dijon (sui nomi ci torneremo più avanti…), è rosso a sua volta: un ginger puro, con tanto di occhioni azzurri e lentiggini sul viso, archeologo e “detective” principale della storia. Insieme a lui, gli altri membri del team: i due gemelli, Micro e Luc; Carlata, con una leggera dipendenza dall’alcol; Cobra, dalla scorza resistente ma con un dolce ripieno inaspettato; il robottino Max a cui sarà impossibile non affezionarsi; e Totel, capo della spedizione. 

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Sì, perché il team è stato inviato sulla Terra ormai disabitata, a distanza di circa 3000 anni da oggi, per lo studio del territorio e per comprendere meglio la storia della razza umana. Durante una spedizione archeologica in una grotta, tuttavia, il grande capo Totel viene misteriosamente rapito. Toccherà al team, e in particolare al nostro Henry Dijon, risolvere il mistero dietro questa sparizione, intimamente collegata con la convinzione da parte dello stesso Totel dell’esistenza della fantomatica città di Mutropolis, a sua volta legata a doppio filo alla mitologia egizia. 

Nonostante un finale abbastanza prevedibile, di per sé il gioco è molto godibile e divertente. Per un totale di circa 9 ore, la storia scivola via da sé, non senza qualche intoppo. I rompicapi infatti non sono mai particolarmente semplici e non si limitano ad andare avanti e indietro da un punto A a un punto B. Tutti gli enigmi, infatti, non sono mai irrisolvibili o noiosi, né una lunga serie di cause-conseguenze: sono veri e propri puzzle mentali, di cui spesso sai di avere tutti gli elementi ma non sai in che direzione andare, come metterli in fila o ancora a cosa ti possono servire.

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In questi momenti di “stasi”, invece di darti suggerimenti o indizi, il gioco ti permette di scoprire qualcosa di più sui personaggi, sulla loro storia o sul mondo che ti circonda, il quale, seppur somigliante al nostro, in realtà è strano e curioso. Ad esempio, l’unico documento che è stato trovato riguardante l’uso e il nome della pipa è il quadro di Magritte “Ceci n’est pas une pipe”: Dijon sottolinea così che l’unica cosa che si sa è che, effettivamente, quella che per noi è una pipa tra 3000 anni, per loro, non lo sarà. 

Ironia e pop culture: quando un gioco è bello perché giochi

La trama scorre, il gameplay è semplice e il gioco è solido, che già di per sè sono caratteristiche che potrebbero bastare. Ma di fatto, la vera potenza di Mutropolis sta proprio nell’ironia che lo caratterizza, nel divertimento, a volte fine a se stesso, che sta immerso all’interno della Lore, in quella parte di racconto, cioè, che non ha strette finalità di trama. Ed è quello che ti strappa la risata o il cuore dal petto, in base ai casi. 

Personalmente, la bambina che è in me e che, alla veneranda età di 5 anni, avrebbe tanto voluto diventare un’archeologa ha lanciato un gridolino di gioia quando mi sono resa conto che Henry Dijon è semplicemente la storpiatura nascosta di Henry Walton-Jones, il vero nome di Indiana Jones. Ma la verità dei fatti è che Dijon sembra l’opposto del mitico archeologo di Spielberg: pauroso, incerto, dolcissimo e con una spiccata capacità di mettersi nei guai, il che rende tremendamente impossibile non volergli un gran bene. Crescerà, nel corso del gioco, sempre in maniera stereotipica, ma funzionale e intelligente. 

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I riferimenti alla cultura pop sono incredibilmente tanti e lo stesso team è un cliché voluto sulla creazione dei team moderni in ogni serie tv o film, col ragazzo buono e la biondina svampita, i due scienziati precisini e puntigliosi, ma gemelli e quindi diversi per forza, il vecchio pazzo visionario che alla fine si scopre avesse ragione e la crudele mora che rivela, infine, avere un cuore morbido. 

L’umorismo dei personaggi, le loro battute e la loro caratterizzazione macchiettistica ma non stucchevole o esagerata, anche attraverso il giusto design di gioco e le giuste pennellate di colore, rende ancora più piacevoli le 9 ore di complicati rompicapo alla Professor Layton

Il divertimento, in pratica, sta tutto nel fatto che, guardate un po’, si gioca. Si ha la percezione reale di star facendo succedere cose che senza il nostro spremere le meningi di continuo, non accadrebbero mai da sole. Mutropolis non si prende mai sul serio, non è impegnato, non è “d’autore” come si usa dire di recente, ma prende sul serio il giocatore e la sua intelligenza, la sua capacità di mettere i puntini al proprio posto. 

Finalmente un gioco che non ci tratta da stupidi

Con l’attuale tendenza a dare “la pappa pronta” al giocatore senza lasciare dubbi o spiragli su nulla (che sia lore o trama poco importa), spesso tramite i famigerati spiegoni alla Occhi del cuore di Boris, Mutropolis è una boccata d’aria fresca dopo dieci ore passate con la mascherina. 

Riesce ad essere un semplice punta-e-clicca in cui tutto viene raccontato al momento giusto, con i suoi tempi e le sue dinamiche semplici ma efficaci, senza appesantire, senza perdere ironia o umorismo e senza risultare pesante. 

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Temevo tantissimo un finale “moralistico”, con un lungo spiegone sugli errori degli esseri umani. E invece la conclusione, nella sua prevedibilità, è dolce e incredibilmente umana, nel senso più alto e contemporaneamente pratico del termine: ribaltando molti stereotipi, come prevedibile, i personaggi non perdono la loro caratterizzazione per acquisirne all’improvviso un’altra, infin redenti, ma anzi riescono ad inglobare in sè le nuove informazioni, amalgamandole alle precedenti con senso logico. 

Mutropolis è, in sostanza, senza ombra di dubbio, una delle migliori avventure grafiche degli ultimi tempi.

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