Evento PS5 rinviato – Le manifestazioni in America dovrebbero sensibilizzare anche i gamers

Evento PS5 rinviato – Le manifestazioni in America dovrebbero sensibilizzare anche i gamers
Fonte immagine: canale YouTube ufficiale di PlayStation

Avremmo tutti voluto leggere un articolo sull’evento PS5, stamattina. Previsto per le ore 22:00 di ieri, è stato invece posticipato a data da destinarsi, per via delle manifestazioni che stanno scuotendo l’America dopo l’omicidio di George Floyd.

Sony è stata una delle prime aziende del settore videoludico a prendere una decisione simile, molte delle quali hanno anche fatto donazioni a Black Lives Matter, un’organizzazione che si occupa della lotta al razzismo.

Purtroppo, però, è capitato di leggere fin troppi commenti superficiali riguardo tali scelte, soprattutto qui in Italia. Sarà che nel nostro paese si è aspettato un po’ prima di preoccuparsi della situazione, e che le notizie arrivino ancor più travisate.

Lungi dal voler fare un articolo di approfondimento sull’attuale situazione negli Stati Uniti (tra l’altro, argomento molto delicato) nella sezione videogiochi, ma è necessario sostenere queste iniziative del settore videoludico e spiegarne il motivo.

Per alcuni sono un semplice svago, ma i videogiochi, al pari di altri medium, da decenni cercano di diventare qualcosa di più.

Presentazione PS5 rinviata – Un falso problema

Sicuramente è un peccato il rinvio dell’evento in cui Sony avrebbe mostrato i primi videogiochi PS5, considerando la penuria di informazioni che abbiamo a pochi mesi dall’arrivo della next gen. Si vociferava di un remake o remastered di Demon’s Souls, forse avremmo visto qualche Tripla A come il sequel di Horizon Zero Dawn, e l’annuncio era stato condiviso anche da software house importanti, come Square Enix.

Proprio la penuria di informazioni porta i fans a prendersela per il rinvio dell’evento, specialmente in questo 2020 costernato da una catena di rinvii partita da febbraio, prima ancora della pandemia, ma dove sarebbe il problema?

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Fonte immagine: canale YouTube ufficiale di PlayStation

Davvero un rinvio causa tutti questi problemi ai giocatori? Probabilmente siamo così abituati all’informazione continua a portata di mano, che l’assenza di notizie la vediamo come un segno di inattività. In realtà, che differenza fa se l’evento PS5 si dovesse tenere adesso, tra qualche settimana, o il mese prossimo? La console arriverà a fine anno, ed è stato confermato più e più volte che non subirà alcun rinvio, nonostante le voci, e siamo solo a metà anno. C’è davvero tutta questa fretta verso PS5? Evidentemente sì, considerando anche l’esistenza di promozioni di GameStop rilasciate con un anno d’anticipo, ma bisogna ammettere che non stiamo parlando di qualcosa di fondamentale.

Non è indispensabile questa frenesia di voler conoscere videogiochi che arriveranno a fine anno, o addirittura l’anno prossimo, quando questo 2020 è pieno zeppo di titoli importanti arrivati nei mesi passati e in arrivo nei prossimi mesi. Molti di questi titoli, hanno subito un rinvio, ma alla fine arriveranno tutti sul mercato.

Omicidio George Floyd – Perché è importante sensibilizzare anche i gamers

Abbiamo già detto nell’introduzione che l’Italia sembrerebbe essersi interessata con un po’ di ritardo alle manifestazioni che stanno scuotendo l’America; sarà un caso, ma la presa di posizione del mondo videoludico è uno degli eventi che ha cominciato a smuovere il nostro paese.

Con questo non voglio dare assolutamente il merito ai videogiochi per il fatto che in Italia si sia intensificato l’interesse verso ciò che sta accadendo negli Stati Uniti, ma parliamo di un medium d’intrattenimento che fa sicuramente parte della cultura pop, e hanno quindi un ruolo importante anche nel sensibilizzare l’opinione pubblica, esattamente come attori, musicisti, altri. Non che queste opinioni debbano necessariamente essere prese come verità assolute (la responsabilità, in questo caso, dovrebbe essere soprattutto di chi decide di prendere determinate posizioni) ma la loro importanza è innegabile.

george floyd
Fonte immagine: ANSA

C’è chi trova insensato tutto questo, in quanto vede i videogiochi solo come un medium d’intrattenimento, ma bisogna accettare il fatto che non solo i videogiochi fanno parte della cultura pop, ma a volte sono e vogliono essere anche una forma d’arte, soprattutto da parte di chi li crea.

Tuttavia, come ha detto Davide Marra nel Cerbero Podcast durante l’intervista a Michele Poggi (Sabaku No Maiku), il medium videoludico avrebbe bisogno di una maggiore esigenza (costruttiva ndr) anche da parte dei suoi fruitori, altrimenti rischia di essere vittima del prodotto fan service, nel quale da anni cadono troppo spesso anche altri medium, come accade, ad esempio, nel cinema o nella musica.

Ebbene, quando si tratta di cultura pop o di arte, non ci si può aspettare che i produttori siano persone fuori dal mondo. Rendiamoci conto che durante l’omicidio di George Floyd, se una persona comune non avesse deciso di fare l’unica cosa possibile in quel momento, ovvero riprendere il tragico evento con il suo smartphone e far circolare il video sul web, oggi nessuno ne parlerebbe e quest’uomo sarebbe stato assassinato ingiustamente e nel silenzio.

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