Bloodborne – “Return to Yharnam”… da soli (parallelismi con l’attualità)

Bloodborne – “Return to Yharnam”… da soli (parallelismi con l’attualità)

Sono passati quasi cinque anni da quando Bloodborne, capolavoro assoluto di FromSoftware, approdò in esclusiva su PS4. Per festeggiare, la community di Reddit organizza ogni anno di questo periodo l’evento “Return to Yharnam”.

L’evento, che durerà fino al 24 marzo, consiste nel creare un nuovo personaggio e affrontare l’avventura con altri giocatori, sia alleati che invasori.

“Return to Yharnam” è un’esperienza da provare, così come le numerose iniziative che Reddit organizza continuamente per Bloodborne e per la trilogia di Dark Souls. Personalmente, però, suggerisco di fare un’esperienza diversa in questo videogioco: tornare sì a Yharnam, ma da soli.

Suggerire di giocare offline, di fronte a un evento online, potrebbe sembrare un controsenso in questo periodo di quarantena, tra videochiamate, catene di Instagram, e qualsiasi altro modo plausibile per stare in contatto con altre persone. Eppure giocare offline a Bloodborne, può essere anche un’esperienza videoludica per immedesimarsi e riflettere nella situazione attuale.

Bloodborne e l’immedesimazione con l’attualità

Il concetto di “attualità”, in questo caso, intende proprio l’attualità italiana e mondiale: il Coronavirus, i contagi, la quarantena. Potrebbe sembrare una forzatura, ma basta osservare i titoli di cui molti giocatori stanno condividendo l’esperienza sui Social: videogiochi quali The Last of Us, Days Gone, Death Stranding, e ovviamente Resident Evil.

Videogiochi, dunque, per la maggior parte post-apocalittici, come a voler sdrammatizzare questo brutto periodo, ma allora perché non scegliere Bloodborne e scoprire molti più parallelismi?

Bloodborne è ambientato nella città di Yharnam, nota per un sangue speciale in grado di curare qualsiasi malattia, la quale è anche afflitta periodicamente dalla Piaga delle Belve. Questa piaga si scatena a causa di un’infezione dovuta all’infusione di sangue di Yharnam, e periodicamente (probabilmente durante le fasi di plenilunio) trasforma pian piano gli umani in belve.

Per capire i parallelismi di Bloodborne con l’attualità del nostro paese, bisogna osservare il gioco da un punto di vista diverso dal solito (esattamente come avvenuto con BioShock per capire il suo ruolo nel mondo videoludico): con gli occhi del protagonista.

Yharnam è una città in cui non si può né entrare né uscire, specialmente in questo periodo in cui è afflitta dalla Piaga. Persino la Chiesa della Cura, che si occupa dell’infusione del sangue, chiude l’ingresso al proprio quartiere, Cathedral Ward, oltre ad aver bloccato definitivamente l’accesso a Old Yharnam, la parte della città caduta definitivamente in rovina da tempo. Infine, gli abitanti ancora in salute, per evitare il contagio e le belve, si chiudono in casa e non aprono a nessuno.

Fortunatamente, il personaggio giocante ha “l’autocertificazione”. Diversa da quella italiana, in quanto si ottiene tramite una sorta di immunità di gregge proposta dal governo britannico. Il protagonista è sopravvissuto ed ora può spostarsi a Yharnam, perché è diventato un cacciatore di belve.

Bloodborne

Quella di Bloodborne è una situazione molto più paragonabile all’attualità, se proprio ci si vuole immedesimare in questa tramite un videogioco. Abbiamo un’infezione che chi governa a Yharnam ha cercato di contenere chiudendo tutto, ma queste misure di sicurezza non sono state sufficienti.

Il protagonista, con un misto tra l’autocertificazione e l’essere un superstite dell’immunità di gregge, può muoversi per Yharnam con uno scopo, ma attenzione: si tratta di un forestiero, e non viene ben visto dai cittadini di Yharnam, i quali credono che la Piaga delle Belve sia stata portata dagli stranieri.

Dopotutto all’inizio di Bloodborne si è ancora in una Yharnam al tramonto, la notte di caccia ancora non è iniziata, e i cittadini hanno ancora tempo di prendersela con i forestieri, un po’ come i casi degli italiani che davano addosso ai cinesi, prima del focolaio di Codogno.

Per non farci mancare nulla, abbiamo anche una parte che può fare la gioia dei complottisti, ma è anche la parte più riflessiva.

Bloodborne e il cosmic horror lovecraftiano

La cosa più misericordiosa del mondo, ritengo, è l’incapacità della mente umana di correlare tutto ciò che essa contiene. Viviamo su una placida isola d’ignoranza nel mezzo di neri mari d’infinito, e non è destino che noi si intraprenda lunghi viaggi. Le scienze, ognuna delle quali compie sforzi in una sua direzione, ci hanno quindi danneggiato in scarsa misura; ma un giorno l’insieme di conoscenze non connesse l’una all’altra spalancherà prospettive della realtà, e della nostra terrorizzante collocazione in essa, talmente spaventose da farci precipitare nella follia a causa di quella rivelazione, oppure spingerci a rifuggire l’illuminazione di quella conoscenza nella pace e nella sicurezza di una nuova era oscura.” 

H.P. Lovecraft – Il Richiamo di Cthulhu

L’introduzione de Il Richiamo di Cthulhu è un sunto perfetto della filosofia di Howard Phillips Lovecraft, la cui letteratura è stata fonte di ispirazione per Bloodborne. Lovecraft è vissuto in un periodo di scoperte scientifiche che smentivano pian piano le religioni e le credenze popolari, ma essendo egli stesso un pessimista, riteneva che prima o poi la mente umana sarebbe rimasta sconvolta da qualcosa di incomprensibile.

Da qui nasce il cosmic horror, “l’orrore cosmico”, ovvero l’inettitudine dell’essere umano di fronte alla grandezza del Cosmo. Lovecraft ha applicato questo concetto nel suo universo narrativo dell’orrore, dell’inspiegabile, e anche del fantastico, creando le proprie divinità (o entità aliene) e i rispettivi culti, antichi riti e artefatti, e il proprio concetto di sogno e aldilà.

Questo concetto è anche la base di Bloodborne, ma come può essere paragonabile alla realtà? Sappiamo per certo che il Coronavirus è partito dalla Cina, mentre in Bloodborne la Piaga delle Belve non è stata portata dagli stranieri, al contrario di ciò che è stato evidentemente fatto credere agli abitanti di Yharnam. Questo potrebbe essere la gioia dei complottisti, secondo i quali il Coronavirus non è partito dal consumo di alcune carni animali che non dovrebbero essere mangiate, bensì da un laboratorio, ed è in realtà un esperimento sfuggito alla Cina, o lanciato appositamente per un test, o ancora lanciato dagli Stati Uniti per colpire l’economia cinese, o dalla Germania per colpire l’economia italiana.

Indipendentemente se si vuol credere alle notizie ufficiali, le più attendibili, o se si vuol fare i complottisti, la realtà dice che il Coronavirus ha colpito tutti, e sta influendo sull’economia mondiale. La verità ci dice che l’uomo è fallibile, in Bloodborne così come nella realtà.

A Yharnam la situazione peggiora ad ogni notte di caccia, perché chi governa la città si è spinto un po’ troppo oltre con le proprie ambizioni e ora ne pagano il prezzo. Old Yharnam ha già pagato, a causa di qualcosa peggiore di quanto si possa immaginare.

Questo è il parallelismo con il Coronavirus. A qualunque cosa si voglia credere, la situazione attuale è dovuta all’aver fatto qualcosa che non andava fatto; alla mancata programmazione, all’essersi fatti sfuggire di mano la situazione.

bloodborne

Gli ultimi parallelismi tra Bloodborne e l’attualità, riguardano l’impossibilità di conoscere la verità assoluta, e l’impotenza nel poter cambiare le cose.

La lore di Bloodborne è volutamente aperta: per quanto si possa esplorare, per quanti possibili sentieri tracciati si possano svelare, non avremo mai la chiusura definitiva del cerchio. E per quanto terribile sia la verità nascosta dietro Yharnam, il cacciatore si accorgerà che non può cambiarla, indipendentemente da quale strada decida di percorrere.

Dunque, se anche dovessero aver ragione i complottisti riguardo il Coronavirus, cosa potremmo mai fare? E’ il caso di un bambino che controlla sotto il letto per paura della presenza di un mostro: se mai dovesse trovarlo, cosa potrebbe fare? In questo mondo possiamo solo sopravvivere, bisogna essere bravi e fortunati. Possiamo essere una vittima della Piaga, o un cacciatore, magari un chierico, un cacciatore di cacciatori, un Powder Keg, ecc.

Questo è l’orrore cosmico lovecraftiano proiettato nella realtà: l’essere umano, dal più grande al più misero, è un inetto di fronte a determinati eventi.

 

 

 

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