The Last of Us – La serie TV tra garanzie, aspettative, e… Coronavirus?

The Last of Us – La serie TV tra garanzie, aspettative, e… Coronavirus?

Qualche tempo fa, Sony dichiarò che avrebbe voluto dedicarsi anche alla produzione di film e serie TV ispirate ai videogiochi esclusivi per PlayStation. Sembrava un’idea remota, invece è arrivato un grosso annuncio a riguardo: HBO sta producendo una serie TV su The Last of Us.

Una notizia che ha fatto esultare parecchi fan (trattandosi probabilmente anche di fan delle serie TV) ma che ha visto anche molti rimanere scettici. Dopotutto è risaputo che, nella maggior parte dei casi, le opere televisive e cinematografiche tratte dai videogiochi non ottengono molto successo.

I dubbi sono leciti, ma questa produzione parte già con delle garanzie.

Chernobyl incontra Naughty Dog

Il primo nome che salta all’occhio in questa produzione  quello di HBO, il cui logo è rimasto impresso sicuramente grazie a Il Trono di Spade (Game of Thrones), serie TV apprezzatissima andata in onda dal 2011 al 2019, le cui otto stagioni, per quanto deludenti nel finale, hanno sicuramente imposto un nuovo livello di qualità per le opere televisive.

In realtà HBO esiste dal 1972, e la sua programmazione comprende, e ha compreso, moltissime serie TV. Difatti, questo nuovo lavoro su The Last of Us è stato affidato a Craig Mazin, sceneggiatore della miniserie Chernobyl, altra opera televisiva di successo basata, appunto, sul disastro nucleare di Chernobyl avvenuto nel 1986.

Dopo una carriera da sceneggiatore per lo più in commedie cinematografiche, tra le quali le saghe di Scary Movie e Una notte da leoni, Mazin è fresco di una serie TV drammatica, e potrebbe essere il momento ideale per passare dal raccontare una tragedia nucleare storica, al raccontare una tragedia virale distopica.

the last of us serie tv

Tutto questo potrebbe non bastare come garanzia, ma oltre a HBO, la serie è prodotta anche da Sony Pictures Television e dalla neonata PlayStation Productions, quest’ultima creata appunto per la trasposizione cinematografica e televisiva dei videogiochi PlayStation.

Ultimo ma non ultimo, Naughty Dog è parte integrante del progetto, e vede il suo presidente Evan Wells come produttore esecutivo della serie, assieme a Carolyn Strauss (già produttrice esecutiva di Chernobyl), così come ad affiancare Mazin nella scrittura troviamo nientemeno che Neil Druckmann, director di The Last of Us e The Last of Us Part II.

Abbiamo già The Last of Us su PlayStation

Un altro dubbio su questa serie TV, riguarda l’opera che intende trasporre sul piccolo schermo: uno dei punti di forza di The Last of Us è la sua componente narrativa, e così come la serie di Uncharted, anch’essa sviluppata da Naughty Dog, è uno dei migliori esempi di incontro tra videogiochi e film. Dunque, la serie TV di HBO quale parte della storia vuole andare a trattare?

Una trasposizione televisiva del primo The Last of Us, o del secondo capitolo in arrivo, è impensabile. In poche parole, un’opera come il Tomb Raider cinematografico del 2018, con protagonista Alicia Vikander, sarebbe inutile: The Last of Us è un capolavoro, la sua storia funziona benissimo in ambito videoludico, e non ha bisogno di essere riproposta in forma di serie TV.

Su questo argomento, Sony da l’impressione di avere già le idee chiare; l’esempio è il film di Uncharted (ancora bloccato in una travagliatissima produzione), che vedrebbe Tom Holland interpretare un giovane Nathan Drake, andando così a trattare una parte della storia del protagonista di cui non è stato mostrato molto nella serie videoludica.

La serie TV di The Last of Us potrebbe, ad esempio, raccontare la storia di Joel nei vent’anni trascorsi tra l’Outbreak Day e l’inizio del gioco nel 2033 distopico, oppure la storia di Ellie prima dell’incontro con Joel, della quale abbiamo visto qualcosa solo nel DLC Left Behind.

Potremmo anche ipotizzare una sorta di spin-off con protagonisti altri personaggi, ma, almeno inizialmente, è impensabile anche un The Last of Us senza Joel ed Ellie.

the last of us serie tv

The Last of Us ai tempi del Coronavirus

Il COVID-19 è attualmente il principale problema del mondo, e nell’era digitale c’è chi ha ironizzato utilizzando gli scenari post apocalittici di saghe quali Resident Evil e, appunto, The Last of Us. Dopotutto, l’epidemia in The Last of Us è causata dal Cordyceps: un fungo realmente esistente in natura che colpisce solo piante e insetti, ma che Naughty Dog ha utilizzato in un immaginario dove arriva a colpire anche gli esseri umani.

Non sappiamo se il Coronavirus sarà utilizzato in futuro per un’opera distopica, ma abbiamo la certezza che l’attualità ha sempre influenzato le opere artistiche, anche sotto forma di critica.

Viviamo in un periodo storico di nuovi contrasti politici ed economici fra oriente e occidente, con l’Europa in una posizione di mezzo, in una sorta di riflessione per scegliere con chi schierarsi.

Ad esempio, qualcuno ha visto proprio in opere quali la miniserie Chernobyl, una frecciatina dell’America all’ex Unione Sovietica. Potrebbe la serie TV su The Last of Us, annunciata proprio in questo periodo, essere una frecciatina nei confronti della Cina per la situazione attuale? Oppure, potrebbe essere anche semplicemente una serie TV che fa leva in maniera estrema sulla paura del Coronavirus?

the last of us serie tv

Sembrerà un’idea assurda, una coincidenza, ed è più facile credere che l’annuncio della serie TV in produzione va ad affiancarsi all’imminente arrivo di The Last of Us Part II.

Tuttavia, viviamo anche in un mondo che da tempo vive di dietrologia, alimentata ancor più dai social, quindi è lecito pensare che lo produzioni sono a conoscenza del fatto che basta poco per far storcere il naso a qualcuno.

Potrebbe essere un altro caso, ma di recente sono arrivate anche nuove informazioni riguardo la produzione della serie Netflix su Resident Evil.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook