Children of Morta – L’avventura è un piatto che va gustato in famiglia!

Children of Morta – L’avventura è un piatto che va gustato in famiglia!

Ve lo ricordate Frostpunk? Sì, sì, quel “gioco” che mi ha completamente congelato l’anima, spingendomi a riflettere su cosucce quali il cambiamento climatico e la natura distruttiva del potere. Non ve lo ricordate? Nessun problema, date un’occhiata qui (o meglio, qui) e capirete tutto. Frostpunk era, anzi è, una creatura di 11Bit Studios che, incidentalmente, torna a trovarci in questo articolo, proponendoci Children of Morta.

Sarò sincero: ero fottutamente terrorizzato all’idea di toccare un altro prodotto 11Bit. Ma, per fortuna, lo studio polacco in questo caso ricopre solo il ruolo di publisher, mentre lo sviluppo è affidato al team Dead Mage. Questo, almeno in teoria, significava che non correvo alcun rischio di riportare ulteriori traumi emotivi che avrebbero reso milionario il mio analista.

Ed in effetti è stato proprio così. Quella di Children of Morta si è rivelata essere un’esperienza coinvolgente, affascinante e (fortunatamente) dai marcati contorni wholesome, sebbene non privi di picchi emotivi.

La premessa del gioco è semplice, si tratta di un action rpg (quelli alla Diablo, dove ci si frantuma i pollici menando spadate e lanciando proiettili più o meno magici) che ci presenta, al posto del solito lupo solitario o gruppo di tenebrosi avventurieri, una simpatica famiglia di eroi impegnata a salvare il mondo dall’ira di un’oscura divinità. Siete curiosi? Venite con me, allora, c’è qualcuno che dovete incontrare…

Vi presento i Bergson

Cuore pulsante di Children of Morta, la famiglia Bergson rappresenta la quasi totalità dei personaggi che impareremo a conoscere ed amare durante la nostra avventura. Per anni posta a guardia e protezione del sacro monte Morta, questa combriccola di eroi racchiude molti talenti: Nonna Margareth, ad esempio, è una potente maga in grado di comunicare con gli Spiriti della montagna; il figlio minore di Margareth, John, è un abile guerriero che affronta il male armato di spada e scudo, mentre i figli di quest’ultimo sono rispettivamente un’abile arciera, un assassino esperto nell’usare i pugnali per sferrare letali attacchi dalle ombre, un monaco maestro di arti marziali ed una (fin troppo) vivace, piccola maga estremamente portata per l’uso delle fiamme.

Nel corso del gioco potremo sbloccare gran parte dei componenti della famiglia e se all’inizio dovremo accontentarci della spada di John e dell’arco dell’aggraziata Linda, entro non molto tempo potremo sperimentare una buona varietà di scelta garantita dai 6 personaggi giocabili, ciascuno rappresentante una “classe” dotata di punti di forza e debolezze peculiari. Ma su questo aspetto, torneremo più avanti.

children of morta

I Bergson sono sicuramente il maggior pregio di Children of Morta. Dead Mage si è impegnata al massimo per creare un cast tutto sommato piccolo, ma estremamente ben caratterizzato, specialmente se consideriamo che il gioco non possiede alcun doppiaggio e che è, pertanto, costretto ad affidarsi esclusivamente alla qualità della scrittura. Ogni, e sottolineo ogni, personaggio, perfino quelli che non scendono in prima persona sul campo di battaglia come Margareth o Ben (personaggi non giocanti la cui sola funzione “meccanica” è quella di permettere l’acquisto di potenziamenti per i membri della famiglia) possiede una storia personale e tutta una serie di piccoli espedienti narrativi che lo mettono in relazione ai parenti e all’avventura.

La passione di Linda per la musica, la vitalità della piccola Lucy e del giovane Kevin, entrambi desiderosi di provarsi dei veri Bergson; il conflitto interiore di John, perennemente diviso fra il suo ruolo di padre e quello di guardiano della montagna, o il desiderio di riscatto di suo fratello Ben. Queste e decine di altre situazioni prenderanno vita davanti ai vostri occhi, negli intervalli fra un dungeon e l’atro, e faranno in modo che troviate non solo il personaggio più adatto al vostro stile di combattimento, ma anche il vostro eroe preferito, quello che sentirete come più vicino.

La famiglia, come concetto, è al centro di Children of Morta. Dopo averlo completato, posso dire che mi ha fornito un piccolo, ma interessantissimo, spunto di riflessione su quanto essa sia qualcosa di importante, difficile e (ci piaccia o meno) fondamentale nel determinare il nostro percorso personale.

Le famiglie che questano assieme, restano assieme

 

Children of Morta è, al suo cuore, un hack’n slash nel quale dovremo aprirci la strada attraverso dungeon infestati dalle creature della montagna sacra, rese folli dalla Corruzione, una forza oscura che minaccia di gettare il mondo nel caos. Prima di ogni missione dovremo selezionare uno dei componenti della famiglia Bergson da utilizzare in battaglia e, come già menzionato in precedenza, questa decisione influirà drasticamente sugli strumenti a nostra disposizione. Trattandosi di un gdr, man mano che sconfiggeremo i nemici il nostro avatar guadagnerà esperienza e imparerà nuovi trucchi sempre più devastanti.

Suona fin troppo familiare? In effetti, potrebbe. Ma Children of Morta ha una piccola sorpresa in serbo per voi: sfruttando fino in fondo il background familiare dei protagonisti, l’avanzamento di livello di un personaggio non riguarderà esclusivamente lui. Investendo punti abilità nel proprio skill tree, ogni componente dei Bergson può fornire bonus permanenti agli altri, bonus che ovviamente rispecchiano le caratteristiche dell’eroe in questione. Linda renderà più precisi gli attacchi dei suoi parenti, aumentando le probabilità di critico, mentre John aumenterà la loro salute, ad esempio.

Questi potenziamenti si applicano quando giocate in singolo, ma danno il meglio se applicati al multiplayer. Esatto, Children of Morta può essere giocato in compagnia di un amico tramite multiplayer locale, una scelta che ammicca decisamente ad un passato fatto di pomeriggi e nottate passate spalla a spalla sul divano in compagnia di fratelli, cugini e altri prodi alleati pronti a consumarsi le dita nel tentativo di finire il gioco di turno.

La possibilità di combinare due personaggi dagli stili complementari aumenta di parecchio il comparto strategico di Children of Morta che, specie nelle battaglie con i boss, richiede una buona dose di riflessi e un minimo di studio dei pattern d’attacco, onde evitare di finire ridotti in poltiglia nel giro di pochi secondi.

 Children of Morta, un gioco per tutta la famiglia

Ed eccoci giunti a quello che probabilmente è il punto forte e al contempo più debole di Children of Morta, ovvero il gameplay. Stiamo parlando di un gioco che si ispira ad un genere piuttosto “hardcore”, da sempre caratterizzato dalla sensazione di essere un eroe solitario soverchiato da orde di mostri, per arginare la quale il giocatore viene spinto ad accumulare quanto più bottino ed esperienza, in un grinding continuo che porta il personaggio a diventare potente quanto un semidio.

Se all’inizio della vostra esperienza in Children of Morta potrebbe capitarvi di sentirvi così, a causa del roster di personaggi limitato e dall’inesperienza iniziale, ben presto la situazione si capovolge: non appena si inizia ad acquisire una minima padronanza del sistema di combattimento (per godere della migliore esperienza è caldamente raccomandato l’uso di un controller, per sfruttare al meglio le meccaniche twinstick shooter) e, soprattutto, a riconoscere gli artefatti più utili, ecco la sensazione di difficoltà inizia a svanire sempre più.

Manca, insomma, una sfida costante: se il primo dungeon ha richiesto a chi vi scrive un paio di tentativi per essere portato a termine con successo, quelli successivi sono risultati fin troppo facili, inclusa la battaglia finale con il dio Ou.

Il gioco cerca di invogliare il giocatore a sperimentare i vari personaggi disponibili tramite la meccanica della fatigue: dopo aver trascorso un po’ di tempo nei labirintici ambienti del monte Morta, i Bergson inizieranno a sentirsi stanchi ed affaticati; in termini di gioco, questo si traduce in dei malus che diventano via via più pesanti. L’unico modo per guarire da questa condizione è concedere un po’ di riposo all’eroe esausto.

Questo espediente, da un lato, fornisce una motivazione per variare il nostro approccio a Children of Morta, impedendo di fossilizzarci eccessivamente su un solo stile di gioco. Abbinato al già citato sistema di potenziamo “collettivo”, rappresenta un valido incentivo a livellare ogni singolo personaggio; tuttavia, la stessa meccanica dei potenziamenti rende ogni personaggio decisamente più forte del suo livello individuale, abbassando il grado di sfida. Spetta soltanto a voi decidere se questo rappresenti un problema o meno: giocatori occasionali, o con meno tempo a disposizione, saranno sicuramente felici di non dover ricominciare il grind per ogni singolo personaggio, mentre quelli più duri e puri potrebbero sbadigliare.

La fine dell’avventura

Children of Morta è un’esperienza che, nella sua pur breve durata (circa una quindicina di ore) vuole farci riflettere sul significato e l’importanza della famiglia, dell’amore e della comprensione. Sicuramente, il pregio più grande di questo gioco risiede nella sua storia e nella qualità della sua scrittura, sia per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, sia per tutte le side quest attivabili nel corso delle vostre esplorazioni. Molte delle situazioni in cui mi sono imbattuto nel corso delle mie partite mi sono rimaste impresse per via del loro impatto emotivo e il finale mi ha fornito più di uno spunto di riflessione sull’amore e su come questo, una volta deformato, possa diventare pericoloso.

Dal punto di vista del gameplay, la faccenda è più spinosa: da un lato ci troviamo di fronte ad un gioco ben realizzato, con tutti gli elementi minimi richiesti ad un hack’n slash, e con alcune piccole gimmick tematiche molto carine; dall’altro, purtroppo, non c’è nessun vero elemento di meraviglia a livello di meccaniche e le “innovazioni” di Children of Morta lo spingono in una direzione di semplicità troppo marcata per catturare il cuore degli appassionati di Diablo o Path of Exile.

Il tema familiare e la non eccessiva difficoltà ne fanno però un ottimo titolo da gustare in compagnia di giovani giocatori (figli, magari), ai quali insegnare l’arte del dungeon crawling mentre ci si gode una bella storia.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook