INDIE ITALIANI 2.0 – GHOSTLY MATTER

INDIE ITALIANI 2.0 – GHOSTLY MATTER

Benvenuti al secondo appuntamento con la rubrica “Indie Italiani 2.0”! Nel primo numero, Marco Piacentini ci ha raccontato la sua esperienza nei panni di un gargantuesco lottatore di sumo con la recensione di Circle of Sumo (cliccate qui!). Oggi invece ci caliamo nelle atmosfere tenebrose di Ghostly Matter, una produzione di Small Bros, piccola software house capitanata da Ivan Porrini. Cominciamo!

LE MECCANICHE

Partiamo con una premessa: Ghostly Matter è un Metroidvania che riprende molto fedelmente i canoni classici del genere; forse, oserei dire, anche troppo fedelmente, al punto da diventare decisamente hardcore. Se siete dei neofiti, come la sottoscritta, vi potrebbe gettare nella confusione più totale già dalle prime ore di gioco.

Superato il tutorial, iniziate immediatamente l’avventura, ma attenzione: il gioco non fornisce un aiuto nemmeno per sbaglio. Gli indizi per proseguire sono molto sottili e vanno interpretati (ci ho messo un’eternità a capire cosa dovevo fare con la monetina…); dimenticarsi da dove si è venuti, dove si stava andando e come ritornare in un determinato posto per proseguire è molto facile, complice anche il fatto che la mappa risulta poco cristallina e a parte i cartelli sparsi qua e là, le ambientazioni hanno una varietà estetica un po’ limitata, che rende difficile orientarsi.

Insomma, o avete un’ottima memoria e riuscite a ricordarvi tutti i percorsi, oppure finirete a vagare per ore e ore avanti e indietro per la mappa prima di capire dove andare oppure di approdare per un colpo di fortuna sulla strada giusta. Ribadisco, però, che questo è un difetto che colpisce i neofiti, dunque non lo definirei un difetto nel senso vero e proprio del termine, ma è sicuramente un aspetto che è meglio considerare se siete interessati a questo gioco. Se amate il genere e vi piacciono le sfide, troverete pane per i vostri denti.

Ghostly Matter è un gioco che non perdona: gli oggetti curativi sono frequenti, ma non troppo, e l’imprudenza è fortemente penalizzata, quindi scordatevi di buttarvi a testa bassa verso i nemici; in caso di morte, si riprende dall’ultimo salvataggio, che potrebbe essere ore prima o in tutt’altra area rispetto a dove si era diretti, se non si è incontrato altri punti di salvataggio. La meccanica del Polterscope, degli speciali occhiali che permettono di vedere il mondo dell’aldilà, è ben riuscita, ma anche questa non regala nulla: se ne abusate, perderete vita e batteria; se non la usate abbastanza i fantasmi non tarderanno a farsi sentire, togliendovi vita all’improvviso. Abbassare la guardia in Ghostly Matter è deleterio. Forse pure troppo: in alcuni passaggi il posizionamento dei fantasmi richiede di trovare l’esatta, millimetrica angolazione per uccidere il nemico, a meno di non rassegnarsi a subire dei danni; in altri punti, appena oltrepassata una porta, i nemici spawnano subito dietro o vicino al personaggio, rendendo impossibile schivare; aggiungiamoci infine che l’hitbox dei fantasmi è davvero risicato. Insomma, usando un’espressione che non sopporto, ma azzeccata: bene, ma non benissimo.

LA STORIA

Protagonista dell’avventura è il dottor Penderghast, uno studioso di paranormale che riceve una misteriosa chiamata dal suo collega di un tempo, il dottor Melvil, che sembra provenire dal mondo dell’aldilà. Da quella chiamata inizia il suo viaggio verso la Scozia, tra zombie, scheletri, fantasmi e altre bizzarre creature…

Dal punto di vista della narrazione, Ghostly Matter langue un pochino: soprattutto nella prima parte, che è un po’ ingarbugliata, l’avanzamento della trama è a macchie ed è facile dimenticarsene dopo un’ora di girovagare; inoltre, essendo affidata in parte ai documenti sparsi per la mappa, la sensazione di frammentarietà aumenta. In generale, al di là delle quest che ci portano dal punto A al punto B per avanzare, la storia vera e propria rimane sempre un po’ sullo sfondo, se non nelle battute finali. Godibile e ben costruita, ma poco valorizzata.

I dialoghi in italiano, dal punto di vista della scrittura, sono un po’ naif e “rozzi” e sempre nella prima parte, contano qualche typo o mancanza qua e là; non so se siano stati scritti e revisionati da una persona sola, trattandosi di un one-man project, in tal caso la possibilità che sfuggano degli errori aumenta. D’altronde il peggior revisore è lo scrittore stesso. La parte in inglese è scritta decisamente meglio, quindi consiglio di giocarlo così, considerata la mole di testo scritto che dovrete leggere durante l’avventura.

Le citazioni all’immaginario horror sono disseminate in tutta l’esperienza di gioco, ma vi spoilero solo la mia preferita perché adoro i Misfits (e purtroppo questo è uno dei typo che dicevo).

Per fortuna non si scade in un citazionismo sfrenato che farebbe perdere al gioco tutta la sua unicità, ma le citazioni sono ben amalgamate con l’ambientazione e poco invadenti, anzi contribuiscono a rendere più piacevole l’esperienza grazie all’effetto “ehi, questo lo conosco anche io!”.

TIRANDO LE SOMME

Ghostly Matter è un prodotto per palati già abituati al genere a cui appartiene, che riescano ad orientarsi nella sua mappa labirintica e a dare un senso alla miriade di percorsi, gallerie, sotterranei che presenta. Se siete tra coloro che fremono alla sola idea, allora date un’occasione a questo prodotto italiano. Se invece siete abituati a meccaniche ed atmosfere più moderne, pensateci due volte prima di comprare questo gioco, perché rischiate che si trasformi presto in un’esperienza frustrante, se non affrontata col giusto mindset.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook