La libertà come riconoscimento: Taylor, Hegel e Marx

Lo scorso 11 dicembre, alla Galleria d’arte di Via Margutta a Roma, due autori, Valentina Cordero e Diego Fusaro (che ha al suo attivo una dozzina di testi filosofici) hanno “tenuto banco” alla presentazione dei loro libri appena usciti. “Libertà come riconoscimento: Taylor interprete di Hegel” di Cordero, edito da “Il Prato”, e “Minima Mercatalia” di Fusaro, edito da Bompiani. Fusaro ha scritto inoltre la prefazione al testo di Cordero, giovane e determinata. I due autori hanno studiato all’Università degli Studi di Torino e hanno conseguito una laurea triennale in Filosofia e una specialistica in Filosofia e storia delle Idee. Poi Cordero ha scelto la strada del giornalismo, e ora lavora a New York, mentre Fusaro si è dedicato al mondo accademico all’Università San Raffaele di Milano. L’evento ha preso il via con la presentare del libro di Cordero, che ha subito delineato i punti focali che reggono l’intero suo libro attraverso la lettura e l’interpretazione del noto filosofo canadese Charles Taylor. 

 

Un percorso che, passando per la “Fenomenologia dello Spirito” e “L’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio” porta ad una negazione della validità del pensiero hegeliano nella società in cui viviamo. Oggi non è possibile parlare di libertà, nel senso di riconoscimento, e Charles Taylor sostiene che lo stesso Stato Hegeliano non può realizzarsi oggi. La causa di tutto ciò è da ricercare nel forte senso di narcisismo e del processo di adattamento oggi predominante. La ragione, stando a Taylor, si è fatta strumentale, mentre la tecnologia ha tradito il retroterra morale dell’uomo. Il desiderio umano sfocia in capriccio che porta, dunque, ad una negazione del concetto di libertà. E in questo quadro gioca un ruolo importante anche il capitalismo. 

Aggiunge poi Fusaro che di Marx ed Hegel non si parla più correttamente. Il tempo di oggi è il capitalismo e ripartire da Marx ed Hegel significa essere rivoluzionari e essere i segnalatori di “un incendio”. Il capitalismo è il monoteismo del mercato. Questo capitalismo non è eterno e pretende di naturalizzare e liquidare Marx ed Hegel.

La natura deve essere lasciata a se’, mentre la storia deve evolvere. C’è oggi un imperativo teologico: “non avrai altra società all’infuori di questa”. Ma, stando a Fusaro, Hegel diventa fondamentale per quattro punti. Come primo punto si rigetta la morale Kantiana secondo cui esiste l’individualismo nella società, ed Hegel è per la famiglia come primo tratto di Stato; nel secondo egli sostiene che lo stato sia al di sopra della società civile, dove governa il denaro.

E nel terzo punto il giovane autore sostiene che verità è storicità, e dunque filosofia è storia. E da Cartesio in poi la filosofia entra nella “scientificità” del mondo, mentre è storica ed il teatro della soggettività. L’oggetto è il prodotto del lavoro umano, non “un altro”. Si conclude con il quarto: la defatalizzazione del mondo oggettivo cioè il mondo sociale è l’esito di una natura, ed il Capitalismo è una nostra oggettivazione. 

Alla domanda su come vedesse gli Stati Uniti, Cordero risponde che gli Stati Uniti, forse sono l’unico posto dove in futuro si potrà sperare al raggiungimento della libertà come riconoscimento. Questo senza dimenticare la figura del presidente Barck Obama che incarna una nuova America che deve venire, un american dream, un presidente che mira al superamento delle barriere razziali.

Diverso il pensiero di Fusaro che interviene sostenendo che gli Usa vengono proposti e considerati come unica potenza sociale al mondo e che ci si dovrebbe sganciare da posizioni uguali all’Unità. Bisogna ammettere che, al di là delle posizioni più o meno contrastanti questi due filosofi di oggi ci hanno saputo regalare visioni nuove che, con i loro testi, certamente si avvicineranno di più ad una visione consona e che “faccia il verso” ad una realtà che andrà col tempo, speriamo, a migliorare. 

Michela Gabrielli

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook