TRASTEVERE OGGI: la cultura cede alla pizza e al degrado

Vaga nostalgia e un po’ di sconforto nel ripercorrere i vicoli di questo nostro tipico quartiere. Era l’anima pulsante del mondo artistico romano insieme a Via Margutta.
Qui in Trastevere trovavamo dei punti di riferimento. Ci fermavamo in qualche galleria di nostri amici e, puntualmente, si faceva salotto con gli artisti della zona. Erano quelli che una decina d’anni fa formavano il gruppo dei “Clandestini”, con lo spirito un po’ anarchico un po’ romantico, refrattari ad ogni ‘bandiera’ artistica. C’erano anche quelli provenienti da Milano, che dal nord portavano a Roma il bagaglio delle loro sperimentazioni ed era un bel parlare, un bello scambio d’opinioni, un arricchimento di conoscenze. Venivano anche dall’America Latina con le grandi tavolozze piene d’aria, forme e colori esotici.

Ma era già crisi. Oggi, quei gruppi si sono sparpagliati, i donchisciotte desistono dal combattere contro i mulini a vento. Alcuni di essi, già a suo tempo inurbati, attratti dai tentacoli illusori della capitale, si sono nuovamente ‘delocalizzati’ trasferendo i loro ‘pennelli’ in qualche paesetto vicino Roma dove è facile affittare o comprare anche un piccolo casale in abbandono.

Le voci si rincorrono sullo stesso tema: “ Gli affitti sono troppo alti. Non ce la si fa a mantenere una galleriacon la latitanza degli artisti, i quali non intendono esporsi nemmeno in una mostra collettiva per mancanza di visibilità…. Questi vicoli restano al di fuori del flusso turistico e pedonale che segue il percorso preferenziale da Via della Lungaretta fino a S.Maria in Trasteverein linea retta. Al di qua e al di là, il deserto” , dichiara la pittrice Tina A., ex gallerista in Piazza di Santa Rufina, col profondo rammarico di chi ha dovuto rinunciare alla sua attività.

Sfrattata la storica Bibli

Anche la Bibli di Via dei Fienaroli ha subìto la stessa sorte di altre importanti librerie romane, chiudendo i battenti il 30 giugno scorso! Era il rifugio serale degli intellettuali doc e delle semplici persone che amano la letteratura, la musica e…il buon cibo, in quel cortiletto profumato di effluvi speziati e di candele aromatiche .
Già anni addietro si era trasferita in Trastevere da Via delle Colonnette dietro Piazza Del Popolo. Affitti insostenibili, la solita solfa. Il sindaco Alemanno ha promesso di interessarsi a trovare un locale per la storica libreria tra i tanti spazi in disuso nella capitale. Ma ancora nessuna novità. Intanto, tutti i dipendenti della Bibli restano a spasso.
Già da anni chiuse in Via dei Fienaroli anche l’altra bella galleria “ Il Labirinto” e, più di recente, l’ampia caffetteria di tendenza “ Chakra Cafè “ in Santa Rufina. Mostrano la saracinesca deturpata dai graffiti anche molti negozietti di pregevoli lavori artigianali, colore e vita del quartiere. Sotto le serrande abbassate ci sono ancora i grandi vasi di piante rigogliose, un tempo curate dai titolari dei locali ‘esodati’, ora rinsecchite e ricettacolo di lattine di birra, di carta untuosa e cicche varie. E i cani di passaggio vi eleggono il loro “vespasiano”.
Poco lontano dal cuore di Trastevere, ha chiuso le porte anche l’altra gloriosa Libreria Croce in C.so Vittorio Emanuele. Ennesimo colpo alla cultura romana.

Trastevere by night
Le notti di Trastevere si consumano ora sulla riva del fiume , dove ormai da anni la lunga teoria delle bancarelle dissemina di luci colorate lo snodo del biondo Tevere, richiamando turisti e ragazzotti provenienti da ogni parte di Roma, interessati soltanto a paccottiglia, bagattelle e profumo di salsicce. Non possono permettersi altro… Allo spegnere delle luci, col caldo che non dà tregua, bivaccano fino all’alba in un ammasso di corpi sudati sui sampietrini di Piazza Mastai.
La vita “al di là del fiume “ ha affogato nella pizza e nella pasta alla carbonara ogni possibile pretesa culturale dell’antica “Trans Tiberim”. Trattorie, pizzerie e rosticcerie non conoscono crisi. La fiumana di gente, che a forza di gomiti percorre il rettilineo di Via della Lungaretta, si accalca vociante e scomposta intorno ai tavoli nell’ansia forsennata di appagare il brontolio dello stomaco.

Beh, anche il cibo è cultura, quella della gola. E “Gola è mantenimento della vita”, come diceva l’aforisma di un tale Leonardo da Vinci. …

Angela Grazia Arcuri

Roma, 16 luglio 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook