SICUREZZA SUL LAVORO: tema caldo al convegno delle donne giuriste

E’ un tema, quello della sicurezza sul lavoro, dai  numerosi risvolti giuridici  e umani. Ogni giorno la cronaca  ci offre un fatto più o meno eclatante di “morti bianche”, spettacolare quando si tratta di una Thyssen Krupp, più dimenticato laddove si concreta in un modesto cantiere  edile. Ma della stessa vita si tratta, di quella  “Vita mistero prezioso” a ricordare il titolo di un libro di Daisaku Ikeda.

A prendere di petto  lo scottante e annoso problema  sono ancora una volta le donne, organizzate a coinvolgere  le istituzioni preposte, un po’ amazzoni  e  un po’ sentimentali, forti dei loro strumenti  professionali per combattere certe battaglie. E’ la Sezione Romana dell’A.G.I. ( Donne Giuriste Italiane) ad aver  organizzato il 12 aprile scorso nella capitale  il Convegno “Prevenzione dei Rischi e Tutela nei Cantieri”, svoltosi presso l’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) nella sede di Via Guattani 16, allo scopo di proporre un approfondimento sul tema in un dialogo aperto ai diversi settori tecnici.

    L’Avv. Anna Maria Buzzetti, Presidente della Sezione  romana A.G.I., ha illustrato in un breve excursus  la vita e le finalità dell’Associazione. Nata nel 1967 dalla fusione di due organizzazioni, la Federazione Italiana Donne Giuriste fondata nel 1930  e l’Unione Giuriste Italiane fondata nel 1950,  l ‘attività dell’ A.G.I. “ si è distinta nel travagliato percorso culturale per l’affermazione dell’uguaglianza e parità tra uomo e donna, consentendo con le sue molteplici battaglie una  significativa  ricaduta su  tutta la società, tanto da entrare a far parte della “Consulta per la giustizia europea dei diritti dell’uomo”, della “Lobby europea delle donne” e della “Federation Internationale des Femmes  des Carrières Juridiques”.        

Intervenute nelle problematiche sociali  degli ultimi decenni  più scottanti e decisive per una crescita democratica del Paese , spesso in anticipo sui tempi  reali, le Donne Giuriste  intendono ora entrare nel vivo  di  un problema  divenuto assillante e doloroso come quello delle “morti bianche”, se bianche  è giusto chiamare  con un eufemismo.

A coordinare il convegno l’Arch. Maria Grazia Perna, che in apertura  ha voluto  indicare con incisività  “il percorso che l’uomo contemporaneo deve intraprendere  per conseguire la vera dignità dell’esistenza,  il suo valore in rapporto all’ineluttabilità della morte”.  Un auspicio, inoltre,”a sviluppare  e porre in atto una saggezza in rapporto ai tanti complessi problemi che ci troviamo ad affrontare nell’attività quotidiana, evitando di guardare agli altri come mezzo per realizzare i proprio obiettivi egoistici”. Un invito, infine, a  caratterizzare il convegno  con  “ un taglio più umano che tecnico,  a riconoscere quelle responsabilità  personali in ognuno di noi, solo attraverso le quali  può avvenire una vera trasformazione  sociale”.
    L’aspetto della  “responsabilità”  è infatti il fulcro  delle varie normative susseguitesi  negli anni  per tentare  di regolamentare  il problema della sicurezza,  che coinvolge  innumerevoli soggetti giuridici  negli svariati “ luoghi di lavoro pubblici o privati, fissi o mobili, dagli uffici alle fabbriche, dai teatri alle scuole, etc. Per quanto riguarda i cantieri temporanei o mobili, qualunque luogo cioè  dove si effettuano lavori edili o di ingegneria  ( ai quali si è limitato  l’approfondimento del convegno – ndr)  c’è da  considerare quante figure professionali  con differenti specializzazioni vi siano coinvolte, con compiti, attrezzature e tempi diversi, con esigenze e lavorazioni in itinere diverse ma interferenti tra loro”.  E’ quanto in sintesi ha sottolineato  nel suo intervento  l’ Arch. Renata Bizzotto, già Presidente Consiglio Ordine Architetti di Roma.

Lo scenario complesso  sul quale si sono mossi i vari  interventi legislativi in materia , dal  1955  fino al  recente  Decreto Legge 106 del 2009,  dimostra come sia  impervio il terreno dell’attribuzione delle responsabilità, specie per quanto riguarda la figura del committente, cioè il soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata, non ritenuto responsabile  fino al 1996.  E’ da considerare  inoltre anche l’evoluzione  nel reclutamento della manodopera nei cantieri, costituita per la maggior parte  da soggetti di provenienza straniera, a carattere saltuario,  settimanale o fors’anche giornaliero,  a seconda delle esigenze  dello stato di avanzamento dei lavori. Spesso  si tratta di lavoratori impreparati, mal addestrati  e sottopagati, lavoratori in nero costretti  ad arrampicarsi  sulle impalcature di un ultimo piano per sbarcare il lunario qui da noi  o  mandare i soldi alla famiglia  in qualche paese dell’est, gente che la miseria  rende duri e spesso  non consapevoli di quei limiti fisici  che li espongono al pericolo.  Fragilità  che  facilmente  danno origine  a disamore per il lavoro, a sottovalutare  le indicazioni di sicurezza, vista anche la pluralità dei responsabili  di un  cantiere  che  si accavallano  gli uni agli  altri  creando sconcerto nella manodopera  secondo il rimbalzo delle direttive.

Questo è emerso  nel convegno, quei particolari che i non addetti ai lavori  ignorano, quelli che, come noi, non  amano i numeri e  le  statistiche,  ma che si indignano ogni qualvolta  il diciottenne  cade dal decimo piano, ogni qualvolta  che  l’uno ha il braccio triturato  da un macchinario,  se basta  il braccio, ogni volta che  l’altra vita umana  finisce soffocata dalla colata di calcestruzzo,  o da esalazioni chimiche,  o folgorata  da una scarica  oppure  schiacciata  dai quintali di ferro  di un ponteggio .
    E’ bene sapere che,  malgrado la legislazione sempre più pressante, “ ogni giorno lavorativo accade un incidente mortale sul lavoro. Il 38 %  degli infortuni avviene  nei cantieri edili, soprattutto nelle piccole imprese. Uno su 6 è un immigrato e quindi  5 su 6 sono italiani. Non è quindi un fattore  dovuto a discriminazione o non integrazione, ma un fattore ancora irrisolto e forse irrisolvibile per quanti e quali fattori intervengono”, informa sempre la relazione dell’Arch. Bizzotto.   Non è consolante.
    L’INAIL ( Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) sta preparando  dei libri di aggiornamento in tutte le lingue, necessari  per quei lavoratori stranieri  più facili all’infortunio per incomprensione delle direttive.  L’ANCE , da parte sua, ha già in atto  una convenzione con la stessa  INAIL   che permetterà  alle imprese iscritte all’Associazione  di conoscere meglio, e in profondità, quali sono le esigenze e le problematiche  legate al tessuto territoriale dove operano. L’ANCE inoltre, promuovendo le sue numerose iniziative di studio e approfondimento, offre la possibilità ai giovani laureandi  del settore di  avere al loro attivo i cosiddetti  CFU o “crediti formativi”.

Dal saluto inaugurale dell’Ing. Paolo Buzzetti, Presidente ANCE,  hanno approfondito temi di carattere squisitamente  tecnico-giuridico  i relatori: Ing. Michele Tritto, Dirigente della  Sicurezza delle Costruzioni;  Arch. Enrico Milone, già Presidente del Consiglio Ordine Architetti di Roma; Dott. Claudio D’Antonio, Consulente della Sicurezza; Avv. Paolo Galdieri, Docente di Diritto Penale; Dott. Eugenio Albamonte, Magistrato.
Moderatore del Convegno,  Giovanni Floris, giornalista RAI.
Una iniziativa, quella dell’AGI, che ha offerto l’opportunità di guardare “dentro” il problema di un fenomeno che affligge  l’ambito del lavoro, illuminandoci  sulla  complessa  vita  di un cantiere edile dal momento  in cui vengono gettate le fondamenta  fin quando viene affissa, su all’ultimo piano, una bandierina rossa . E  si spera  che quel  “fine lavori” non  debba anche  ricordare il sa crificio di qualche vita.
Le donne parlano molto, – è stato osservato –  ma le parole, anche quando sembrano inutili, tessono fili che aprono porte chiuse dal silenzio”.

 

Angela Grazia Arcuri 

Roma,  14  aprile 2012. 

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