150 MILLIGRAMMI | Quanti morti ancora?

150 MILLIGRAMMI | Quanti morti ancora?

Spesso ci avviciniamo al cinema d’oltralpe viziati da uno stereotipo, quello di un genere per pochi eletti e raffinati cultori della pellicola, meno avvincente invece per il grande pubblico.

150 Milligrammi, titolo originale “La fille de Brest”, si discosta dalla tradizione del cinema “Hollywoodiano” e da quella più tipicamente francese, e in questo senso offre una novità.

La storia, basata su eventi realmente accaduti agli inizi del 2010 in Francia, ha il pregio di non aver banalizzato in chiave fantascientifica o epica gli avvenimenti, romanzandoli a livelli inverosimili. La vicenda raccontata nel film esalta infatti la “normalità” dei personaggi, i lati più umani, tanto che a tratti la pellicola ricorda più un documentario che un film. Non c’è alcuna spettacolarizzazione del dolore, ma un racconto pulito e garbato, rispettoso delle storie di dolore.

La trama segue di pari passo le peripezie della pneumologa Irenè Frachon, che scoprirà i dannosi effetti di un farmaco ampiamente commercializzato nel paese da più di 30 anni, il Mediator (venduto anche in Italia come Mediaxal). Insieme ad un’équipe di medici e ricercatori universitari orgogliosamente bretoni, assisteremo ad una precisa e minuziosa ricostruzione del procedimento legale-scientifico, che porterà i protagonisti (medici e pazienti) a dimostrare la pericolosa ed inaccettabile tossicità del farmaco, prescritto per curare il diabete, ma in realtà concepito per pesanti cure dimagranti.

Una tragedia passata in sordina per diverse decadi, poiché le patologie dei pazienti, spesso gravi obesi e con altri problemi di salute, minimizzavano, quasi offuscavano i sintomi di valvulite (infiammazione di una valvola cardiaca) , fino alla morte, “silenziosa” per le cronache, di 500 pazienti l’anno, per 30 lunghissimi anni.

I continui riferimenti medici, e le precise informazioni riportate nello specchietto della trama non sono un caso. Il film pone infatti una minuziosa cura nei dettagli medico-legali, facendoli diventare di uso comune nel linguaggio, incorporandoli talmente bene nella sceneggiatura che non pesano affatto, neanche ad un orecchio esterno al mondo della ricerca biomedica. Precisione che fa da padrona anche nell’ambito visivo, ci ritroviamo spesso di fronte ad operazioni chirurgiche a cuore aperto ed autopsie, tutte minuziosamente ricostruite in ogni minimo movimento e gesto. La regia non si accontenta di mostrare un’autopsia in corso, ci svelerà nel dettaglio come questa viene effettuata, tagliando, cucendo, e pesando ogni singolo organo interessato, ricostruito per l’occasione da una sezione “effetti speciali “assolutamente competente e indirizzata verso il realismo assoluto. Altro notevole dettaglio che salta all’occhio è la cura con la quale sono ricostruite le scene in cui, la nostra équipe, si darà battaglia con la casa farmaceutica produttrice del Mediator tra tribunali, stazioni televisive, programmi radiofonici e riunioni corporate, tutte curate nei minimi dettagli, compresi fotogrammi su fotogrammi di attivazione e disattivazione dei microfoni, ogni qual volta un personaggio prende o cede la parola. Un’attenzione al microscopico, che manca molto spesso alle grandi produzioni e ai titoli di maggior portata, che nella sua semplicità concettuale riesce a rimanere bene impressa allo spettatore, lasciandogli un ricordo molto vivido e reale delle varie situazioni, catapultandolo quasi realmente nella scena.

Ed è proprio questa ricerca della realtà nella sceneggiatura che si dimostra un secondo traino di qualità, mostrandoci non eroi dall’armatura scintillante, ma fragilissime persone comuni, animate si da nobili ideali quali la ricerca della verità, la tutela del malato, la sacralità quasi ossessiva del giuramento di Ippocrate, ma comunque alle prese con problemi concreti e reali, come le divergenze di opinioni sul lavoro, figli chiassosi con strumenti musicali sempre in mano, legami personali che vengono purtroppo erosi dal lavoro estenuante nei centri di ricerca e strutture ospedaliere di Brest. Un realismo “ragionato”, che non cade mai in patetismi o inutili forzature da cliché, e non sfiora neanche un attimo le esigenze dettate dal mercato.

La regia è scattante, asciutta, e riesce a propone grossi tranci narrativi difficilmente armonizzabili tra loro. Una delle difficoltà senza dubbio maggiori è stata riportare in poco meno di due ore una serie di eventi che occupano in realtà diversi anni, con tagli al minimo data la peculiare importanza di ogni evento; dalla scelta dell’avvocato rappresentante la causa dei pazienti, alla mini spy story del contabile del servizio di Sanità nazionale francese, il père Noël che procurerà alla dottoressa Frachon informazioni e numeri (“Mi piacciono i numeri perché non mentono mai.” Cit.) riguardanti la reale pericolosità del farmaco incriminato. Il tutto riesce a filare relativamente liscio, soprattutto grazie al contorno offerto dalla Bretagna, e dalle scogliere a picco di Brest, che partecipa come protagonista silente, a suo modo, attraverso le sue vedute e le marcate gag regionaliste che ricordano molto quelle nostrane.

Dal punto di vista delle colonne sonore il film continua con la sua audace linea sperimentale, accostando elettronica in pieno stile Euro 2000 al folk Bretone, intervallando con veri e propri mini concerti Jazz da parte della famiglia Frachon, che di notte non dorme, ma a quanto pare suona. Nonostante la gradevolezza delle singole tracce, il mix d’impatto creato può non piacere, e a dir la verità ha fatto storcere più di qualche naso in sala durante la proiezione. Un esperimento non del tutto riuscito, ma del quale probabilmente vedremo di meglio in seguito.

Come ultima nota, vorrei aggiungere che data la particolare ricostruzione realistica di interventi chirurgici, sconsiglio la visione ad un pubblico facilmente impressionabile.

 

Voto: 7 pasticche di Mediator su 10

 

Dati tecnici di 150 Milligrammi   

 

TITOLO: 150 Milligrammi (La fille de Brest)

 

USCITA: 09/02/2017

REGIA: Emmanuelle Bercot

SCENEGGIATURA: Emmanuelle Bercot

DURATA: 128 minuti

GENERE: Drammatico

PAESE: Francia

CASA DI PRODUZIONE: Haut et Court, France 2 Cinéma, Canal +

DISTRIBUZIONE (ITALIA): Bim

FOTOGRAFIA: Guillaume Schiffman

MONTAGGIO: Julien leloup

CAST: Sidse Babett Knudsen, Benoît Magimel, Charlotte Laemmel, Patrick Ligardes

  

 

Federico Ferlita

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