Hitchcock: il film sul film

Hitchcock: il film sul film

Hitchcock-film-anthony-hopkinsUscito da pochi giorni nelle sale italiane, il film di Sacha Gervasi sembra raccontarci la storia travagliata della lavorazione di Psycho. Ad emergere prepotentemente su questo sfondo è in realtà il rapporto di coppia di Hitchcock e della sua eterna sposa Alma Reville, sceneggiatrice, montatrice e fedele collaboratrice di moltissimi film del marito.

Non è un film documentario: la vera e dettagliata storia della lavorazione di Psycho si trova nel libro di Rebello Come Hitchcock ha realizzato Psycho, bestseller da cui è stato tratto il film.

Non è un film documentario: è il ritratto dell’ultima fase di una storia d’amore. Dovrebbe, come tale, rievocarne tutte le stanchezze, gli strascichi, i torpori; in realtà è un susseguirsi di piccole ripicche, pungoli di gelosia, notti insonni. Difficile credere nella verosimiglianza. Ma questo non è un film documentario.

Anche se è stato scelto di puntare l’occhio su l’Hitchcock- marito, questo non ci impedisce di notare altre due “inquadrature”: quella su l’Hitchcock- personaggio e quella su l’Hitchcock-regista. Fortuna vuole che Anthony Hopkins, bravissimo protagonista, non sia stato tentato di rendere il maestro del brivido una macchietta: l’inconfondibile doppio mento, il ventre incipiente, il sarcasmo sottile sono tratti inevitabili che bastano da soli a evocare il personaggio.

L’aspetto forse sottovalutato, ma da alcuni punti di vista più interessante, è l’Hitchcock-regista. Di fronte a un capolavoro cinematografico firmato da un grande nome, spesso ci si dimentica cosa ci sia dietro o forse, semplicemente, non se ne è a conoscenza.

Dietro ci sono le ricerche spasmodiche di un soggetto da proporre, gli adattamenti, gli sceneggiatori, le donne. C’è il denaro, la censura, le case di produzione, l’attività promozionale. La storia del cinema è piena di scene tagliate perché ritenute oscene, di finali ritoccati perché troppo costosi, di personaggi fatti morire per attori troppo capricciosi. Un capolavoro è, molto più di quanto s’immagini, il risultato di compromessi e di rinunce. C’è, ancora, il completo stravolgimento di un film perché alla prima visione la critica lo stronca, e allora è necessario rimettere mano, riavvolgere la pellicola, tagliare, cercare la musica giusta.

E’ il caso della famosissima scena della doccia di Psycho, e dell’altrettanta celeberrima musica che l’accompagna; chi l’avrebbe mai detto che Hitchcock si fosse opposto fino all’ultimo all’inserimento di un commento musicale su una scena che, a suo parere, avrebbe dovuto essere assolutamente muta? Come ha dimostrato il successo di cui quella terrificante scena godrà, il grande regista si sbagliava.

Se dovessimo attenerci strettamente alle intenzioni del film, dovremmo chiederci: dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna? Di contro tendenza, mi piacerebbe che la domanda assumesse un carattere più universale: dietro a un grande uomo… cosa c’è?

Martina Perseli

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