MILANO, VIA PADOVA | Il lato umoristioco e paradossale del razzismo

MILANO, VIA PADOVA | Il lato umoristioco e paradossale del razzismo

Milano, via Padova – Marochhini, egiziani, indiani, arabi, sudamericani, siciliani, calabresi ed emiliani, in un’epoca in cui il mondo intero riesce a concentrarsi tutto in una strada in che modo sopravvive il razzismo e che senso ha? Se lo sono chiesti Flavia Mastrella e Antonio Rezza in un viaggio, assurdo e divertente, alla scoperta di un nuovo, piccolo e vicinissimo ombelico del mondo: via Padova a Milano.

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Pochi decenni fa i terroni erano loro, gli italiani emigrati dal sud per cercare lavoro nel fiorente e industrializzato nord del paese, dopo anni di non sempre facile integrazione i nuovi terroni vengono un po’ da ogni parte del mondo, ma la musica non sembra essere cambiata poi molto. Che sia arabo, spagnolo, hindi, bantu o calabrese la melodia è sempre la stessa e per dimostrarlo Antonio Rezza se ne è andato in giro per via Padova a Milano e, con un microfono in mano -letteralmente avvolto nella mano-, ha invitato tutti i passanti a intonare un canto nella propria lingua natia. Questa è diventata la colonna sonora del suo lungometraggio sul tema del razzismo girato interamente per strada.

Ma attenzione, Milano, Via Padova non è proprio un documentario e nemmeno un’inchiesta. Il film di Antonio Rezza è più che altro la messa in scena di un paradosso. Il paradosso è quello del razzismo ai giorni nostri in un mondo in cui, mentre forse già conviviamo pacificamente con un vicino di casa musulmano, ancora temiamo l’arrivo di uno straniero nel nostro paese. E i veri coautori inconsapevoli, nonché i protagonisti di quest’opera cinematografica indipendente sono proprio le persone comuni, quelle che incrociamo ogni giorno per strada.

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Tutto comincia con una semplice domanda: “Lei ospiterebbe a casa sua un extracomunitario? In un angolo, in cucina o in salotto; tanto non dà fastidio, si mette in un cantuccio e la guarda, si mantiene da solo”. Di qui il non senso prende il sopravvento e comincia il vero divertimento, quello che solo la percezione del paradosso sa dare. Perché la vera sorpresa di questo film sta nel fatto che tutti, ma proprio tutti gli intervistati finiscono col restare imbrigliati in questo registro dell’assurdo. Per nessuno di loro è un problema manifestare il proprio pensiero rispetto all’accoglienza degli stranieri in casa propria di fronte ad una telecamera mentre uno straniero assiste di persona silenziosamente all’intervista.

In Milano, via Padova Antonio Rezza e Flavia Mastrella rompono il muro della quarta parete e mostrano al pubblico il surreale mondo reale in cui per gli improvvisati protagonisti di questa strana commedia il potersi esprimere conta più del contenuto stesso delle proprie idee. Perché in effetti Milano, via Padova mostra anche che ciò di cui le persone sembrano aver bisogno più di tutto è proprio la possibilità di poter esternare il proprio disagio. La causa di questo disagio in realtà conta assai poco, il razzismo è solo il pretesto, il capro espiatorio di un problema di non facile soluzione.

Così percorrendo in lungo e in largo una sola strada di Milano, via Padova appunto, Antonio Rezza e Flavia Mastrella hanno raccolto frammenti di pensieri, paure e desideri, frasi fatte e discorsi a volte sconnessi che realizzano la sceneggiatura, paradossale e umoristica, di un’insofferenza diffusa.

Milano, via Padova è in programma in questi giorni a Roma presso il cinema Apollo 11 fino a venerdì 23 dicembre e a Milano presso il cinema Beltrade.

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