LA PELLE DELL’ORSO | Film d’autore dal grande impatto visivo ed emotivo

LA PELLE DELL’ORSO | Film d’autore dal grande impatto visivo ed emotivo

Dolomiti, anni 50. In un piccolo villaggio immerso nelle montagne, vive Domenico un ragazzo di 14 anni silenzioso ed introverso. Si prende cura della casa, pulisce la cucina, le sue scarpe, e dà l’idea di essere abituato a vivere solo nonostante la sua età. Colpa di un padre assente (Pietro), che lavora alle dipendenze di un datore di lavoro poco amichevole (Crepaz) e che ogni sera si ubriaca di vino nell’osteria del paese, diventando oggetto di insulti e di prese in giro da parte degli altri. La morte della moglie e i ricordi della guerra hanno reso Pietro un uomo acerbo e di poche parole. Una mattina il villaggio si sveglia impaurito per la visita notturna di un orso, chiamato el Diàol (il diavolo), che ha divorato la vacca di una famiglia privandola di un bene necessario per il loro sostentamento. Pietro allora lancia una sfida a Crepaz dicendo di voler andare ad uccidere l’orso nel bosco in cambio di denaro. Il mattino dopo, senza comunicarlo al figlio, parte per la sua avventura. Questo l’inizio del nuovo film di Marco Segato, La pelle dell’orso.

Il bosco è il luogo principale di tutta la vicenda, ed inoltrarsi in esso vuol dire dover affrontare e superare le proprie paure. Domenico (Leonardo Mason) è intenzionato a cercare il padre e decide di oltrepassare il limite che separa la sua sicurezza dalla natura incontaminata. Con precisione e cura dei dettagli, Segato racconta la difficile vita di montagna, la lotta contro il freddo e la fame. Una volta trovato il padre, i due si uniscono per portare a termine la loro missione, che si trasforma in un viaggio all’interno del loro complicato rapporto.

Il film è totalmente fatto di silenzi, sguardi, di piccoli gesti, e di attimi carichi di tensione. Si allontana molto dal genere dei film italiani portati sul grande schermo, per la sua capacità di unire un’opera di intrattenimento e di avventura ad un racconto di formazione. Il regista stesso dichiara di aver inserito temi e strutture tipici dei romanzi di Mark Twain, Ernest Hemingway e Jack London, che parlano delle innumerevoli prove che un uomo deve affrontare nel corso della vita e che necessitano di coraggio. L’orso incarna in realtà tutto quello che impedisce all’uomo di vivere sereno, il superamento di una perdita, la paura del futuro e le ferite del passato. È soprattutto la storia di un ragazzo che è pronto a lasciare l’età dell’innocenza per entrare in quella dei grandi ostacoli, aiutato e spinto dall’incontro con Sara (Lucia Mascino), figura materna che accelera l’intero processo.

Segato, Enzo Monteleone e Marco Paolini (che interpreta Pietro) hanno riletto e reinterpretato il libro di Matteo Righetto (La pelle dell’orso, Ugo Guanda Editore) creando una sceneggiatura incentrata sugli anni del dopoguerra, periodo in cui l’uomo cambia il suo rapporto con la natura che diventa ostile in un mondo che si sta evolvendo. La figura del padre non è positiva e non è educativa, nonostante questo Domenico lo vede come il suo unico appiglio, la sua unica speranza per sopravvivere alla solitudine e alla perdita della madre. La mancanza di dialoghi aiuta ad accentuare il loro avvicinamento, costruito a poco a poco da piccoli accorgimenti e piccole attenzioni che l’uno rivolge all’altro.

Marco Paolini, magnifico attore di teatro dotato di un’eccezionale proprietà di linguaggio, ha parlato della sua personale interpretazione del film e del suo personaggio Pietro: “lo spettatore non ottiene tutte le informazioni che vorrebbe sapere di questa storia; questo corrisponde al fatto che il nostro è uno sguardo su un mondo chiuso in cui tutti sanno tutto degli altri ma agli estranei si dice pochissimo. Il ragazzo crescendo vorrebbe sapere come è morta la madre, ma ci sono risposte che in alcune famiglie non arrivano mai; lo spettatore rimane un forestiero che guarda da fuori un mondo chiuso come la valle, in cui la reputazione di ciascuno conta ed è chiara, però in quel mondo non ci si accorge degli sguardi da fuori, ma si mantiene questa chiusura. Creare un uomo così, rimane solo nella mia testa, perché per gli altri è solo un uomo cattivo che si gioca tutto in una scommessa. La sua solidità però me lo rende raccontabile. Quell’uomo prima della guerra era diverso, e forse è tornato a casa fuori tempo massimo e quando torna trova una famiglia diversa.  Il valore della vita che Pietro dà alla propria non è alto, ma se la vuole giocare con un po’ di dignità”.

Moltissimi spunti di riflessione in un film essenziale, poco parlato e con una bellissima fotografia. Un cinema d’autore e di intrattenimento che guarda al film western e alla sua struttura e che decisamente aumenta la qualità del panorama italiano. A partire dalla scelta di un attore di teatro come protagonista, abituato a lunghi dialoghi, nelle vesti di un personaggio insolito e chiuso ma che cattura l’attenzione dello spettatore.

Voto: 8

Uscita nelle sale giovedì 3 Novembre 2016.

La pelle dell’orso

Regia: Marco Segato

Sceneggiatura: Enzo Monteleone, Marco Paolini e Marco Segato

Fotografia: Daria D’Antonio

Produzione: Jolefilm con Rai Cinema

Distribuzione: Parthénos

Durata: 92 minuti

Cast: Marco Paolini, Leonardo Mason, Lucia Mascino, Paolo Pierobon

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