I FANTASTICI 4 | Fant4stic

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Come si dice: “è vero che non si giudica un libro dalla copertina, figuriamoci un film dalla locandina”, ma se decidi di fare un film sui i Fantastici 4 usando un cast di ventottenni, di cui uno nero completamente a caso, qualche dubbio mi viene. Sono ben consapevole che della “prima famiglia” esistono rielaborazioni più giovanili (vedi Ultimate Fantastic Four), ma se decidi di portare queste versioni al cinema, pur sapendo che sono quelle meno di successo, ti stai dando la zappa sui piedi da solo.

Tra l’altro gli attori scelti sono tutt’altro che cani, ma, oltre ad essere inadatti, sono limitati da una sceneggiatura scritta coi piedi e da un regista che impone anche il modo di muoversi sulla scena, lasciando pochissimo spazio alla loro capacità attoriale e impedendo loro di entrare nei personaggi.

Inoltre non voglio certo apparire razzista, lungi da me, ma perché snaturare così alla radice un personaggio addentro alla cultura pop cambiandogli l’etnia senza alcun motivo, visto che ciò non influisce minimamente sulla caratterizzazione del personaggio o sull’andamento della trama? Ovviamente mi riferisco all’arcinota Torcia Umana, per il cui ruolo è stato scritturato Michael B. Jordan (Creed-Nato per combattere), attore di colore, per l’appunto.

Ora, per dimostrare l’antirazzismo di questo discorso, vi apro una parentesi: ci sono personaggi fumettistici per cui il cambio di pelle al cinema ha funzionato alla grande, come ad esempio Nick Fury, personaggio che (non me ne vogliano i suoi fan) non vanta lo stesso livello di popolarità della Torcia (anche se dopo sto filmaccio dovremmo rivedere le carte in tavola). Oppure ci sono altri personaggi che invece DEVONO appartenere a una determinata etnia per poter funzionare, come ad esempio l’eroe in vendita di Harlem, Luke Cage, o il re guerriero africano Pantera Nera, personaggi per l’appunto di colore che sono rientrati in voga in questo periodo.

Bene. Ora chiudete gli occhi, fate un bel respiro, pensate a qualcosa di bello e sappiate che in tutto questo filmone il cast è la cosa meno grave.

Su questo film ci sono stati diversi rimaneggiamenti per via di divergenze creative tra il regista Josh Trank (Chronicle) e la Fox che noi comuni mortali non conosceremo mai. Quel che è certo è che i litigi devono essere stati belli aspri, visto che il film risente di un numero spropositato di tagli e che i trailer sono composti per lo più da scene assenti nel film. Ma ciò che mi chiedo io è perché la Fox abbia deciso di mandare ugualmente nelle sale un cinecomic di un’ora e mezza (la durata media dei suddetti film è di due ore se non di più).

Ora che ho finito di darvi un’infarinatura generale sulla discutibile qualità di questo colossal, posso andare più nel dettaglio e quindi… via agli spoiler!

Il film inizia con un flashback sulla vita alle elementari di Reed “C’ho La Pappagorgia” Richards e di Ben “Sono Troppo Smilzo” Grimm, e fin da subito ci dà un’idea generale della qualità della sua sceneggiatura. Il maestro chiama alla lavagna il futuro Mr. Fantastic per fargli la classica domanda: “cosa vuoi fare da grande?”, ma visto che Reed è originale, invece di dire di voler fare l’astronauta, il pompiere o lo youtuber dice di voler scoprire il teletrasporto e, davanti allo scetticismo del professore, spiega (in quello che per il film dovrebbe essere un linguaggio “scientifico”) che teletrasportare un oggetto se po’ fa’, venendo amabilmente zittito e rimandato al suo posto dal prof che dimostra in modo neanche troppo implicito di non averci capito una mazza. Ora, capisco che sei un insegnante sottopagato e affetto da disinteresse cronico, ma davvero ti fai fare la lezione dal tuo stesso allievo e ignori del tutto la cosa senza neanche parlare coi suoi genitori o ascoltare quello che ha da dire?

Ma ecco il primo colpo di scena: non solo Reed sa come si teletrasportano gli oggetti, ma ha già creato un prototipo di macchina funzionante per il teletrasporto con il materiale che ha trovato nel garage… Davvero? DAVVERO!? Quello che la scienza sta cercando di realizzare da tempi immemori nei laboratori più all’avanguardia lo ha realizzato un bambino delle elementari dentro uno squallido garage!?

Capisco la sospensione dell’incredulità, e stiamo parlando di un film dov’è accettato il concetto di supereroe, ma quando mi vuoi far credere che i maiali volano devi in qualche modo contestualizzare la cosa e renderla credibile se non vuoi farti ridere in faccia. Nel primo film su Iron Man, Tony Stark costruiva un mini-reattore nucleare (lo so che non è propriamente un reattore nucleare ma è per rendere l’idea) in una caverna afghana, ma in quel caso si tratta di un uomo fatto e finito con tutto il materiale necessario a sua disposizione, non di un bambino di dieci anni che al massimo può disporre di una chiave inglese, di un cacciavite e di un joystick (che è effettivamente tra i componenti della macchina).

Ma allo schifo generale di questi primi minuti contribuisce anche la futura Cosa, la quale è vittima di bullismo da parte dei fratelli maggiori che in tutta la loro crudeltà gli fanno totò sulla testa al grido di “È tempo di distruzione!”, in modo da giustificare il fatto che lo dica nella battaglia finale.

Dopo questa mirabolante introduzione, vediamo finalmente Reed Richards e Ben Grimm un po’ più grandicelli, interpretati rispettivamente da Miles Teller (che qui trasuda difficoltà nello stare al mondo) e da Jamie Bell (alto trenta centimetri di meno rispetto al tizio a cui dovrebbe fare da amico/guardia del corpo/supporto morale) i quali, dopo anni di prese in giro e umiliazioni pubbliche da parte dell’amabilissimo prof delle elementari, si presentano alla fiera della scienza locale con la loro macchina per il teletrasporto (perché proporla a una qualche azienda gli pareva brutto). Ma la sfortuna vuole che il giudice sia (inspiegabilmente) proprio il prof delle elementari, il quale, sempre amabilmente, li squalifica e dà il primo premio ad un orologio alimentato con le patate (purtroppo non è una battuta, succede veramente nel film).

Per controbilanciare la sfiga perenne, ai due capita però anche una bottarella di fortuna quando scoprono che l’altro giudice è l’arcinoto e pluripremiato Dottor Franklin Storm, il direttore della fondazione Baxter (la cui utilità non ci è data sapere), che per l’occasione è accompagnato da sua figlia Susan (interpretata da una Kate Mara affascinante quanto una ginocchiata nelle vertebre).

Il buon dottore offre a Reed (l’unico intelligente dei due) un lavoro alla sua fondazione di utilità dubbia, perché viene fuori che la sua macchina non è per il teletrasporto ma per il viaggio dimensionale.

Io però vorrei capire una sola cosa: che cacchio ci fa un dottore arcinoto e pluripremiato ad una squallida fiera della scienza di periferia? E perché si è portato dietro la figlia? Che è la giornata del “porta tua figlia al lavoro”?

Tralasciando questi dubbi che mi attanagliano, scopriamo poco dopo qual è il progetto del Dr. Storm: creare una macchina che permetta agli esseri umani di viaggiare attraverso le dimensioni (quella creata da Reed è di piccole dimensioni).

Sorvolando sul fatto che il vero motivo dell’apertura del progetto non viene mai specificato, voglio aprire una piccola parentesi: il Dr. Storm sembra essere il classico “mentore” che si trova in questo genere di film, il tizio che vede delle possibilità dove gli altri non le vedono, mentre nel consiglio d’amministrazione della sua fondazione c’è il classico “infamone” di turno che vuole solo arricchirsi, interpretato da Tim Blake Nelson (che come sia finito in questo abominio non si sa).

C’è una differenza sostanziale tra questi due personaggi e i loro omologhi negli altri film: l’infamone ha sempre ragione mentre il Dr. Storm prende di continuo delle cantonate colossali!

Oltre alla già citata questione del progetto aperto senza motivo, c’è da aggiungere che il nostro dottore vuole dare il progetto in mano ad un gruppo di ragazzini, sì geniali, ma che dimostreranno di lì a poco di essere degli irresponsabili le cui azioni manderanno a monte tutto!

Inoltre tra i nostri simpatici ragazzi prodigio figurano due individui molto idonei a partecipare al progetto che cambierà il mondo: il figlio del Dr. Storm, Johnny, il cui coinvolgimento nel progetto dovrebbe essere una punizione per aver partecipato ad una gara in stile “Fast and Furious” ed essersi rotto un braccio, e tale Victor Von Doom, la cui sola pronuncia del nome porta tutti i membri del consiglio d’amministrazione a toccarsi i gioielli di famiglia.

A detta dell’infamone, infatti, pare che questo giovane genio, che il buon dottore ha tanto a cuore, avesse partecipato precedentemente al progetto, il quale venne momentaneamente chiuso perché questo caro ragazzo aveva bruciato i server. Avete capito bene, ha dato fuoco ai server e quel beota del Dr. Storm lo rivuole pure! Ma ce ne accorgiamo soprattutto vedendolo di persona che è uno squilibrato, infatti lo ritroviamo chiuso in un lurido stanzino, con un corpo che con tutta probabilità non conosce deodorante da tempo immemore, circondato da una barricata fatta di computer e giusto per spingere sul pedale della sanità mentale accetta di ritornare a lavorare per il Dr. Storm solo a patto che ci sia anche Susan.

Ergo abbiamo un mentore che avvia un progetto di proporzioni bibliche senza motivo e che dà questo progetto in mano ad un gruppo di ragazzini tra cui un hacker sociopatico palesemente ossessionato da sua figlia: siamo a cavallo.

Il tempo passa e i nostri eroi concludono la macchina: l’infamone sostanzialmente dice “Okay, avete fatto un buon lavoro, ora manderemo gli uomini della NASA ad esplorare la dimensione parallela (Pianeta Zero)”. Siccome però, a quanto pare, nella mente del regista chi costruisce un razzo è anche colui che lo pilota, tutti quanti si scandalizzano, Dr. Storm compreso: ennesimo caso in cui l’infamone ha ragione e gli altri no.

Comunque quella sera si festeggia ed ecco che i nostri Reed, Johnny e Victor si sbronzano senza ritegno. Questo finché Von Doom non ha un’illuminazione: “Ehi, ora che siamo tutti ubriachi che ne dite di fare il viaggio dimensionale clandestinamente?”. Già il fatto che due scienziati e un meccanico che non hanno mai messo le tute da astronauti neanche ai cosplay riescano a fare una cosa del genere da ubriachi è una puttanata, ma la scena riesce a cadere ancora più in basso quando anche Reed ha un’altra illuminazione. Chiama nel cuore della notte Ben (che vi ricordo non essere uno scienziato, motivo per cui non è coinvolto nel progetto), il quale è ancora mezzo addormentato, dicendogli: “Ehi, ciao Ben! Ti ricordi di quando eravamo bambini e sognavamo di fare viaggi dimensionali? Bene, io e un paio di amici ne stiamo giusto giusto per fare uno: che ne dici di farti 40 minuti di treno e di viaggiare in una dimensione parallela anche se non sai manco quanto fa 2+2, accompagnato da persone che non hai mai visto?”. Non solo insultano il pubblico in una maniera che non si vedeva dai tempi di “Batman e Robin” con una sola scena, ma, come ulteriore calcio nella sacca testicolare, riescono anche a causare l’immancabile incidente nel quale Victor apparentemente muore e tutti gli altri assumono dei poteri.

Ed elenchiamoli questi poteri: Reed può allungarsi con il potere della CGI scadente, Johnny può incendiarsi e controllare il fuoco, Ben si è trasformato in un Gormita della terra (così impari a dare retta agli amici ubriachi), mentre Sue può diventare invisibile e creare campi di forza (non avendo viaggiato nel Pianeta Zero ha ottenuto i poteri dall’onda d’urto della macchina dimensionale).

E questo splendido sipario si chiude con una scena che potrebbe diventare il nuovo inno all’amicizia: Reed scappa via fottendosene di tutti gli altri, compreso del suo carissimo amico Ben che lui stesso ha convinto a viaggiare in un’altra dimensione, condannandolo a vivere in un corpo fatto di biscotti pan di stelle… bene così.

Passa un anno: Reed è diventato un fuggitivo e sta cercando di costruire una nuova macchina dimensionale per riportare tutti alla normalità (nonostante sappia che un secondo viaggio non servirebbe a nulla e che potrebbe creare un buco nero). Ben è diventato la macchina da guerra preferita dal governo con ben 43 uccisioni confermate (che?!); Johnny se la tira come pochi e Sue rosica perché i suoi poteri sono una merda.

Mentre Reed sta comprando dei pezzi per la macchina dal ferramenta (non fatevi domande), viene beccato dal governo che gli sguinzaglia contro la Cosa, comprensibilmente incazzata nera.

Ma lì dove potrebbe cominciare la prima vera scena d’azione tutto viene risolto con una capocciata: voi sì che sapete intrattenere il pubblico.

Dopo un breve (inutile) siparietto tra Reed e Sue, scopriamo che l’infamone non riesce a riprodurre la macchina dimensionale senza di lui (la prima macchina è andata distrutta dopo il primo viaggio) perché prendere nota del suo lavoro gli pareva brutto, e quindi gli chiede di aiutarli a rifarla: ne consegue che l’obiettivo di Reed e dell’infamone era lo stesso ma si è dovuto aspettare un anno perché Reed non ha fatto che fuggire senza motivo… ma non pensiamo a questi dettagli perché è già passata un’ora e dieci dall’inizio del film e abbiamo venti minuti per concludere questo baraccone.

Finalmente vengono mandati dei veri astronauti sul Pianeta Zero e la prima cosa che trovano è Victor Von Doom, inspiegabilmente sopravvissuto con la tuta da astronauta che gli si è sciolta addosso e dotato di un mantello la cui origine è ancora sconosciuta.

Victor, ormai divenuto il Dottor Destino, viene riportato sulla Terra ma qui succede la tragedia perché anche Victor ha ottenuto un potere: far esplodere le teste (ma tra tutti i poteri dovevano proprio scegliere quello più trash!?).

Victor comincia ad uccidere gente a caso, tra cui l’infamone e il dottor Storm (evviva la fiducia ben riposta!), poi se ne ritorna sul Pianeta Zero ma non per farsi i cacchi suoi, bensì per distruggere la Terra usando il portale creato dalla macchina dimensionale.

L’epica battaglia inizia… e finisce subito perché Destino si scorda di poter far esplodere le teste, quindi viene gettato nel portale dalla Cosa al grido di “È tempo di distruzione!” e finisce disintegrato.

Dopo questo battaglione colossale, il gruppo ottiene dal governo, tramite minacce di scazzottamento, una base, un equipaggiamento e la totale libertà d’azione (qualcuno ci salvi).

E come ciliegina sulla torta di sterco, il gruppo sceglie il suo nome da battaglia che è… titoli di coda.

Aggiungo solo una nota finale: prima dell’uscita del film ne era già stato annunciato il sequel, ma poco dopo l’uscita nelle sale il suddetto ssquel è stato cancellato. Mi sto tuttora chiedendo il perché.

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