The Beatles: Eight Days A week – la genialità intramontabile dei fantastici quattro

The Beatles: Eight Days A week – la genialità intramontabile dei fantastici quattro

Essere chiamato a dirigere un film-documentario su una band che ha influenzato in modo così determinante la storia della musica non è una facile impresa. Soprattutto perché si pensa già di sapere tutto sui famosi quattro ragazzi che, innamorati del rock ‘n roll, da Liverpool sono partiti alla conquista del mondo. Con The Beatles: Eight Days A week Ron Howard riesce tuttavia a trovare la strada perfetta da seguire per creare un racconto originale, intimo ed emozionante.

Il progetto ha avuto inizio nel 2002, anno in cui la società di produzione One Voice One World decise di avviare la ricerca di filmati rari e inediti dei vari tour dei Beatles in giro per il mondo. Riuscirono a reperire circa 2000 elementi tra filmati e fotografie, che spesso erano stati catturati da gente comune che aveva assistito ai concerti in quegli anni.

La difficoltà maggiore è stata quella di migliorare la qualità audio e video di vecchi filmati in cui la musica era sovrastata dalle urla e dalle voci del pubblico in delirio. Oltre alle apparizioni pubbliche, i frammenti che ritraggono i quattro ragazzi dietro le quinte o nella loro camera d’albergo offrono la possibilità di conoscere da vicino le loro singole personalità.

Il 1964 è l’anno decisivo per la loro carriera, arrivano in America e il loro successo cresce nel giro di pochi mesi. La loro musica si inserisce in un contesto ricco di avvenimenti storici, come la Guerra del Vietnam, la nascita del Movimento per i Diritti Civili, le vittorie di Muhammad Alì e Ron Howard riesce attraverso fotografie e filmati a ricostruire la cultura di quei tempi.

Travolto anche lui dalla popolartità in giovane età, vuole evidenziare il cambiamento e l’evoluzione personale dei quattro musicisti prima fautori e poi vittime di un fenomeno senza precedenti. Ci mostra la loro capacità di essere divertenti anche in situazioni formali, la loro semplicità e la complicità che per molti anni li ha tenuti uniti e ancorati ai loro principi.

La loro musica diventò presto un filtro per capire il mondo, amata soprattutto da una generazione di giovani del dopoguerra che aveva bisogno di un modello da seguire che potesse unirli indipendentemente dalla loro estrazione sociale.

Durante il tour nel sud degli Stati Uniti si rifiutarono di suonare davanti a un pubblico in cui i bianchi erano separati dai neri. La loro posizione sorprese tutti, e mostrò il lato intelligente e impegnato della band, convinta che la musica avrebbe dovuto raggiungere chiunque.

Nonostante il loro entusiasmo e la loro infinita creatività, nel 1965 cominciarono a mostrare i primi sintomi della sofferenza. In particolare John Lennon aveva la sensazione di essere schiacciato dalla notorietà. Dopo il famoso concerto presso lo Shea Stadium davanti a 56 mila persone, decisero di prendersi una pausa e si dedicarono alle loro vite.

Tornarono a comporre musica, sperimentando e creando brani con testi decisamente più impegnati rispetto a quelli iniziali. L’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band segnò il loro nuovo inizio e fu considerato uno dei migliori album rock di tutti i tempi.

Il film si conclude con le riprese del famoso concerto del 1969, quando sul tetto dell’edificio della Apple Records decisero di suonare inaspettatamente davanti a passanti sbalorditi che si fermarono a guardarli dalla strada. Fu l’ultimo live prima dello scioglimento del gruppo, che sulle note delle bellissime Don’t let me down e I’ve got a feeling fecero il loro ultimo saluto ai pochi fan presenti.

John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr sono stati i membri di una delle band più famose della storia della musica. Negli anni sono state fatte interviste, documentari, film con le loro canzoni come colonne sonore, ma l’ultimo lavoro di Ron Howard ha degli elementi in più che gli consentono di distinguersi.

Oltre al racconto in ordine cronologico della formazione e della crescita mondiale della loro notorietà, il film evidenzia volutamente l’evoluzione personale di quattro ragazzi che avevano voglia di divertirsi, di fare musica e di suonare per gli altri.

Viene principalmente sottolineata la loro grande genialità, l’ironia, il sarcasmo, la vitalità annientata successivamente da live divenuti insostenibili per gli impianti di amplificazione ancora non all’altezza di luoghi in grado di ospitare 56 mila spettatori.

È legittimo chiedersi come quattro semplici ragazzi siano riusciti a sopravvivere a questo totale e folle stravolgimento delle loro vite. Ron Howard riesce infatti a far comprendere la loro successiva stanchezza e l’insorgere della paura in situazioni di totale delirio.

Il film è principalmente un omaggio agli anni della loro ascesa, dei loro viaggi in giro per il mondo, della loro intesa musicale e mentale; non affronta i motivi del loro allontanamento e dello scioglimento, o la successiva morte di John Lennon.

Ron Howard ha accettato la sfida sia per far rivivere le emozioni provate a chi ha davvero vissuto quegli anni, sia per far conoscere alle nuove generazioni le storie che si nascondono dietro ogni loro indimenticabile canzone. Si ha la sensazione di conoscerli di nuovo (o di incontrarli per la prima volta), ed è bello sentirli parlare ancora (soprattutto John e George), e ascoltare divertenti e commoventi aneddoti raccontati da cantanti e attori.

Un elemento prezioso del film sono i 30 minuti del concerto allo Shea Stadium restaurati proprio per questo film e proiettati dopo i titoli di coda.

Rivolto a chi ha sognato e vissuto sulle note delle indimenticabili canzoni di quattro ragazzi portatori di pace e democrazia attraverso la loro musica.

Nelle sale italiane da giovedì 15 Settembre!

Voto: 7.5

The Beatles: Eight Days A week

Regia: Ron Howard

Sceneggiatura: Mark Monroe

Montaggio: Paul Crowder

Prodotto da: Nigel Sinclair, Scott Pascucci, Brian Grazer, Ron Howard

Distribuzione: Lucky Red

Genere: Biografico

Durata: 99 minuti

Intervistati: Richard Curtis, Eddie Izzard, Whoopi Goldberg, Elvis Costello, Richard Lester, Malcolm Gladwell, Larry Kane, Sigourney Weaver, Dottoressa Kitty Oliver, Howard Goodall, Jon Savage, Ed Freeman

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