Un padre, una figlia – l’etica e l’amore senza condizioni

Un padre, una figlia – l’etica e l’amore senza condizioni

Il regista Cristian Mungiu è considerato uno degli esponenti della generazione “postdicembrista”, ovvero quel gruppo di intellettuali attivi in Romania dopo la Rivoluzione Rumena che nel 1989 portò alla fine del regime comunista del dittatore Nicolae Ceausescu. Il percorso verso la democrazia fu difficile e lasciò nel Paese enormi fratture e conseguenze negative visibili ancora oggi.

Questa è la Romania che fa da palcoscenico al film di Mungiu, vincitore della Palma d’Oro per la miglior regia all’ultimo festival di Cannes.

Strade desolate sulle quali si affacciano case trascurate e senza colori, cani abbandonati che si aggirano nei quartieri e persone diffidenti che hanno un’evidente paura del prossimo. Mungiu descrive la sua Romania come un paese che si è arreso davanti al cambiamento, che ha messo da parte la crescita, la voglia di evolversi, per far spazio alla corruzione e all’arretratezza sociale.

All’interno di questo contesto si inserisce la storia di una famiglia, composta dal padre Romeo (Adrian Titieni), la madre Magda (Lia Bugnar) e la figlia Eliza (Maria-Victoria Dragus). Romeo è uno stimato medico di un ospedale, Magda è una bibliotecaria stanca di lottare, e Eliza è la loro ragione di vita, un’adolescente studentessa modello che sta affrontando il suo esame di maturità (da qui il titolo originale Bacalaureat), ultimo ostacolo da superare prima dell’imminente partenza per l’Inghilterra.

La prima scena ci porta nel salotto della loro casa, in una mattinata qualunque nel pieno della quotidianità. La quiete viene interrotta da un sasso che entra rompendo la finestra. Un presagio di quello che accadrà in seguito, della rottura di un precario equilibrio famigliare.

Quella stessa mattina Eliza va a scuola ma viene aggredita da un uomo che tenta di stuprarla. Si ritrova in commissariato confusa e travolta da scomode domande. Eppure sembra tutto normale, lo stupro sembra una realtà quotidiana. Romeo dà prova di un grande autocontrollo, di un’insolita pacatezza. Vede la figlia soffrire, la sente piangere, la consola, ma rimane al suo posto.

Potrebbe sembrare l’incipit di un film noir, di una storia di vendetta, ma scopriamo piano piano che non è così. Mungiu utilizza il pretesto del tentato stupro per far incontrare la sfera sociale e la sfera famigliare. Vuole far vedere quanto la situazione culturale di un’intera Nazione possa influenzare le scelte di una singola famiglia.

Romeo sposta improvvisamente la sua attenzione sugli esami di maturità della figlia e preoccupato per il suo rendimento cerca di fare del tutto per farle avere un voto alto, che le consentirebbe di ottenere una borsa di studio in Inghilterra. Il film diventa dunque una lotta senza respiro di un padre che con ogni mezzo cerca di conquistare un futuro per sua figlia. Lui che nel 1991 aveva fatto ritorno in Romania con la speranza di contribuire alla sua rinascita, ora vede nella partenza l’unica via d’uscita. Nonostante abbia cresciuto Eliza predicando la correttezza, i giusti ideali, il duro e meritato lavoro, ora si ritrova a dover scendere a compromessi, ad escogitare sotterfugi.

Mungiu segue da vicino i personaggi, li osserva attraverso i loro occhi e percorre con loro le diverse fasi che li condurranno alla consapevolezza. Mostra la loro intima umanità, non li rende degli eroi, al contrario fa uscire allo scoperto ogni loro debolezza. Romeo è il noto genitore che per rimediare agli errori del passato, per colmare i suoi vuoti e le sue insoddisfazioni, ripone tutte le sue speranze nella figlia, noncurante della sua volontà.

Accecato dalla voglia di regalarle un mondo migliore non si rende conto del profondo cambiamento che sta attraversando Eliza. Dopo aver affrontato un evento che sconvolgerebbe ogni donna, lei ha la forza di vivere come ritiene giusto, raggiunge davvero la sua maturità (non quella decisa da un voto) e ha una profonda volontà di non abbandonare il suo paese, di contribuire un giorno a renderlo migliore.

Il regista dunque non vuole mandare uno specifico messaggio, si pone domande sull’etica lasciando parlare i suoi personaggi, accompagnandoli senza giudicare le loro azioni.

La scena finale è una meravigliosa poesia di speranza; una speranza che servirebbe anche a noi italiani. Volti di giovani che accennano un sorriso, che saranno gli uomini, le donne e i genitori del futuro, pronti a soffrire e a lottare pur di vivere nella correttezza, con lo scopo di costruire un paese più pulito.

Voto: 8.5

Un padre, una figlia (Bacalaureat)

Regia: Cristian Mungiu
Sceneggiatura: Cristian Mungiu
Fotografia: Tudor Vladimir Panduru
Distribuzione: BiM distribuzione
Genere: drammatico
Paese: Romania, Francia, Belgio
Durata: 128 minuti
Anno: 2016
Con: Adrian Titieni, Lia Bugnar, Maria-Victoria Dragus, Malina Manovici, Vlad Ivanov

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