Cloud Atlas, l’ultimo colosso di Tom Tykwer e i Fratelli Wachowski

E’ arrivato anche nelle sale cinematografiche italiane il nuovo film di Tom Tykwer, Lana e Andy Wachoswki, che, proiettato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, ha ricevuto dieci minuti di applausi. Una pellicola dall’andamento saltellante (forse anche troppo?), che porta lo spettatore a spasso nel tempo, attraverso le epoche e gli scenari più belli, di fantasia e non. Dalla scozia degli anni ’30 alla San Francisco degli anni ’70, da un Inghilterra dei giorni nostri a un’ipotetica Neo Seul del 2144.

Il filo conduttore? Le sei storie, che come un lenzuolo si srotolano su tutto l’arco temporale, trascinandosi e rincorrendosi l’una con l’altra. Così la vita del giovane avvocato americano Adam Ewing che nella metà del 1800 lotta contro la schiavitù è collegata alla vita di Hae-Joo Chang che guida la rivolta delle cameriere clonate nella Seul del 2144; la vita della giornalista Luisa Rey che nel 2012 sventa un complotto è collegata a quella di Meronym che, in un contesto post-apocalittico, nel 2321 aiuta Zachry a lasciare la sua terra distrutta e a rifarsi una vita. Come quelle citate, molte altre storie e personaggi si inseguono lungo tutto l’arco dei 172 minuti, mantenendo alta l’attenzione degli spettatori, che lo schermo non lo mollano un secondo, intrappolati in un dedaliano labirinto fatto di volti, personaggi, paesaggi e colpi di scena. E’ questo il fulcro del film: la nostra vita non è mai soltanto nostra, siamo inevitabilmente legati ad altri che un domani verranno o in un passato ci hanno preceduti. Sono i rapporti con le persone che influenzano le nostre azioni, ci cambiano nel tempo e comportano conseguenze che si ripercuotono inevitabilmente sulla vita di qualcun altro.
Ad affrontare la complessità della trama un cast di attori straordinario tra i quali spiccano inevitabilmente Tom Hanks, Hugo Weaving, Ben Whishaw, Halle Berry, Jim Sturgess, Susan Sarandon, Hugh Grant, Jim Broadbent, Keith David e James D’Arcy.
Nonostante un automatico “effetto molla” a tratti un po’ eccessivo, complessivamente il film si sostiene facilmente, tiene concentrati e alla fine si ha anche la sensazione di essere stati convinti.

 

Chiara Cerini

22 gennaio 2013

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