Recensione di Django Unchained

1858, due anni prima della guerra di secessione, nel Sud degli Stati Uniti, un cacciatore di taglie tedesco, il Dr. King Shultz (uno straordinario Christopher Waltz), acquista in maniera singolare quanto spettacolare, uno schiavo nero Django (Jamie Fox), che può aiutarlo a trovare tre negrieri sui quali pende una bella somma. La sorte vuole che proprio questi personaggi, i fratelli Bittle, hanno venduto la moglie di Django a un certo Calvin Candie (impeccabile Di Caprio), che regna come despota razzista sulla sua immensa piantagione texana.

In un Far West caratterizzato da sanguinose sparatorie, dove solo il dio denaro sembra ancora avere il potere di motivare le truppe, Schultz e Django decidono di collaborare e di fare squadra: il primo libera il secondo dalle catene della schiavitù fissandosi l’obiettivo comune di liberare la moglie di Django, persa per causa dell’implacabile commercio degli schiavi. 
Tanto per i cinefoli che per il grande pubblico, Tarantino è uno deri rari cineasti considerato una vera e propria star. Molti spettatori oggi attendono con curiosità il suo ultimo lavoro. Proprio come succedeva con le pellicole di mostri sacri del calibro di Kubrick o di Sergio Leone si aspetta l’ultimo lavoro di Tarantino. Questo addattamento del famoso spaghetti Western di Sergio Corbucci nel 1966 (Django), è un omaggio al mondo del cinema al quale rimane devoto e appassionato il regista più pulp. Ritroviamo tutti gli elementi caratteristici del suo cinema: dialoghi affascinanti, un opera della violenza così come del sottotesto politico in cui è Affrontata in maniera assai irreverente quanto realista la schiavitù negra degli Stati Uniti. Nel realizzare un film di questa categoria Tarantino non si inventa nulla sostanzialmente ma si accontenta di applicare il “Tarantino Touch” nell’universo Western, riprende il genere in una delle sue ragioni di essere; la vendetta. Una delle curiosità è il montaggio con tracce di modernità, vedere un nero a cavallo nel Sud degli Stati Uniti che passeggia a cavallo con in sottofondo un pezzo R&B.
Questo film è davvero un Western affascinante, i personaggi sono interessanti e coinvolgenti, Christopher Waltz è semplicemente eccezionale e carismatico già candidato all’Oscar, Di Caprio all’altezza della sua fama certamente non più una sorpresa ma una piacevole conferma e piacevole per gli amanti del film il cameo di Franco Nero, dedica di Tarantino a uno dei suoi miti nonché il Django di Corbucci. La scenografia, premiata la settimana scorsa con il Golden Globes è ambiziosa e ben realizzata. Una storia magistralmente interpretata e ben confezionata anche grazie all’interpretazione di un Samuel Lee Jackson molto a suo agio nella parte. Il film rimane molto bello nonostante alcune critiche ricevute nelle ultime ore, in special modo dal noto regista newyorhchese Spike Lee che accusa Tarantino di esagerare con il razzismo.

Manuel Giannantonio

20 gennaio 2013

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