La buona uscita, maschere di solitudine

La buona uscita, maschere di solitudine
La buona uscita

Inutile cercare una storia vera e propria, La buona uscita più che una narrazione è la descrizione di due particolarissimi personaggi della borghesia napoletana. Il giovane Enrico Iannaccone debutta con un’opera prima ricca di metafore fatta di dialoghi, tragici e comici al tempo stesso, tra maschere.

Marco Macaluso (Marco Cavalli) è uno spregiudicato imprenditore, edonista, egocentrico e narcisista che fonda il suo incrollabile ottimismo sull’assoluta mancanza di considerazione del bene dell’altro. Lucrezia Sembiante (Gea Martire) è la sua storica “amica di letto”, professoressa di economia sessantenne, anche lei amante dei piaceri, soprattutto di quello sessuale, ma terrorizzata dalla vecchiaia e dalla solitudine.

La buona uscita è un film fatto di ombre, stacchi e dialoghi sovrabbondanti e verbosi. Eppure, una volta superata una certa iniziale lentezza, il film prende l’avvio grazie ai tanti linguaggi che usa per lanciare il suo messaggio crudo e diretto: la libertà, se non è sorretta da un’impalcatura spirituale forte, rischia di diventare qualcosa di mostruoso.

La buona uscita
La buona uscita

Iannaccone, giovane e promettente regista napoletano, spiega così la genesi di questo suo particolarissimo film: “La storia è nata d’impeto, pensavo di aver scritto una commedia, ma non lo è. Si tratta di una storia grottesca e feroce tutta giocata sui contrasti”.

Marco, Lucrezia e gli altri personaggi che li accompagnano dialogano in continuazione senza mai costruire una vera relazione e senza mia riuscire a creare un legame di empatia con lo spettatore. Ma il senso del film sta proprio in questa solitudine data da un piacere consumato che non sazia; come il cibo, costantemente presente dall’inizio alla fine del film, che diventa distrazione, piacere, necessità, ma non appaga mai davvero.

ba36aa36-85d6-4169-81c2-48d6792ef560_mediumUn dramma grottesco fatto di maschere e pupazzi che fingono di vivere e cercano di non vedere la sofferenza che recano a se stessi e agli altri. I protagonisti sviluppano sempre delle non-azioni: non mangiano per davvero, non giocano sul serio, parlano in continuazione di gusto per la vita, ma non ne godono mai in nessun modo. Questa storia sembrerebbe quasi una sorta di Grande bellezza privata di ogni piacere, che racconta di un edonismo sfrenato ma assente e desolante. Nella cornice di una Napoli inusuale che del noto fascino della città partenopea mantiene gli splendidi scorci di panorama. Ogni scena si svolge però in ambienti poco noti, un po’ sfumati e surreali, sotto la minaccia incombente di una tempesta che non arriva mai.

la-buona-uscita-film2“Per me –continua il regista- era fondamentale la dimensione teatrale della storia che si sviluppa tutta attraverso una sceneggiatura articolata”. Dietro alle tante parole che compongono i dialoghi dunque ciò che passa in modo efficacissimo è la denuncia di un profondo senso di vuoto e di un’incolmabile afflizione.

Titolo: La buona uscita

Anno: 2016

In onda: 5 maggio

Genere: commedia

Regia: Enrico Iannaccone

Sceneggiatura: Enrico Iannaccone

Musiche: Gianni Banni, Girolamo De Simone, K-Conjog, The Otter Years, Bears, Kouma

Cast artistico: Marco Cavalli, Gea Martire, Andrea Cloffi, Enzo Restucci

Paese: Italia

Durata: 97’

Produzione: Enrico Iannaccone, Luciano Stella

Trailer

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