L’attimo fuggente: l’infinito in un respiro

«Carpe… Carpe diem. Rendete straordinaria la vostra vita.» (Robin Williams ne L’attimo fuggente)

Rendere straordinaria la propria vita. Fare della propria esistenza un evento epico, irripetibile. Poter morire soddisfatti di come si è vissuto, avendo donato ad ogni proprio respiro la magia dell’infinito. Non so voi cari lettori, ma credo che poche persone sulla faccia della Terra abbiano avuto la fortuna di poter assistere ad una lezione tanto singolare. E tutto questo in un prestigioso college americano conservatore come il Welton. È ciò che succede nel 1959 nello stato del Vermont (U.S.A.) grazie ad un nuovo docente di letteratura, capace di scuotere le bigotte fondamenta dell’istituto maschile. Non è corretto dire che Robin Williams interpreti semplicemente John Keating.

In realtà questo straordinario attore dà vita al personaggio, lo partorisce letteralmente, rendendolo uno Chopin del «virtuosismo accademico». Keating non è un insegnante comune, non è alla Welton per impartire alla sua classe di giovani rampolli i canoni della letteratura e incassare a fine mese il proprio stipendio. Keating è un rivoluzionario: è il Che Guevara dell’istruzione superiore americana. Le lezioni frontali sono abolite; i libri di testo, in particolar modo i manuali, vengono saggiamente mutilati di assurde disquisizioni matematiche che porterebbero alla morte della letteratura stessa. Memorabile la scena in cui l’insegnante invita la classe, con sagace umorismo (tipico del modo di recitare di Williams), a strappare l’introduzione del manuale che riduceva la poesia e la sua funzione catartico-comunicativa ad un freddo schema di ascisse e ordinate. Dove sono le vibrazioni che l’anima del poeta regala alla fedele amica carta? Dov’è la voce silenziosa che sussurra al nostro orecchio, diverse e personali interpretazioni di una stessa ode? John Keating  recita i versi di Walt Whitman, Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau: non li legge soltanto; non pontifica dalla sua cattedra. Egli è un tutt’uno con la sua classe, ne è parte integrante: una classe formata non da semplici matricole su un registro, ma da giovani uomini liberi di sognare, crescere e soprattutto pensare con la propria testa. La lotta più importante per Keating è proprio quella contro il conformismo, vero baluardo della società perbenista americana degli anni ’50: crescere significa mettere in discussione il sistema educativo/culturale e trarne la lezione più adatta alla propria natura. Gli studenti della Welton sono però, figli di «pezzi grossi» della finanza, della medicina, della Legge. Padri-padroni conservatori che trattano i loro ragazzi come automi, in dovere soltanto di raggiungere la perfezione e di dar lustro al buon nome di famiglia. Un esempio di tutto questo è Neil Perry interpretato con grande sensibilità da Robert Sean Leonard, che molti ricorderanno come l’oncologo che nella serie tv attuale Dr House recita accanto al protagonista principale Hugh Laurie. Neil sarà uno dei primi veri adepti del professor Keating, seguendo la tradizione abbandonata dal maestro che lo vedeva a capo della «Setta dei Poeti Estinti»: un’occasione per riunirsi al di là delle ore di studio alla Welton e recitare in una grotta, versi di poeti giudicati sconvenienti. Appassionato di teatro, il ragazzo desidera diventare attore e ottiene la parte di Puck nello shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate. Un vero trionfo la sera della prima, ma una vera catastrofe nella realtà, poiché il padre aveva vietato a Neil di recitare. Il risultato è l’unico possibile: l’incomprensione e l’obbligo per Neil di abbandonare la scuola per entrare in un’accademia militare e diventare medico, come da disposizioni paterne. Neil non regge il peso della costrizione e nel suo disperato grido di libertà, si suicida con la pistola del genitore, chiusa in un cassetto. Una scena toccante e resa unica dalla mimica eterea dell’attore e dalla scelta del regista di girare quegli attimi, omettendo l’audio. L’evento segna particolarmente Todd Anderson interpretato da un giovanissimo Ethan Hawke: il suo unico vero amico è morto. L’ennesimo abbandono per Todd abituato ad essere ignorato dalla famiglia, capace solo di pagare la costosa retta dell’istituto. Todd: considerato lo strambo della classe, l’introverso patologico viene «scoperto» proprio dall’audace e ironico Robin Williams che, in veste di docente, abbatte le sue difese e fa emergere nel giovane un’inaspettata capacità compositiva. Il mite e terrorizzato dalla propria ombra Todd Anderson che nella scena finale del film passata alla storia, rende omaggio al suo amato insegnante. Keating era stato cacciato dopo l’inchiesta aperta sulla morte di Neil e giudicato istigatore al comportamento sovversivo degli studenti. Torna nella sua aula, dove il preside tiene temporaneamente la sua cattedra, solo per raccogliere i propri effetti personali. E allora Todd compie il suo primo gesto da uomo: un piede sulla sedia, l’altro sul banco, per poi voltarsi chiamando Keating “Oh Capitano, mio Capitano!”, citando i versi di Whitman dedicati ad Abramo Lincoln. Dopo di lui altri studenti seguono il suo esempio: è questo lo splendido saluto che riceve John Keating dai suoi allievi. Ragazzi diventati giovani uomini coraggiosi e in grado di dire uno ad uno alla società necrofaga di sogni:

“io sono un essere unico nel mio genere e benché non adatto anatomicamente al volo, non permetterò a nessuno di impedire alla mia anima di librarsi”. 

Sarah Jay De Rosa 

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