BANG GANG (une histoire d’amour moderne), esordio alla regia per Éva Husson

BANG GANG (une histoire d’amour moderne), esordio alla regia per Éva Husson
BANG GANG (une histoire d’amour moderne) di Éva Husson

 

“Non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l’oscurità interiore” (Jung)

Scritto e diretto da Eva Husson, che porta in scena il suo primo lungometraggio, BANG GANG (une histoire d’amour moderne) è stato proiettato al Cinema Fiamma di Roma giovedì 7 Aprile 2016 in occasione della sesta edizione del RendezVous con il nuovo cinema francese.

In uscita nelle sale italiane a Maggio e presentato a Toronto, il film si è già aggiudicato l’appellativo di ‘film scandalo’ a causa delle numerose scene di nudo e di sesso che lo caratterizzano.

La pellicola mostra le vicende di un gruppo di ragazzi tra i sedici e i diciassette anni alle prese con la scoperta della propria sessualità: la sexy e audace George (Marilyn Lima), la sua amica Laetitia (Daisy Broom), il voglioso e insaziabile Alex (Finnegan Oldfield), Nikita (Fred Hotier) e il timido Gabriel (Lorenzo Lefebvre), un ragazzo con problemi familiari che resterà sempre ai margini delle brigate organizzate dagli altri e che s’innamorerà della bella George. Quest’ultima è però inizialmente attratta da Alex e per attirare la sua attenzione dà vita a un gioco dissoluto che si diffonderà velocemente come una moda tra i corridoi del loro liceo.

George è sicuramente il personaggio più interessante di tutto il film, il più complesso e indecifrabile, una ragazza con una forte potenza sessuale, ma che rifiuta di farsi stigmatizzare. Anche quando un video che la riprende mentre fa sesso finisce su youtube, sotto le critiche delle sue coetanee, George non ne rimane scossa e non riscontra la minima differenza tra questo e tante altre foto o video che finiscono in rete ogni giorno. Forse la sua è ingenuità o forse è il semplice desiderio di esplorare il proprio corpo e di non demonizzarlo, ma anzi di lasciargli la naturalezza che merita accanto ad altre esperienze della vita.

Perché il nome ‘Bang Gang’? Quando Nikita glielo domanda, George risponde di aver pensato all’esplosione del Big Bang riprodotta da una gang di amici; ma ovviamente è ignara di tutta la violenza che c’è dietro a quelle parole.

Numerose le domande poste alla regista a fine proiezione con l’intento di trovare un messaggio morale alla base della storia, un monito che potesse addolcire l’uso d’immagini intense che ci vengono presentate. Tuttavia, la pellicola non lascia trapelare una critica negativa nei confronti di determinati atteggiamenti, ma si limita semplicemente a presentarceli, lasciando a noi un possibile giudizio.

Anche la nudità, vettore del film, viene affrontata con estrema naturalezza nelle riprese, occupando un posto che le spetta di diritto poiché “il corpo ha una dimensione propria che non è solamente sessuale”, ci dice la Husson.

Ispiratasi a una storia vera, Eva ha portato sugli schermi un ritratto di vita con cui tutti noi possiamo identificarci. Non mi riferisco alla mera sessualità, ma alla scoperta generale di noi stessi come individui autonomi dal ‘gruppo’, quel momento difficile in cui comprendiamo di non voler più ‘apparire’ ma di voler iniziare ad ‘essere’.

Ci si può costruire anche da esperienze negative, è questo il senso della bellissima frase di Jung inserita dalla regista all’inizio del film.

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