Zona d’ombra, tra sentimento e inchiesta

Zona d’ombra, tra sentimento e inchiesta

Ogni tanto il cinema, soprattutto quello americano, trova e propone al pubblico grandi storie vere, interessanti e importanti ma che stranamente in pochissimi conoscono. È il caso di Zona d’ombra – Una scomoda verità (Concussion), diretto dal poliedrico Peter Landesman e prodotto da sir Ridley Scott, in cui Will Smith indossa i panni del dottor Bennet Omalu. In uscita nelle sale il prossimo 21 aprile.

Chi sia il dottor Omalu non sono in molti a saperlo, nemmeno negli USA, probabilmente proprio perché la sua scoperta nel 2005 creò parecchi problemi all’imponente sistema della National Football League americana.

Nigeriano di nascita, americano d’adozione, il dottor Omalu interpretato da Will Smith è un uomo serio, composto, con un’etica del lavoro saldissima e con una radicata fede in Dio. Lui è un neuropatologo presso l’Università di Pittsburgh e manifesta il suo grande rispetto verso l’uomo e la vita anche quando esamina i cadaveri; per Omalu i suoi pazienti, nonostante siano morti, continuano ad essere degni di attenzione e considerazione. Un giorno si trova a dover analizzare il corpo di Mike Webster, famoso giocatore di football caduto in disgrazia a causa di una personalità fortemente disturbata. Attraverso la sua attenta analisi e nonostante l’avversione dei colleghi, Omalu però scopre che i problemi neurologici di cui soffriva Mike non erano di natura congenita, ma bensì causati dai continui, forti e ripetuti traumi alla testa a cui tutti i giocatori di football sono sottoposti sin da bambini tanto durante le partite quanto negli allenamenti.

A questo punto la storia ricorda un po’ la battaglia che la società medica dovette condurre negli anni ’90 per far riconoscere al colosso delle multinazionali di tabacco i gravi danni alla salute causati dal fumo. Tanto nel film quanto nella realtà, il dottor Bennet portò all’attenzione pubblica i danni neurologici, anche mortali, della CTE (Chronic Traumatic Encephalopathy), ovvero la patologia scatenata dai traumi celebrali riportati dagli atleti, sulla salute dei giocatori professionisti, ma dovette scontrarsi con la dura resistenza che la National Football League oppose ai suoi studi. Per il sistema Omalu divennne il nemico di una delle corporazioni più potenti d’America.

Zona d’ombra racconta una vicenda, umana e sportiva, che certamente vale la pena di conoscere. Un biopic ben interpretato da Will Smith che ancora una volta dimostra di essere un attore versatile e convincente. Eppure, nonostante la storia sia intensa e il personaggio singolare e degno di attenzione, il film si perde in uno sviluppo troppo articolato e indefinito, faticoso da seguire. Landesman oscilla tra il sentimento e l’inchiesta e non si comprende se Zona d’ombra sia più la celebrazione di uno dei moderni eroi americani in stile hollywoodiano o una storia di denuncia contro uno dei business più redditizi degli USA o ancora un thriller non troppo riuscito.

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