Criminal, action tra sentimenti e memoria

Criminal, action tra sentimenti e memoria

Criminal è un film di Ariel Vromen in uscita nelle sale italiane il 13 Aprile.

 

L’agente della CIA Bill Pope, Ryan Reynold, perde la vita prima di concludere una importante missione per la sicurezza internazionale, ovvero trattare e mettere in salvo un fenomenale hacker, Michael Pitt, che ha avuto accesso al controllo missilistico degli Stati Uniti.

 

L’hacker, nome in codice “L’Olandese”, è nascosto in qualche luogo di cui è a conoscenza solamente Bill Pope, il che mette in allarme la CIA che, disperata, si rivolge al dott. Franks, Tommy Lee Jones. Franks lavora a uno studio per trasferire la memoria da un soggetto a un altro, ma la fase è ancora quella sperimentale. Quaker Weels, Gary Oldman, a capo del dipartimento non ha altra scelta che sottoporre il defunto Pope a questo esperimento e trasferire la sua memoria a Jericho Stewart, Kevin Costner.

Jericho è un criminale, un avanzo di galera definito incapace di provare emozioni e sentimenti e quindi totalmente fuori controllo e non punibile.

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Jericho è però il soggetto perfetto, per via di un trauma al lobo prefrontale avuto da giovane. L’esperimento va a buon fine e Jericho, da criminale feroce e privo di empatia, si ritrova nel cervello la coscienza del virtuoso Bill Pope, con la sua morale, i suoi ricordi e le sue esperienze. Lentamente le due personalità si fondano e Jericho avrà sempre più a cuore la famiglia di Pope e la sicurezza internazionale.

Da una parte l’assenza di paura, di freni sociali ed emotivi; dall’altra l’addestramento militare di una agente della CIA con grande passione per vita.

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Criminal è un puro film action con un cast stellare. Il ritmo è veloce e tiene per tutte le due ore di film, non ci sono pause, non c’è tempo per respirare; ogni scena è la spinta per quella successiva.

Il personaggio di Jericho porta con sé una naturale predisposizione alla comicità, quella un po’ trash e selvaggia che sta piacendo tanto in questo periodo, ma è anche un nido di sentimenti e riflessioni anche molto profonde, che purtroppo sono solamente intuibili e non vengono trattate.

Ariel Vromen è un talentuoso regista che durante la conferenza stampa confessa di aver studiato molto le neuro scienze che si occupano di personalità, memoria e sentimenti. Questo tema è tra i più affascinanti degli ultimi decenni e vi convergono psicologia, filosofia della mente, antropologia, neuroscienza e molte altre discipline. La scelta però è stata molto funzionale al genere che si è scelto: non ci sono introspezioni, se non vagamente accennate; tutto ha il fine dell’intrattenimento e punta all’azione.

Gli attori non sbagliano niente, reparto tecnico incriticabile. Scene violente e brutali si alternano con siparietti comici che strappano la risata, in un ritmo assolutamente incalzante.

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Come film di genere è assolutamente riuscito. Peccato per non aver osato dare un tono più serio e profondo, che era invece nelle corde del regista.

 

La coscienza non è qualcosa che accade dentro di noi. Piuttosto, è qualcosa che facciamo o creiamo. Meglio: è qualcosa che realizziamo. La coscienza assomiglia più alla danza che alla digestione.

Alva Noë

 

REGIA: Ariel Vromen
SCENEGGIATURA: Douglas Cook, David Weisberg
FOTOGRAFIA: Dana Gonzales
SCENOGRAFIA: John Henson
MUSICHE: Brian Tylor & Keith Power
CAST: Kevin Costener, Gary Oldman, Tommy Lee Jons, Gal Gadot, Ryan Reynolds, Alice Eve, Michael Pitt, Jordi Mollà

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