Anteprima: Che cos’è un manrico

Anteprima: Che cos’è un manrico
Che cos'è un manrico

Il dolore di una vita spezzata. La malattia che lentamente incalza. Distrofia. Trasforma il giovane da sano, allegro e vivace in un uomo distrofico che lotta e non molla mai, nonostante le difficoltà quotidiane.

Che cos’è un manrico è un film documentario che distrugge e poi ricompone. Annienta e ricostruisce. Colpisce, ferisce e dopo suona il gong di una lotta che avviene sopra ad un ring nero, nella palestra della vita.

Amaro e terribilmente crudo ed elettricamente inquieto al tempo stesso, in Che cos’è un manrico assistiamo alla vita del giovane in questione, Manrico, attraverso i suoi occhi e di quelli di chi che lo circonda. Lo assiste. Lo ama.

Manrico, trentanni, è un giovane uomo distrofico che vive con l’anziana nonna dopo aver perso entrambi i genitori. Un uomo, Manrico, mosso da pulsioni e passioni, dalla nazionale di hockey in carrozzina – di cui un tempo faceva parte – alle donne, passando per i social media. Il lento ma progressivo avanzare della malattia che l’ha colto, lo costringe ora su di una sedia a rotelle, che muove grazie alla leggera pressione dei pollici su un joystick.

Stefano è un’operatore sanitario che accompagna il primo, nel suo eterno peregrinare per la città eterna, da amico e interlocutore: Manrico con lui si confronta, parla, si apre, discorrendo sulle problematiche dell’esistenza che lo affliggono, lo crucciano, lo colpiscono dentro.

Nel docufilm, seguiamo il percorso dei due nell’arco temporale di sette giorni, in un racconto che grida voglia di vivere, come il suo protagonista.

Perché la distrofia è “un lavoro a tempo pieno, dove non esistono vacanze: Pasqua, Natale o Capodanno” ed ogni giorno è una sfida: con la pedana di casa, con i soliti incivili che parcheggiano le auto sulle rampe d’accesso sui marciapiedi o con gli ascensori che non funzionano… I due, però, sono determinati a farsi strada con l’ironia pungente propria di chi non ha bisogno che la malattia diventi l’unico tratto caratteristico del proprio io.

Durante i 76 minuti del documentario, ci avviciniamo, sino a sentire, a vivere con Manrico le sue emozioni, le sue sensazioni. I suoi dubbi, le sue incertezze, le sue paure. Del domani e dell’oggi.
Manrico ci ha lasciati ad ottobre: parte degli incassi del film andranno alla cooperativa che lo seguiva.
Documentario diretto da Antonio Morabito (Il venditore di medicine) e girato tre anni fa, è stato ora riscoperto e riproposto da Istituto Luce.

Dopo Roma (anteprima il 7 aprile – ore 20,30 – Cinema Adriano), il film arriverà a Milano (cinema Centrale) l’11 aprile, poi a Torino, Napoli, Firenze, Bologna, Genova, con un calendario di proiezioni fino a maggio.

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