Microbo e Gasolina: l’infanzia secondo Michel Gondry

Microbo e Gasolina: l’infanzia secondo Michel Gondry
Microbo e Gasolina

Era uno dei titoli più attesi alla scorsa Festa del Cinema di Roma e, dopo aver gareggiato nella sezione Alice nella città, tra qualche settimana sarà finalmente nelle sale di tutta Italia.

Microbo e Gasolina prende il titolo dai nomignoli dei suoi stravaganti protagonisti, due ragazzini che, rifiutando categoricamente l’idea di passare le vacanze estive con le proprie famiglie, costruiscono un particolarissimo mezzo di locomozione che gli consentirà di viaggiare tra le campagne della Francia.

Insieme i due amici sperimenteranno sensazioni nuove, come quella di dormire clandestinamente lontani dalle proprie camerette, oppure quella di scappare nel cuore della notte dalla casa che gli aveva concesso ospitalità. I due sono dei combina guai certificati e le loro picaresche imprese non faranno altro che consolidare la loro forte amicizia, nonostante le difficoltà e gli imprevisti.

Ma se allo spettatore fosse sfuggito il nome del regista di Microbo e Gasolina, difficilmente si aspetterebbe di essere davanti ad un lavoro di Michel Gondry.

Complicato è infatti rintracciare quel piglio allucinato ed onirico tipico delle narrazioni dell’autore di Se mi lasci ti cancello. Stessa cosa vale per lo stile di regia, in passato ampiamente influenzato dalle esperienze come producer di videoclip musicali e che, al contrario, stavolta resta fortemente ancorato ad una linearità ed asciuttezza inedite.

In sintesi, Gondry mette da parte l’idea di attingere al mondo dell’infanzia ed anzi, rende l’infanzia stessa il centro delle sue riflessioni. E fa ciò mostrando quasi invidia per quei momenti ormai lontani, bramando quella qualità che più distingue il bambino dagli uomini: la fantasia.

Peculiarità che Microbo e Gasolina dimostrano di possedere di gran lunga, rivivendo un’estate fatta di ginocchia sbucciate, fango e polvere.

Mica quei tristi momenti passati tra il computer e lo smartphone…

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