MIDNIGHT IN PARIS (2011)

REGIA: Woody Allen. CAST: Owen Wilson, Rachel McAdams, Marion Cotillard.

Sceneggiatura e regia d’autore, firmate Woody Allen. Campione d’incassi nel 2011, Midnight in Paris riceve 4 nomination ai premi Oscar 2012, vincendo quello per la Migliore sceneggiatura originale. Una serie di mirabili immagini di Parigi accarezzate dal sottofondo strumentale della Vie en rose, celeberrimo capolavoro dell’immortale Edith Piaf,  immerge  lo spettatore nella storia. Ambientata nei giorni nostri, la commedia apre la scena sulla figura di un ipocondriaco e concitato Gil (Owen Wilson), sceneggiatore americano con il sogno di scrivere un romanzo.

In vacanza nella capitale francese con la fidanzata Inez (Rachel McAdams), capricciosa e capace di un amore a dir poco polare, Gil si dibatte tra ansiolitici e la ricerca di nuove ispirazioni per il suo libro. Il ragazzo non trova l’appoggio né della sua inopportuna compagna, tantomeno dei suoi futuri suoceri e la sua aspirazione viene soffocata con un cuscino di pressapochismo: le sue velleità di scrittore sono già state colmate dalla realizzazione di (spesso inconcludenti) sceneggiature hollywoodiane, pertanto, non può e non deve desiderare altro. Verrà, in aiuto del giovane, la magica notte parigina con i suoi trasognati bagliori lunari; un’auto d’epoca offre un passaggio allo sbigottito Gil, che in un attimo si ritrova catapultato in un’altra dimensione spazio/temporale. Un tuffo nella Parigi  anni ’20, epoca d’oro secondo il protagonista che lo porrà, smarrito e incredulo, al cospetto di mostri sacri della letteratura e dell’arte: Gertrude Stein (Kathy Bates) che si offre di leggere l’ancora embrionale romanzo di Gil; un collerico e disincantato Ernest Hemingway (Corey Stoll) che elargisce perle di saggezza esistenziale al protagonista; Adriana, amante di Picasso e prima di Modigliani, interpretata da una magnetica Marion Cotillard, naturalmente seducente senza essere forzatamente seduttiva. Di quest’ultima Gil si invaghirà profondamente, decidendo così, di lasciare l’algida Inez. Amando Adriana, il protagonista si ritrova di nuovo per magia, nell’epoca sognata dalla ragazza: la Belle Epoque di Gaugain, ma sente di non volerci rimanere. Tornerà al presente, con la consapevolezza che ogni essere umano rifiuta la sua epoca vagheggiando, invano, un più aureo passato. Troverà infine l’amore, con una giovane francese conosciuta per caso. Confesso di aver invidiato Gil e il suo viaggio onirico, pregno di tanta magnificenza storica e artistica, ma non ho ben compreso l’innovazione del messaggio: era necessario un Woody Allen per virgolettare il tema dell’insoddisfazione umana? La pellicola  presenta una trama scontata e spesso ripetitiva: il passaggio in auto d’epoca si ripete ogni sera a mezzanotte e dopo la prima volta, la sua visione genera ormai poche emozioni. Owen Wilson interpreta al meglio il carattere di Gil, ma nelle battute è fin troppo concitato e monocolore; mi chiedo perchè i copioni ideati da Allen, debbano sempre contenere così tante parole. Non viene dato valore alle pause o a più eloquenti silenzi. Se l’intento del regista era quello di realizzare un ottimo documentario su questa incantevole odalisca che sonnecchia sulla Senna, occorre dire che ci è riuscito in pieno: le immagini di Parigi fanno sognare,  desiderando davvero di  solcare  le vie di Pigalle, respirando  le fragranze dello Jardin du Luxembourg. Manca, purtroppo, la singolarità del messaggio veicolato. Su una cosa però Allen ha ragione: Parigi è davvero magica di notte.

Sarah Jay De Rosa
30 novembre 2012

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