Hitchcock/Truffaut: cosa sarebbe del cinema senza di loro?

Hitchcock/Truffaut: cosa sarebbe del cinema senza di loro?

Da molti è anche conosciuto come “Hitchbook”, per tutti è semplicemente “La Bibbia del cineasta”.

Il cinema secondo Hitchcock è uno di quei libri che segnano una linea di confine tra il vecchio ed il nuovo. Prendono tutto ciò che è stato settima arte e lo piegano con cura nel baule dei ricordi, conservando ogni millimetro di girato con lo stesso timore reverenziale di chi ha in mano una reliquia.

Kent Jones, direttore del New York Film Festival, di storia ne ha studiata e si vede. Con questo suo nuovo documentario preserva quindi in toto quella sacralità che circonda il best seller, non ne altera i passaggi più sinceri, tenta di far capire che, nonostante l’alone ascetico di cui è pregno il mondo hitchcockiano, l’uomo Alfred è comunque ben altra cosa.

Il 13 agosto 1962 due universi venivano ad intersecarsi. Come due mari che si incontrano, spinti dalla corrente verso un luogo comune, lo stesso accadeva per Alfred Hitchcock e François Truffaut. Da una parte uno degli esponenti di spicco di quel cinema americano degli anni d’oro, dall’altra uno dei padri della Nouvelle Vague. Da un lato un uomo che lottava per preservare una certa idea di autorialità in un mondo, quello dello studio system, che guardava la pellicola innanzitutto come un prodotto. Dall’altro un regista in erba, in odore di successo (I quattrocento colpi era uscito appena due anni prima), che faceva dell’autorialità proprio la cifra essenziale su cui basare il nuovo cinema europeo.

In America avete rispetto per lui perché gira delle scene d’amore come fossero scene di un omicidio; noi lo rispettiamo perché gira scene di omicidio come fossero amore.

Con queste parole, pronunciate dallo stesso Truffaut in riguardo ad Hitchcock diciassette anni dopo quella magica intervista, si capiva quindi in maniera definitiva che approcci apparentemente antisimmetrici nella concezione dell’illusione diegetica avevano portato insperatamente ad un punto di congiunzione. Il critico e regista francese aveva cercato per anni una continuità tra la speculazione teorica dei vari Rohmer, Godard e Chabrol, senza minimamente immaginare che l’acme di quella ricerca andava trovata non nel Vecchio Continente, ma semplicemente in chi l’Europa l’aveva abbandonata da tempo. Era quello un nuovo inizio. Una moderna generazione piena di idee ed iniziative era pronta a stravolgere il sistema produttivo a stelle e strisce. L’intreccio tra Stati Uniti ed Europa si era finalmente compiuto, La New Wave aveva innondato Hollywood con la potenza di uno tsunami ed i vari Coppola, De Palma e Scorsese ancora ringraziano.

Un epilogo sorprendente, proprio come in un thriller di Alfred Hitchcock.

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