Il condominio dei cuori infranti: una commedia agrodolce capace di far riflettere

Il condominio dei cuori infranti: una commedia agrodolce capace di far riflettere

Una commedia agrodolce, dove le sofferenze a cui siamo costretti sono mitigate dall’immensità di piccoli gesti.

Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2015 come Proiezione Speciale, Il condominio dei cuori infranti è uscito nelle sale italiane giovedì 24 Marzo. Scritto e diretto da Samuel Benchetrit, con Isabelle Huppert, Gustave Kervern e Valeria Bruni Tedeschi, il film s’ispira a due racconti di Chroniques de l’asphalte (scritti dallo stesso Benchetrit) ai quali si aggiunge l’episodio dell’attrice Jeanne Meyer (Isabelle Huppert). Tre storie parallele che si alternano delicatamente nella banlieue parigina, sei personaggi le cui vite s’incontrano intimamente e con straordinaria eleganza.

Su un casermone nella periferia di Parigi precipita l’astronauta John Mckenzie (Michael Pitt), ospitato da Aziza Hamilda (Tassadit Mandi). In attesa che la NASA venga a recuperarlo, John si troverà a riempire il vuoto delle giornate della sua benefattrice, una signora araba che vive con dispiacere la lontananza del figlio arrestato Madjid (Abdelmajid Barja). Tra cous cous e fiction televisive, i due iniziano a conoscersi fino a costruire un legame d’affetto inaspettato che ricorda allo spettatore l’importanza di un dialogo che va oltre la mera verbalità, un dialogo emotivo che nonostante la difficoltà comunicativa non esclude la disquisizione di tematiche importanti.

Nello stesso condominio c’è anche il giovane Charly (Jules Benchetrit), un ragazzo che trascorre da solo le giornate a causa dell’assenza della madre, ma che colmerà le sue carenze affettive grazie all’intrigante attrice Jeanne Meyer (Isabelle Huppert), una donna misteriosa la cui carriera è in pausa da moltissimi anni. Anche qui una ‘caduta’, questa volta non fisica ma metaforica.

Infine, al primo piano vive Sternkowitz (Gustave Kervern), un uomo solitario e poco solidale, non disposto a pagare la propria quota per la sostituzione dell’ascensore condominiale e che s’inimicherà gli inquilini dell’edificio. A punirlo ci pensa la malasorte a causa di un incidente domestico che lo costringerà all’uso della sedia a rotelle e a poter uscire solo di notte quando tutti dormono. L’incontro con una bella e riservata infermiera (Valeria Bruni Tedeschi) risveglierà però il suo cuore, facendogli capire l’importanza della condivisione e dei legami.

Una commedia agrodolce capace di far riflettere sull’importanza del dover rimettersi in piedi, ma in grado anche di far divertire lo spettatore attraverso dialoghi semplici e diretti. Benchetrit riesce a trasportarci quasi in un’altra dimensione, dove l’asfalto e la solitudine della banlieue parigina si mescolano all’armonia e alla bellezza. Un racconto presentato attraverso personaggi comuni ma di grande spessore che ci ricordano come spesso le storie migliori possano nascere anche dalla quotidianità più banale e scontata. Non è la location a rendere grande un film, ma ciò che vuole comunicare e in questo Benchetrit è riuscito perfettamente.

Le riprese sono lineari ed essenziali, spesso fisse sugli oggetti dell’arredamento, pochi i movimenti di macchina durante tutto il film. Emozionanti anche le inquadrature della solitudine nello spazio in cui è immerso l’astronauta Mckenzie prima del ritorno sulla Terra, frutto della volontà di far spostare l’attenzione di chi guarda dal delimitato scenario della periferia all’infinità dell’Universo.

La dolcezza dei personaggi è accompagnata da una colonna sonora delicata e poetica, opera del compositore Raphaël Haroche. Le musiche lasciano danzare i sei protagonisti e ce li fanno conoscere da vicino come fossimo a teatro. Una pariglia di leggerezza e solennità pervade tutto il film e lo spettatore non può che goderne fino all’ultima scena.

di Giulia Trinca

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