Heidi, un film dal doppio binario

Heidi, un film dal doppio binario

Heidi è un film di Alain Gsponer che uscirà nella sale italiane Giovedì 24 Marzo.

Il titolo rimanda inevitabilmente al nostalgico ricordo del celebre romanzo di Johanna Spyri o alla fortunata serie animata che ha accompagnato diverse generazioni e lo fa ancora oggi.

Heidi, suo nonno, Clara e Peter sono personaggi ormai entrati nella cultura popolare di tutto il mondo, ma questo film ha saputo renderli al meglio, dando un tocco personale e moderno senza però intaccare la loro essenza, rimanendo fedelissimo al romanzo.

 

La protagonista è interpretata da Anuk Steffen, una bambina dal sorriso magnetico che non può restare indifferente agli spettatori che inevitabilmente le si affezionano. Bruno Ganz interpreta invece il nonno, nome di lusso che dà al film una spinta non indifferente, anche lui in grado di creare col pubblico una magica empatia.

Anuk Steffen, Bruno Ganz
Anuk Steffen e Bruno Ganz

Questi due personaggi, e attori, sono la chiave dell’intero film; un film che percorre un doppio binario dall’inizio alla fine. Da una parte c’è una storia leggera, un’avventura per bambini dove si sorride, si simpatizza con gli animali, si resta affascinati dagli incredibili paesaggi delle Alpi e si sghignazza quando una irriverente e selvaggia Heidi dovrà interagire con la servitù nella lussuosa casa di Clara.

C’è un secondo modo poi per approcciare al film, più commovente e profondo, maturo. È la storia di un’essenza che lotta disperatamente per determinarsi contro una società che corre verso la modernità e il lusso, perdendo il contatto con i valori più importanti ed essenziali come libertà, umiltà e contatto con la natura. È una visione, tramite gli occhi fanciulleschi e ingenui di Heidi, di una semplicità nel vivere che viene fin troppo spesso dimenticata per sovrastrutture sociali. Non disturba infatti un certo psicologismo che è determinante in alcuni personaggi del film, senza però perdersi in una pesantezza clinica. Tutto è molto soffuso, può essere colto e apprezzato oppure no.

Ciò che permane per tutta la durata del film è la frizzante gioia di Heidi, smascherata da quel sorriso che Anuk sa sfoderare, nell’affrontare la vita e che coinvolgerà necessariamente chiunque interagisca con lei.

Sorriso minato e spento solo dall’assenza all’orizzonte delle montagne, assenza opprimente nel cuore di Heidi quando si troverà nella grande città, potendo ammirare solo un piatto orizzonte.

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Il finale è giusto per quelle che sono le intenzioni del film, riuscendo a entrare nel cuore di chi lo vede e fa anche riflettere su quanto la vita possa essere più semplice di quello che sembra.

 

“Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso; ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice”

Pete Seeger

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