BLOODY DAUGTHER, di Stéphanie Argerich al Festival di Roma 2012

Nel film documentario BLOODY DAUGTHER, presentato al Festival di Roma 2012  sulla figlia della grandissima pianista, sono “quattro” mani da ricordare quelle di Martha e Stéphanie Argerich: commovente, ma soprattutto toccante, perché mette in luce un carattere forte ma non prepotente della figlia in questione. La Stéphanie Argerich si sente adori la musica come la madre, ma ancor più il cinema che ha saputo trasformare in un Cinè-Veritè eccezionale. Lo ricordiamo in Francia e lo continuiamo a ravvivare in tutti quegli aspetti del documentario che caratterizzano il film di ieri e di oggi.

Poche musiche hanno rimarcato il cuore dello spettatore, così poco preparato, a causa di una scuola che di musica ci parla, (ma si intenda: storia della musica), così poco. Sono però, come ben ha intuito la Stephanie, le melodie più note ad incarnare la personalità della Martha. Come: Chopin di cui va ricordato qualche aspetto tra cui quello di aver parlato con atmosfera e grazia decorativa e sentimentalistica unica a tutto il mondo; ad aver usato le mazurche in cui sovente affiorano immagini accarezzate e sfumate con fantasia lieve ed ilare, e dove tutto ciò è ben rappresentato dalla musicista.

Così come, la “nostra” non manchi di assumere note in cui si evince la tristezza che rivela l’intima disposizione malinconica e quel distante pathos in cui si riconosce il tono del canto più liberato. Prendiamo ad esempio: il Valzer op. 34 n. 2, , e quello op. 69 n.1, e tanto altro. La nostalgia di vita e dei tempi eroici e mitici sono ben presenti nella Polacca di Chopin della Martha Argerich che ha saputo, nelle registrazioni del film, ottenere le stesse quasi identiche sfumature (se ciò fosse possibile), del compositore, ed in cui, lasciatelo anche dire: si aggiunge una nota del tutto “ebrea” ed “ebraica” a toni così saggi di “pensiero musicale”. La figlia, infatti (o dovrei, ormai chiamarla regista), si è soffermata sulle origini semitiche della Argerich ed è una caratteristica che i migliori sicuramente apprezzeranno. Ma c’è, nel film, da aggiungere il grande rispetto musicale che la Stephanie abbia per il padre naturale, grande esecutore, come lei stessa afferma, di Beethoven, (il preferito di chi scrive), dove nella registrazione del film nell’ascolto delle esecuzioni, non una nota è fuori posto e dove la più grande esecuzione è forse in un frammento della Sonata op.57 (la più nota Appassionata) del compositore.

Il padre, sembrerebbe, e ben si nota nel film, abbia un “forte carattere”, ma mai forte come quello della moglie che si è saputa adattare ad una vita piena di dedizione all’arte che, si capisce dal carattere e dal piccolo incontro avuto per la stesura dell’autografo, non è mai stata univoca. Si intenda dire che la Argerich pare e traspaia ami l’arte in modo totale, e non solo la musica, anche se ben evidente è il fatto della sua preferenza, come, d’altra parte, in ogni essere accada. Tornando alle sue migliori esecuzioni, per la sottoscritta, cioè di Chopin, c’è da riconoscere che: come la modernità del compositore era riconoscibile nella sua inquietudine del sentimento, che superava la disperazione nelle suggestioni del sogno, e di una conquistata libertà spirituale, lo stesso ci fa vivere nell’esecuzione, la Argerich.

E se gli apporti musicali di Chopin non resero, fino al tardo Ottocento, alcun esecutore in grado di “evocarlo” o imitarlo, o anche solo rappresentarlo, con la Argerich, ad ormai inizi del 2000 ciò è potuto avvenire. Ma non possiamo dimenticare il suo artista musicale preferito, che la Martha considera come “colui con cui si esprima meglio”, cioè: Schumann., che militò anche come critico musicale, sulle pagine della “NEUE ZEITSCHIRIFT FÜR MUSIK di Lipsia. Schumann ebbe modo di mettere in luce sia
Schubert che Chopin, che Berlioz e Brahms Nel 1833 fu colto da una grave crisi depressiva , e morì poco dopo (anche se è un eufemismo, perché fu 22 anni dopo), in una casa di cura per malattie mentali, presso Bonn.

Fin dai suoi primi lavori , l’idea letteraria figura alla base del suo processo creativo Non a caso, gettandosi nella storia e nel pensiero del compositore, si comprende a fondo come e perché possa piacere alla più grande pianista del XX secolo, esso è proprio per il fatto, come aggiunge Surian, che: “La scrittura pianistica di Schumann pretende dall’esecutore il massimo dell’impegno”. E dal film BLOODY DAUGTHER si capisce benissimo che la mamma abbia questa caratteristica: mettere il meglio in ciò che di musica esegua.

Non si starà qui a tediare sia chi abbia visto il film , sia chi sia un ottimo ascoltatore di musica classica, ma si concluderà semplicemente dicendo che possono riassumere perfettamente l’opera cinematografica di Stéphanie Argerich, due frasi di madre e figlia molto significative per “scattare” un’istantanea del film.
Quelle dove sostengono,, la Martha che: “Di musica non vi è bisogno di parlarne, ma di ascoltarla”, e di Stéphanie che: “A volte avevo la sensazione di dover essere io sua MADRE”.

Non si ha, con ciò, null’altro da aggiungere!

Michela Gabrielli
18 novembre 2012

 

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