I due fratelli sono tornati: Ave, Coen!

I due fratelli sono tornati: Ave, Coen!
Ave Cesare

Diciamolo apertamente: il cinema dei fratelli Coen è una goduria. Cibo per gli occhi, barretta energetica che stimola a sognare, semplice additivo che genera visioni, spingendoci ad evadere.

Ogni loro fotogramma è un salto nel vuoto dell’illusione filmica, è capitombolo in una finzione che più finta non si può. E noi tutti lì, pronti ad applaudire. Inorridendo davanti alla ferocia di Anton Chigurh in Non è un paese per vecchi (2007), ridendo a crepapelle delle corbellerie del Drugo Lebowski, oppure ancora commuovendoci con il finale di un western come Il Grinta (2010).

Quando i due registi di St. Louis Park decidono di riproporre un genere, niente e nessuno potrà impedirgli di farlo al meglio, stuprandone le istanze più classiche e riuscendo a mantenere comunque un legame forte col cinema del passato.

E se si vuole leggere la cinematografia dei Coen esclusivamente sotto questa lente, il loro nuovo film è esempio calzante di questa loro “destrutturazione costruttiva”.

Ave, Cesare! è la storia di Eddie Mannix (Josh Brolin), fixer di una grossa casa di produzione attiva nella Hollywood degli anni ’50. Il suo assai complicato incarico è quello di mantenere le star al riparo dai guai, lontano dagli scoop e dai clamori mediatici.

Le tante vicende che costellano il film mettono continuamente alla prova l’estro del cattolicissimo Mannix, facendo riaffiorare un clima, quello della golden age hollywoodiana, che è frutto dell’incrocio tra leggende metropolitane ingigantite dal mito del divismo, e personaggi riproposti attingendo pienamente al baule dei ricordi.

George Clooney sembra interpretare il sequel di Ben Hur (1959), l’impacciato ed imbarazzante personaggio proposto da Alden Ehrenreich è sin troppo affine a quello di Due marinai e una ragazza (1945). Questi e tantissimi altri esempi, mirano a ricreare, nell’immaginario collettivo, il mondo patinato e spesso contraddittorio dello studio system. I Coen conoscono bene i limiti di quel mondo e li evidenziano con garbo, senza però rinunciare alla solita stoccata che li contraddistingue in ogni loro lavoro.

Metacinema di prim’ordine!

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