The Lesson, storia di un’eroina del nostro tempo

The Lesson, storia di un’eroina del nostro tempo
The lesson

The Lesson è un film bulgaro in uscita nelle sale italiane il 17 Marzo 2016.

Debutto alla regia per Kristina Grozeva e Petar Valchanov in un lungometraggio che si aggiudica molti premi, tra cui Premio Orquìdea come Milgior Film Internazionale, Premio Nuovi Registi al San Sebastian Film Festival e Premio Speciale della Giuria al Tokyo Film Festival.

Ciò che più colpisce è la ricerca rabbiosa di realismo. The Lesson vuole raccontare una storia vera, una storia in cui chiunque può rispecchiarsi, una storia che funge da specchio mostrando una società che riesce a far crollare i più ovvi principi morali.

Giusto e sbagliato, bene e male, hanno un sapore drammaticamente simile nella storia che viene narrata ed è facile confonderli.
Nadia è il meglio che una società moderna possa vantare: insegnante in una scuola, due lauree, sposata e madre di una bambina. Tutto in linea con ciò che la società richiede.

Fin dai primi minuti la vediamo alle prese con una fastidiosa situazione nella sua classe: uno dei suoi alunni ha rubato un portafogli e non si riesce a scoprire il colpevole. Nadia è indignata dal vile gesto e la sua morale richiede giustizia, si dice determinata a scoprire il ladro e avvisa i ragazzi che ci saranno conseguenze.

Tornando a casa scopre che la banca sta per mettere la sua casa all’asta, poiché da mesi non perviene il pagamento del mutuo. Il marito, mostrato come un uomo inetto, a insaputa di Nadia aveva sperperato i soldi nell’investimento di un camper andato male.

Da qui il turbine e la lotta disperata per difendere e mantenere la propria casa. Nadia appare effettivamente come una vera e propria eroina, una guerriera autentica che si scontra con vari nemici. Il marito inetto, la difficoltà nel crescere una bambina piccola, problemi di lavoro, un rapporto astioso col padre, investimenti sbagliati, banche, truffe, dipendenti pubblici superficiali e infine anche usurai appoggiati da un sistema corrotto.
Non sono demoni o mostri, sono realtà con le quali ci si confronta ogni giorno, capaci di soffocare, umiliare e uccidere. Nadia è determinata a non voler soccombere, ma per vincere sembra necessario scendere a compromessi con la propria moralità, con il proprio pudore. Il microcosmo della classe, non sembra infine troppo lontano da quello macroscopico della società, dove giudicare e punire risulta molto più complicato, così come determinare una colpa.

Se alla fine Nadia viene schiacciata dalla società o ne esce vincitrice è un giudizio morale che ogni spettatore potrà dare intimamente, ma risulterà molto difficile farlo.

Kristina Grozeva e Petar Valchanov riescono senza dubbio nel loro intento di raccontare una storia vera e provocare, gettare luce su parti oscure confondendo oggetti e ombre.

I movimenti di camera bruschi e poco eleganti, la quasi totale assenza di musiche e la presenza di molti personaggi interpretati da persone comuni, non fanno altro che catapultare in una dimensione realistica portata allo stremo, quasi stancante. Anche le scelte della protagonista, che spesso possono risultare discutibili, non fanno che chiarire una volontà ben precisa: quella di voler mostrare un essere umano in difficoltà, in una lotta esasperante tra realtà sociale e dimensione morale che non possono coesistere.

“Fino ad ora, sulla morale ho appreso soltanto che una cosa è morale se ti fa sentire bene dopo averla fatta, e che è immorale se ti fa star male.”
Ernest Hemingway

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