LO STRANO VINO BIANCO DI BABBUDOIU

LO STRANO VINO BIANCO DI BABBUDOIU

BIANCO DI BABBUDOIU come si evince dalla U finale del titolo si ambienta in Sardegna, vicino Sassari. E proprio in Sardegna, davanti a un bicchiere di vino, Pino e gli Anticorpi al secolo Michele Manca, Roberto Fara e Stefano Manca danno alla luce l’idea di questo film.

Il punto focale è il vino doc italiano, o meglio, sardo e l’inettitudine di giovani imprenditori che hanno avuto in eredità un vigneto. Con grande prosopopea fanno investimenti e sprechi, credendo di essere i migliori businessmen che ci siano sul mercato e invece si ritrovano presto alle strette con la banca che chiede loro di rientrare di oltre 500.000 mila euro in quindici giorni. I tre ragazzi le provano tutte pur di poter risolvere la situazione, ma è proprio quando le acque sono torbide che si scopre la vera natura delle persone che ci circondano.

Una delle frasi significative che sottolineano la mancanza di umanità nei rapporti fondati sul dio denaro è quando la fidanzata di uno dei ragazzi gli dice: “Non c’è niente di meno erotico e sensuale della povertà”. Con questa frase si sa già che strada prenderà la coppia.

Il film parte un po’ in sordina, lento e non suscita interesse, forse anche per la difficoltà iniziale a capire le parole sarde che si dicono i protagonisti, ma a mano a mano che la vicenda prosegue si viene catturati dall’ingegno a volte assurdo dei tre imprenditori. Qualunque cosa pur di non crollare, persino rapire un maiale che vale oltre duecentomila euro.

Una nota molto simpatica è il duplice ruolo che viene dato a Dario Cassini. Il comico interpreta sia il direttore di una banca, in giacca e cravatta, distinto, che con giri di parole e qualche ghigno, dice ai tre imprenditori di rientrare del denaro preso in prestito; sia un usuraio, unto e “tamarro”, dal quale i tre ragazzi vanno per chiedergli i soldi e poter così restituire il debito bancario, che ride a crepapelle della proposta assurda che gli viene fatta.

La scelta di far interpretare due ruoli così diversi allo stesso attore inizialmente sembra azzardata e senza senso, poi si analizza il fatto che non si è fatto nulla per mascherare Dario Cassini e sicuramente non c’era bisogno di risparmiare sul budget del film dato che vengono utilizzate molte comparse e importanti location. La lampadina allora si accende immediatamente.

“L’aver voluto Dario Cassini per il ruolo del bancario e dell’usuraio, lascia intendere un paragone tra i due e quindi che le banche sono usuraie?”

“Wow!” è la risposta di Michele Manca.

“Ognuno può vederla come vuole – commenta Dario Cassini -, in fondo il messaggio è visibile diversamente rispetto a coloro che hanno avuto da ridire con le banche o meno. A mio avviso l’usuraio è ben più schietto del bancario, dice le cose come stanno, mentre le banche ti stringono la mano dicendoti che ti faranno il 2% di interesse e poi scopri che è il 15%”

La pellicola è anche molto altro. Citazioni a film classici sono sparse ovunque “con ben in mente una linea sottile – dice il regista Igor Biddau – che abbiamo volutamente non oltrepassato, a parte una scena, quella dei palloncini a cuore che volano in aria, che ricalca il cult M Il mostro di Dusseldorf”.

E quindi dietro a questo film, che mette in luce la vera amicizia, l’amore incondizionato e la famiglia come ancore di salvezza, c’è molto da scoprire, forse di più di quello che alla prima lettura sembrerebbe uscir fuori.

BIANCO DI BABBUDOIU, dal 17 marzo nelle sale.

Regia di Igor Biddau

Con
Pino e gli anticorpi (Michele Manca, Roberto Fara, Stefano Manca)
Caterina Murino
Marco “Baz” Bazzoni
Dario Cassini
Valeria Graci
Carlotta Bazzu
Francesca Rossi

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